io dico solo

Lo so che…

…questo post dovrebbe iniziare con una serie di improbabili scuse per giustificare la mia assenza degli ultimi millemila mesi, ma in realtà non me ne frega niente, quindi opterò per un atteggiamento vago e disinvolto, procedendo ad un semplice elenco di coseaccaso che serve più a me che a voi, ché ormai sono anziana e mi fa bene scrivermi le cose.

  • Sono in ferie dal lunedì prima di Pasqua e tornerò al lavoro solo il prossimo lunedì. Due settimane tonde tonde di nullafacenza (quasi) totale che, in parte, mi sono state imposte per questioni logistiche.
    Se vi state chiedendo se io stia impiegando questo tempo prezioso per portare a termine tutti i progetti a cui non posso dedicarmi quando lavoro… ah! Siete proprio degli ingenui! Naturalmente spreco buona parte delle mie giornate a recuperare i settecento episodi arretrati delle serie TV che seguo, bevendo litri di tè. In pigiama.
  • Ad essere onesta, ho iniziato il lungo periodo OFF con un doveroso quanto necessario ritorno nella mia amata, unica e sola London.
    Pochi giorni e molte emozioni contrastanti, ma alla fine non mi sono gettata nel Tamigi, come invece temevo andasse a finire, per cui posso considerarlo un successo.
    Ho avuto momenti di disperazione totale, lo ammetto, ché Londonsicklastsforevah, lo sappiamo tutti, ma mi sono consolata ingozzandomi con i magici rainbow bagels e la vista dal 32esimo piano dello Shard mi ha spento i pensieri per un bel po’ (nonostante le occhiatacce delle cameriere dell’Aqua che mi hanno sicuramente scambiata per una barbona, quando ho ordinato la cosa meno costosa di tutto il menu, quasi piangendo lo stesso per il prezzo.).
    Sono giunta alle ennesime conclusioni sulla mia benedetta vita, ho spinto via le lacrime sul sedile di un bus e sono tornata qui sana e salva, dopo diciottomila ore di viaggio a causa di vari imprevisti.
    Bene così, per ora.
  • Ho deciso che i miei capelli devono tornare arancioni. Ma potrei cambiare ancora idea, prima di quel giorno.
  • La prossima settimana inizierò a fare qualche presentazione di “Una specie di ragazza”, il che va un po’ contro le mie convinzioni. Un pittore espone i propri quadri, un musicista suona i propri pezzi… perché diavolo uno scrittore deve PARLARE dei suoi libri? E’ una cosa che mi infastidisce enormemente, mi chiedo perché alla gente debba fregare qualcosa di ciò che ho da dire. Leggete il libro, punto.
    Eppure è la sporca legge del marketing che me lo impone. Ossia, la gente è troppo pigra per cliccare su “aggiungi al carrello” su un qualunque store online e se non gli preparo un tavolino con su i libri e dietro la mia faccia imbarazzata non comprerà mai il romanzo ma continuerà a chiedermi imperterrita “Ma lo voglio leggereee! Come faccio??”.
  • La cosa positiva, in tutto ciò, è che ne farò anche una a Roma. Di presentazione, intendo. A fine maggio. Insomma, Nana e Debh (anche se ormai fai finta di non essere più romana), ESSETECI please, ché in realtà è tutta una scusa per (ri)vedere ggente!
  • A proposito di vedere ggente, dopo mirabolanti disavventure, tempeste di neve, epidemie mortali e sfighe di varia natura, HO INCONTRATO FIRESIDECHATS nella ridente Torino e lo posso dimostrare! Egli esiste, nonostante io non ci credessi molto. Ho le prove fotografiche (che userò per ricattarlo da qui all’eternità). Sono cose belle, anche se è un po’ snob col caffè. ma nessuno è perfetto.
  • Per la prima volta nella Storia delle Pasquette, ho trascorso una Pasquetta davvero figa. Nonostante la dirompente Primavera piemontese si sia manifestata in tutto il suo grigio splendore, minacciando di mandare tutto all’aria fino all’ultimo minuto. Insieme ad una decina di persone (mia band, band di M. e rispettivi consorti) ho messo su un palco improvvisato nel “giardino” (le virgolette sono d’obbligo, ve lo assicuro. E’ più un mezzo bosco.) della casetta di campagna dei genitori di M., in mezzo al nulla (un luogo che su google maps non esiste, per intenderci. Perfetto covo per un criminale.). Abbiamo montato una batteria, sparso qualche amplificatore, casse audio e microfoni e poi via al casino, per tutto il giorno, senza dar fastidio ad anima viva, essendo tra i campi.
    Poteva essere l’inizio di un brutto film horror, mi aspettavo che qualcuno andasse a fare pipì tra gli alberi per non tornare mai più, o che dei ghiri zombie ci facessero a pezzi, ma invece niente, solo tante cose buone da mangiare (che sto ancora pagando a caro prezzo, essendo marcia dentro.) e un sacco di musica, compresa una cover di Ricky Martin. Sì, avete letto bene.
  • Comunque la mia nuova band (r)esiste ancora, abbiamo qualche pezzo nostro e prima o poi spero di riuscire a suonare di nuovo in giro, perché è l’unico contesto in cui io riesca a divertirmi senza vergogna pur essendo al centro dell’attenzione e, insomma, non è roba da poco per una che si fa problemi anche a starnutire in pubblico.
  • Ho ricevuto 14 libri in regalo, tra Natale e compleanno, e gli unici 2 che mi siano piaciuti davvero sono quelli che non facevano parte della mia wishlist. Inizio a dubitare della mia stessa conoscenza dei miei gusti, a questo punto. M., in compenso, sembra conoscermi benissimo e non sbaglia un colpo. (Però dice anche che, forse, sono io il problema, e non i libri. Ché magari sono in un periodo NO, libristicamente – parola che esiste perché lo dico io – parlando e quindi qualunque libro mi sembra un po’ meh.)
  • Sono povera e la cosa mi disturba parecchio. Ho gusti costosi, io!

