Archivi del mese: agosto 2015

Coseaccaso.

Il progetto iniziale (leggi: pensieri sparsi che mi tengono compagnia in bagno/al lavoro/alla fermata dell’autobus…) prevedeva la stesura di più posts, uno per ogni argomento: il racconto della mirabolante vacanza in camper; le risposte fantasiose ad uno dei giochini che girano su WP; gli aggiornamenti di dubbio interesse riguardo la mia vita quotidiana; riflessioni più o meno profonde sull’esistenza.
Ma questo era prima che mi arrendessi all’evidenza della mia innegabile pigrizia che, affiancata ad un invecchiamento precoce di cui mi sento vittima, mi impedisce ogni giorno di più di trasformare in atto pratico le mie già rare fantasticherie su attività diverse da lavoro-dormire-coccolare Anakin.
Quindi vi beccate un solo post, ma lungo e confuso (lo so già prima di scriverlo, sì.), che probabilmente mi farà perdere lettori.

Inizierò accogliendo la proposta dell’adorabile Emily di rispondere a qualche domanda che mi ricorda un po’ un gioco che facevo alle elementari, ossia il SE FOSSE.
Amo follemente queste cose, quindi vi invito a partecipare (non mi metto a nominarvi uno per uno, sentitevi pure chiamati in causa!) e soprattutto ad inviarmene altre!

1) Se tu fossi un romanzo?: “STARGIRL” di Jerry Spinelli.
2) Se tu fossi un film?: Elizabethtown.
3) Se tu fossi cattivo, dannatamente cattivo (da film, non personaggi reali)?: Gogo Yubari.
4) Se tu fossi musica?: Una volta mi è stato detto “Sei un pezzo rock ben riuscito.”, da qualcuno che poi ne ha scritti 2 su di me… molto ben riusciti! 🙂
5) Se tu fossi una fiaba?: “Nel paese dei mostri selvaggi” di Maurice Sendak.
6) Se tu fossi un’opera d’arte?: Sarei un’illustrazione di Mab Graves.
7) Se tu fossi un artista?: Sherri DuPree… magari!
8) Se tu fossi una poesia?: Non ricordo il titolo, ma sarei la poesia di Jim Carroll sulla pioggia.
9) Se tu fossi un colore?: Rosso e bianco.
10) Se tu fossi un profumo?: Il profumo della neve.
11) Se tu fossi un suono della natura?: Il suono di un temporale.
12) Se tu fossi un fiore?: Un fiore di campo.
13) Se tu fossi un animale?: Chiaramente un morbidino.
14) Se tu fossi una pianta?: Menta piperita.
15) Se tu fossi una pizza?: Una Margherita baby.
16) Se tu fossi un dolce?: Un cupcake coloratissimo!
17) Se tu fossi una bevanda?: Pumpkin Spice Latte.
18) Se tu fossi una salsa/un condimento per le patatine fritte?: Senape.

Speravo che le domande arrivassero almeno a 20, uff!
Ad ogni modo, andiamo avanti con gli sproloqui serali.

Pare che qualcosa di grosso si stia muovendo, lavorativamente parlando, ma non mi sbilancio ancora con i festeggiamenti, anche perché, in caso andasse tutto in porto, ci sarebbe di mezzo anche un’enorme e fastidiosissima grana da considerare… ‘nzomma meglio non pensarci ora, dai.
Continuo ad imbattermi in libri belli e difficilissimi da affrontare, ma che forse sono un piccolo aiuto in più in questo mio anno tremendo che ancora non riesce a scrollarsi di dosso le ombre.
A volte mi accorgo di colpo di quanto tempo sia passato, di quanto ancora ne stia passando, di quanto poco io riesca a sentirlo.
L’occhio cade sul calendario bruttino appeso in cucina e anche se legge “Agosto” la mente non lo registra, non se ne rende conto pienamente, nonostante il caldo, gli impegni, la fatica dei mesi accumulati sulle spalle.
Mi ritrovo a parlare di niente con chi mi passa accanto continuando a ripetere cose come “Sono qui da poco” o “Questo nuovo anno”, perché dentro di me sono ferma a Marzo.
Sono bloccata a quei mesi tremendi, come un orologio rotto, le mie lancette immobili al momento dell’impatto.

I 4000 km masticati dal camper malandato – metà scanditi dall’afa, metà inzuppati di gelo – mi hanno portata talmente lontano da farmi sentire l’odore di storie passate, finite, sepolte.
Non è stato facile come la volta precedente, ma è stato bello lo stesso, dopotutto.
Mi sono innamorata di Budapest, con quelle sue due anime ben distinte, eppure complementari; ho scoperto Praga in una lunga passeggiata costellata di guglie, dolci alla cannella e cattivi pensieri; Vienna è più grande e più ricca di quanto mi aspettassi, e mai avrei pensato di soffrire il caldo in Austria!; a Berlino darei un’altra chance, magari meno frettolosa, meno stanca, più pensata.
Sembra tutto già così lontano, eppure se chiudo gli occhi riesco quasi a toccare i bicchieri di ghiaccio dell’Ice Bar di Budapest, avverto il vuoto d’aria causato dalle giostre del Prater di Vienna, sento il sapore burroso dei croissant freschi di un piccolo forno sulle Alpi francesi, quasi posso accarezzare i gatti ciccioni del Cat Cafè di Praga, vedo l’immensa distesa di Berlino dal ventesimo piano di un palazzo universitario, mi si blocca un po’ lo stomaco all’idea delle porzioni XXXXXL del Waldgeist di Hofheim…
Invece sono qui dove l’Autunno è venuto a rassicurarmi per qualche giorno, avvolgendomi nel suo abbraccio umido di nebbia, per ricordarmi che presto tornerà, basta saper aspettare.