Voi come ve la passate? Leggerei volentieri i vostri elenchi!

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“1001 modi di rovinarsi l’umore inutilmente”, edizioni Povera Italia.

La lista delle cose che dovrei fare invece di starmene qui a scrivere questo post si allunga ogni minuto di più e il male di vivere che avverto quando ci penso allarga la sua ombra minacciando di inghiottirmi.
Ad esempio dovrei studiare tre pezzi da provare con la nuova possibile-forse-chissà-vedremo-quasi-band, ma più che tenerli in sottofondo a ripetizione da una mezz’ora non ho fatto.
Che poi sono stata io a cercare loro, a sbattermi perché volevo ricominciare e blah blah blah, ma adesso che la cosa potrebbe diventare reale mi tiro indietro e me ne frego.
Story of my life.
Sta succedendo esattamente lo stesso con il famoso Nuovo Lavoro Serio che rincorro da quasi un anno, che ho sognato, desiderato ed immaginato fino a quando non mi hanno detto “Ok, sei assunta”, ossia il momento in cui la follia ha fatto capolino, gettandomi nel panico e suggerendomi che in realtà non me ne frega niente e nella vita voglio fare la kebabbara.
Per dirne una, ho già deciso che le mie nuove colleghe (viste una sola volta in vita mia, per un’ora circa.) non mi piacciono, che mi odiano, che non lavoreremo mai bene insieme e che scopriranno in tempo zero quanto io sia incompetente.
Lo so che la mia tendenza ad autosabotarmi è un’autodifesa, una resistenza al cambiamento e tutte quelle cose sensate che dicono tutti, LO SO.
Ma resta il fatto che continuo a farlo, sistematicamente, in ogni benedetto ambito della mia vita, dall’uscita con gli amici alla sfera professionale, e la cosa mi provoca ansie inutili, disturbi fisici di varia natura e un simpatico aspetto da malata terminale.
E pensare che c’è perfino chi mi crede una persona solare e spensierata…!

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“Nessuno ha tutta la sfiga che MERITEREBBE, quindi non ci si dovrebbe lamentare affatto.” (E.M.Reyes)

A me i patetici personaggi di Muccino non sono mai piaciuti.
I film in toto – alcuni – possono pure essere sopportabili, alcune trovate pure piacevoli, ma i singoli personaggi proprio no. Ma proprio proprio NO.
Questa figura del trentenne (ma pure ultra-trentenne) col complesso di Peter Pan che se ne va in giro per il globo terracqueo credendosi il prescelto di stocazzo (oggi ho optato per una narrazione stilnovista, s’è notato?) prendendo sul personale ogni singolo avvenimento delle altrui vite perché lui (o lei, ma più lui) ha quella profondità d’animo e quella unicissima visione d’insieme che solo la peggiore Joey Potter potrebbe eguagliare… non si regge.
Ecco, mi pare di aver dipinto un quadro piuttosto dettagliato, no?

Il problema è che i trentenni (e più) di oggi, si comportano DAVVERO così.
E se a me non piacciono i personaggi fittizi di questo tipo, figuriamoci quelli reali.

Cari miei, lasciate che vi dia una notizia: NON SIETE SPECIALI.
Non cambierete il mondo con i vostri ridicoli tentativi “artistici” (ci avete fatto caso? Nei film, sono sempre impiegati, nella realtà tutti pittori/musicisti/poeti/registi/fotografi.), nemmeno se vostra madre vi dirà che siete bravi. E’ vostra madre, cazzo, è suo dovere dirvi che siete bravi.
Non attraverserete la vita come fosse un’avventura fantastica, perché NON NE AVETE LE PALLE, a maggior ragione perché avete scelto di fare gli “artisti”.
L’arte, dall’alba dei tempi, è il rifugio dei codardi, parliamoci chiaro. Pure Dawson Leery ad un certo punto si è reso conto che voleva fare il regista perché era più facile riprendere le cose piuttosto che viverle.
E no, il secondo riferimento a Dawson’s Creek non è casuale, è proprio per sottolineare quanto sia inopportuno questo strascico di insopportabile adolescenza di cui tanto vi fate vanto tra di voi, scambiandolo per profonda sensibilità e connessione col mondo.

Sarete già (lo saremo tutti, anzi) ESTREMAMENTE fortunati se diventerete unici per QUALCUNO, se cambierete il mondo di UNA PERSONA (o un paio, via!), e anche in quel caso non sarà di certo solo merito vostro.
LE RIVOLUZIONI NON SI FANNO IN SOLITARIA.

Niente, vorrei solo ricordarvi che le risate sono gratis e che – vista l’età – non dovete neppure preoccuparvi delle rughe che vi causeranno se deciderete FINALMENTE di abusarne.
Avete 30 anni (o più), ce le avete già le rughe, fatevene una ragione e fatevi UNA VITA VERA.

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Auguri.

Per il nuovo anno, auguro a tutti i miei “nemici” (che faffigo dirlo) ogni bene.
Così magari, se sono felici, la smettono di rompere i coglioni a me.
Per dire, eh.

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I regali che non ti aspetti. (E che probabilmente non vuoi.)

Nel corso della mia vita (soprattutto) telematica, sono riuscita a guadagnarmi l’odio di un numero incalcolabile di persone, per un motivo su tutti: la mia ossessione inarrestabile per il Natale. (Non ve n’eravate accorti, vero?)
Ché io mica sono di quelle persone che apprezzano profondamente qualcosa e punto?! No. Io voglio condividere, voglio contagiare, voglio costringere il prossimo a vivere quelle determinate cose con la stessa gioia – pericolosamente vicina alla follia – che da sempre mi contraddistingue in questo periodo di festa.
Da Settembre a Febbraio, intendo.