E in fondo io cos’altro ho da fare?
La sveglia alle 6.00, M. che parte, le fusa e i miagolii, due bimbe stupende, il caffè troppo caldo, i capelli impossibili, il telefono nuovo (*), le visite mediche, gli amici lontani, la musica sempre, i rifiuti e gli applausi, i vestiti più belli, i treni da prendere, i treni da perdere, prima o poi un idraulico, poche fotografie, i parenti in arrivo, i soldi che mancano, gli sguardi, l’inchiostro, la vita.

DSCF0834(*) Comunque sì, sono stata costretta a gettare all’Inferno il mio dannato telefono a causa di problemi di varia natura, quindi da ieri sono la timorosa proprietaria di un nuovo smartphone non troppo figo (ché qua mica si buttano i soldi!), ma apparentemente più fescion dell’altro e spero più duraturo.

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Vanlife.

Non sono mai del tutto tranquilla, prima di una partenza.
Mi agito, mi viene il mal di stomaco, controllo e ricontrollo di aver preparato tutto il necessario e puntualmente passo in bianco la notte prima.
Il fatto che me ne stia qui a gambe incrociate sul lettone, con un bicchiere di iced almond latte (e naturalmente per latte non intendo milk, ma tanto qua siamo tutti gggiovani e lo sappiamo, no?) e il pigiama ancora addosso… mi suona un po’ strano.
E’ come se non mi rendessi conto pienamente di quanto mi attende (a partire da) dopodomani; come se, da qualche parte nella mia testa, ci fosse una vocina cattiva – sempre lei, la solita, quella che prova a rovinarmi ogni cosa bella – che mi ripete di continuo di non fare troppi progetti, ché può ancora saltare tutto e succedere un disastro dell’ultimo minuto.
In fondo ho una manciata di motivi per pensarla un po’ così e fino a pochi giorni fa sembrava davvero tutto annullato.
Invece il borsone è (quasi) pronto, la spesa immensa è stata fatta, il camper è in revisione, l’itinerario è stato fissato e spulciato, i compagni di viaggio sono carichi… Mi domando quando mi accorgerò che ehi, è tutto reale!
Saranno settimane di piccoli spazi condivisi con altre tre persone, letti che non sono veri letti, bagni di Autogrill, accenti incomprensibili, strade lunghissime, fotografie, cibo in scatola, cieli immensi, capelli ingestibili, caffè giganti, nostalgia, telefoni inutili, distanze…
L’ultima volta che l’abbiamo fatto – proprio noi quattro – era il 2011 e non pensavo potessimo replicare, perché sono cambiate tante cose e siamo cambiati noi.
Invece ci siamo ritrovati a parlarne per caso, per gioco, com’era già successo all’epoca, e l’idea è diventata un progetto.
Inizio quasi ad avvertire mal di stomaco…!

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Primo Agosto.

Il tempismo fantozziano che da sempre mi accompagna ha fatto sì che un nuvolosissimo cielo si frapponesse tra me e la fantomatica luna blu di ieri sera, così ho trascorso le mie prime ore di ferie in mutande sul divano a guardare un film stranamente tranquillo e a lieto fine (CHEF, ndr) mangiando polenta.
Sì, polenta. Perché qui, da ieri, è praticamente Autunno, e la cosa non può che riempirmi di gioia estrema!
Poi, ripeto, sono ufficialmente in ferie e questo vuol dire niente creature del demonio a cui badare, per molto, mooolto tempo!
Insomma, oggi è una bella giornata, anche se è appena iniziata e magari tra un’ora mi colpisce un fulmine.
Ho ricevuto delle buone proposte per una certa questione ed una sorpresa incredibile che proprio non mi aspettavo, da una persona che definire adorabile è davvero poco.
Per cui non importa se il viaggio fantastico che avevo programmato non riuscirò a farlo, per colpa di altri; non importa se non ho ancora capito cosa mi provochi i terribili disturbi gastrointestinali che mi tormentano da un po’ (tipo 13 anni, uhm.); non importa neppure che la nostalgia mi attacchi vigliaccamente nei momenti più sbagliati lasciandomi a piangere per strada come una stupida…
Oggi fa freddo, fuori il mondo è grigio, ho le parole, le fusa, il silenzio.
E’ una giornata bellissima.

Categorie: Ordinary li(f)e | 5 commenti

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