Ecco, pensavo di aver raggiunto il tetto massimo di fastidio umanamente possibile da arrecare al prossimo, con tutti i miei vestiti a tema, il cibo a tema, le foto a tema, le feste a tema, i film a tema… ma poi è arrivato firesidechats21 con una proposta indecente e tutto è cambiato.

Ebbene, dopo settimane di Whatsapp, Skype, lo stramaledetto Hangout (che merita tutto il mio disprezzo insieme a Google+), mails, registrazioni, videochattate in pigiama e con cappelli improbabili… l’asse Torino-Londra ha dato finalmente i suoi frutti.
E voi siete quelli che se li dovranno sorbire.

Ladies and gentlemen, direttamente dalla chitarra di quel tizio lì capellone che mi crea scompensi mentali perché si chiama come M., direttamente dal basso del mio ex bassista che si è prestato nonostante sia un po’ Grinch, direttamente dal mio evidente mal di gola unito alla mania di aggiungere strumenti ACCASO (TM) tanto per creare disagio, direttamente dalla pazienza senza fine di M. ormai ribattezzato TimbalaM per via delle sue indubbie capacità di producer nonostante l’assenza di panza e pelle scura… eccola qui, la canzone del Natale 2014 che vi farà rimpiangere Mariah Carey e Michael Bublè!

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L’autoflagellazione è l’unica via.

A volte faccio delle scelte del cavolo e non riesco davvero a spiegarmi il perché.
Cose normalissime, decisioni che ho affrontato milioni di volte con tranquillità, situazioni di cui conosco perfettamente i pro e i contro… mi trasformano, all’improvviso e senza alcun motivo, in una totale imbecille.
Così, con serenità, faccio cose che non potranno mai e dico MAI essermi d’aiuto.

Inizio questo post domenicale con tale melodrammaticità perché il momento è arrivato, non ci sono più scuse: devo fare la valigia.
Che poi, stavolta dovrebbe essere un po’ più semplice, ché British Airways mi lascia portare: numero 1 bagaglio a mano di dimensioni ragionevoli; numero 1 bagaglio personale di dimensioni altrettanto ragionevoli; numero 1 bagaglio da stiva compreso nel biglietto; numero 1 altro bagaglio da stiva che ho aggiunto proprio per evitare di avere problemi.
Ma no, non è abbastanza.
Perché al momento del trasloco, ho avuto la brillante idea di portare con me una stramaledettissima valigia che non usavo da anni (e ci sarà stato un motivo, no, brutta idiota?!), di dimensioni ridicole, oltre al sempre amato bagaglio a mano super versatile che consiste in uno zaino molto ampio con carrello e duemila tasche.
Cioè, ripeto: mi trasferisco in un’altra città, in un altro Stato, e butto in stiva UNA sola valigia che la donna media userebbe per un weekend fuori porta. Ci rendiamo conto??!
Valigia che, tra l’altro, aveva la maniglia (quella che va su e giù, per intenderci) mezza bloccata e che Ryanair ha pensato bene di distruggere del tutto durante il viaggio, restituendomela SENZA parte della maniglia e con il carrellino staccato dal resto del bagaglio.
Ma io dico: ho una valigia ENORME, perfettamente funzionante, che da anni uso solo per fare il cambio di stagione… e la lascio in Italia. Mi sembra giusto.
Il punto è che adesso sono nel panico più totale, perché ne ho comprata una nuova, in saldo, un po’ più grande di quella distrutta (ma comunque non abbastanza… perché continuo a non riflettere prima di fare le cose, mi chiedo?!), e si è riempita nel giro di niente. Un paio di sacchi sottovuoto e basta, già non ci entra più niente (acquisto utilissimo, devo dire.).
Ma quando ciò è accaduto, non mi sono preoccupata, pensando che tanto ho l’altra, la faccio resistere fino all’atterraggio e via, che sarà mai?!
Certo.
Anche lei, nemmeno a dirlo, è già talmente piena che rischia di esplodere da un momento all’altro.
E indovinate un po’… questa maledetta stanza è ancora PIENA di cose che non so proprio dove infilare.
Ho riempito un sacco di vestiti e scarpe da portare ad un charity shop; buttato via scartoffie di ogni tipo che, normalmente, conserverei; usato la sempreverde tattica della biancheria infilata nelle scarpe; utilizzato ogni centimetro disponibile tra un oggetto e l’altro… non c’è niente da fare, devo comprare un’altra valigia, stavolta magari DAVVERO grande, buttando via soldi che mi servirebbero per altro.

La cosa divertente sarà trovare il modo di arrivare a Gatwick con tutta quella roba addosso, soprattutto.
Quando voi, dannati scienziati, inventerete il teletrasporto, sarà sempre troppo tardi.

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La donna che non sapeva usare le sopracciglia.

Quando io ed M. ci siamo conosciuti, è stata chiara da subito la cosa che più ci avrebbe uniti: abbiamo entrambi l’incredibile capacità di andare avanti per anni (sul serio, anni.) inventando scenari assurdi su qualsivoglia idiozia, fino a renderli talmente precisi e vividi da usarli come esempio in situazioni reali.
Ricordo perfettamente il momento in cui è nato l’universo di Nick Manetti, per dirne una.
Passeggiavamo per le vie della ridente Pietralata (quartiere di Roma rinomato per… no, ok, non riesco a trovare una cosa plausibile, però ci abitavo io, quindi è figo ebbasta.), quando, dal nulla, abbiamo iniziato a parlarci in modo melodrammatico, appellandoci a vicenda come Nick Manetti e Brittany Marvin (chiaro omaggio alla Murphy che, all’epoca, era ancora viva, sigh.).
Ecco, non ci siamo mai più fermati.
Nel giro di qualche mese, lo scherzo è andato avanti talmente tanto, arricchendosi di particolari e vicende immaginarie, che una sera, su MSN (come suona vintage, mamma mia.), abbiamo deciso di scrivere una sceneggiatura e – udite udite – provare a trasformare il tutto in una graphic novel.
Poi ci siamo ricordati di non avere alcuna capacità in ambito fumettistico, così l’idea si è spostata su foto di gente reale modificate al pc di modo da farle sembrare disegni.
Tra Lazio e Piemonte, siamo riusciti a coinvolgere un numero incredibile di persone disposte ad interpretare i vari personaggi della storia (che poi è un banale poliziesco-noir, con le classiche battutacce da eroe anni ’80.) ed abbiamo inscenato sparatorie nel cortile della mia vecchia casa, rapimenti in camera delle mie coinquiline sicule, ritrovamenti di cadaveri nel cortile di un amico di M. (con tanto di vecchia affacciata alla finestra ad osservare il tutto con aria allibita), scazzottate davanti ad un locale e così via.
Ci sono voluti mesi, dato che vivevamo ancora a 700 KM l’uno dall’altra e potevamo vederci solo certi weekend, ma ce l’abbiamo fatta.
Avevo perfino iniziato ad elaborare le foto (io che di Photoshop so meno di niente, tra l’altro.), quand’ecco che ho fatto una scoperta terribile.

In tutti gli scatti in cui appariva il mio personaggio (Brittany, appunto: una tizia che uccide un sacco di gente sempre per caso, non si sa come.), qualunque fosse la situazione, la mia faccia era sempre la stessa.
Più o meno così:

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Eppure ricordavo bene di essermi impegnata, ero convinta che in ogni scatto si sarebbe notato quanto stessi trattenendo le risate, avevo perfino avuto paura di essere davvero strangolata da mio marito… invece niente, la mia faccia esprimeva il vuoto più assoluto.
Così M. mi ha fatto notare il problema: NON SO USARE LE SOPRACCIGLIA.
Davvero, è tutto lì, a quanto pare non le muovo abbastanza da rendere le mie espressioni riconoscibili!
E’ stato un duro colpo, questa nuova consapevolezza ha messo fine ad ogni mia aspirazione nell’ambito della recitazione.
Poi in realtà il progetto non è mai stato portato a termine perché siamo troppo pigri per scrivere i dialoghi, ma non si può mai sapere, le foto sono sempre lì e i poveri amici che si sono prestati ad interpretare i vari personaggi chiedono a gran voce da anni ed anni di vedere il lavoro finito.
Questa dovrebbe essere la copertina, tra l’altro:

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Da notare la posizione naturalissima del soggetto e la qualità sopraffina dell’immagine. XD

Tutta questa premessa lunghissima, per dire che una band di Torino (cioè, non proprio Torino, ma lì intorno, dai.) mi ha chiesto di apparire nel loro nuovo video (nonché di collaborare al nuovo album, ma quella è un’altra storia in cui sono in questione le mie dubbie capacità musicali, non le mie sopracciglia.).
Ora, no, non si tratta di quei video in cui un po’ di gente finge di pogare ad un concerto, credo ci sia di mezzo una specie di trama, il che rende inevitabile l’utilizzare la faccia in un certo modo.
A parte che la suddetta band non mi vede da circa un anno e probabilmente hanno un ricordo distorto di me; a parte che loro sono dei punkettoni puri e crudi e io ho la credibilità di un pulcino con gli anfibi; a parte che qualcuno qui sa bene che davanti ad una telecamera mi comporto come un’idiota totale (quel qualcuno confermi la mia versione, grazie.); a parte che mi vergogno tantissimo all’idea…
Loro hanno già deciso che la cosa si farà, io per ora mi tengo sul vago e sto valutando un trapianto di sopracciglia… dite che esiste?

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Le perle ai pirla.

E’ tornata la neve su WordPress! (Lo so che lo dico ogni anno, sì.
E, a quanto mi dicono, anche sulle mie Alpi. Aspettatemi, Alpi, torno presto!
Poiché è Natale, voglio farvi dono di una lista di criteri di ricerca che lo strano popolo di internet ha ingenuamente utilizzato per arrivare chissà dove, ritrovandosi, invece, qui.
Spero gli vogliate bene quanto gliene voglio io.

QUELLI CHE “DOTTORE, CHIAMI UN DOTTOREEEH!”.

  • tachipirina scaduta fa male
  • come mi e iniziata la gotta (CHIUNQUE TU SIA, VORREI LEGGERE LA TUA STORIA! TI PREGO, PALESATI!)
  • placche alla gola actigrip (UNA LUNGA STORIA D’AMORE.)
  • prendere troppi actigrip
  • trucco della nonna. per cagare molle (ANDARE A PRANZO DALLA NONNA, SUPPONGO.)
  • cioccolata calda quando raschia la gola

QUELLI CHE CERCAVANO TABATHA MANI DI FORBICE.

  • tinta capelli rossi il mio ragazzo
  • capelli alexz johnson
  • red hair girls
  • vorrei essere bionda ma tutti mi dicono che sono roscia (SOPPROBBLEMI.)
  • little red haired girl (PRESENTE!)
  • tonalità colore capelli la sirenetta (“…PART OF YOUR WOOOOOORLD!…”)
  • voglio farmi bionda platino
  • alexz johnson dai capelli rossi (MA NON ERA ANNA?)
  • tinta capelli insieme al mio ragazzo
  • si è innamorato dei miei capelli (SECONDO ME SONO LE TETTE.)
  • redhaired
  • capelli rasati uomo 2012 stempiati (CHE QUALCUNO MI PARLI DI QUESTO TREND, VI PREGO.)
  • video di donne che hanno fatto la tinta rossa ai loro capelli

QUELLI CHE “CI CREDO CHE SEI FINITO SUL MIO BLOG!”

  • piove amo la pioggia
  • odio l’estate
  • odio le scarpe aperte
  • odio l’abbronzatura
  • odio il 3d
  • camera da letto disordinata
  • hayley williams gnocca (E IO CHE C’ENTRO??)
  • giuro che vorrei guardare alle cose con serenità (LA SERENITà è SOPRAVVALUTATA, PFF!)
  • bacchetta magica per arricciare i capelli
  • come superare la musofobia (QUANDO LO SCOPRI, FAMMI SAPERE.)
  • londra love
  • ho pensato di dimenticarti ma me lo sono dimenticato
  • passato non risolto
  • reggiseno fastidioso in estate, cosa indossare
  • mi manca roma (TRANQUILLO, POI PASSA.)
  • inutilità onomastico
  • l’estate è una stagione che odio (METTITI IN FILA.)
  • bimbe paffute foto (STAI CERCANDO DI DIRMI QUALCOSA??)
  • alle brutture si può soprevvivere (AGLI ERRORI DI BATTITURA, NO.)
  • lascio i bla bla bla ai blablaologi
  • tu cosi’ diverso da come credevo (CE L’AVEVA PICCOLO, EH?)
  • tutto ciò che non è risolto del passato ritorna (“UN DRAMMA DRAMMATICO.”)
  • miss occhiaie 2012 (Sì, SONO IO, MA NON RILASCIO AUTOGRAFI.)
  • essere mainstream
  • rigirare il coltello nella piaga
  • problema occhiaie su foto tessera (SOLO SULLA FOTO TESSERA? BEATO TE.)
  • cose che non interessano a nessuno
  • gli incisivi di hermione granger (E PURE I MIEI.)
  • vorrei fare il camionista per le miniere del canada del nord (TI PREGO, PORTAMI CON TE!)
  • fotografa famosa che fotografa i casi umani (POTREMMO COLLABORARE ALLA MIA RUBRICA!)
  • cose da fare al mercoledì sera
  • il passato che ritorna perchè non risolto (“UNA STORIA LACRIME STRAPPA”.)
  • mood swings available every 10 minutes (STAI PARLANDO CON ME?!)
  • esperti di tecnologia (SEI NEL POSTO SBAGLIATO.)
  • odio le spiagge affollate
  • sono monotematica (QUA LA MANO!)

QUELLI CHE CERCAVANO L’ORACOLO.

  • cosa significa blablaologo (SE NON LO SAI, DEVI ANDARTENE IMMEDIATAMENTE DA QUESTO BLOG!)
  • dove comprare un dondolo
  • qual’è il graffio di marilyn manson (???)
  • per cagnolini in casa la cassetta con la sabbia va bene? (MI PIACE COME RAGIONI, TRASFORMIAMO I CANI IN GATTI!)
  • wind se ricarico dalla banca quanto mi danno? (“UN MILIONE DI EURO… IN LIRE!”)
  • che succede alla fine dei 100happydays (ARRIVANO I DISSENNATORI E NON SARAI MAI PIù CAPACE DI ESSERE FELICE.)
  • perche lacey mosley ha abbandonato i flyleaf? (LASCIA STARE, GUARDA! T_T )
  • mio padre non lavora, posso iscrivermi all’universita? (CERTO, COSì DOPO SARETE IN DUE AD ESSERE DISOCCUPATI!)
  • soluzione per la voce registrata (NON REGISTRARLA.)
  • dove si vende la caffettiera di peppa pig (MA PROPRIO LA SUA? MI SA CHE DEVI CHIEDERLO A LEI.)

QUELLI CHE CERCAVANO YOUPORN. (E adesso ne arriveranno altri dieci miliardi, dato che ho scritto YouPorn.)

  • me lo baci perugina (IO TI AMO TANTISSIMO! XD )
  • foto di camionisti (POSSIBILMENTE DEL CANADA DEL NORD.)
  • ho scoperto che aveva le autoreggenti (E POI??)
  • la parte delle cosce che le calze lasciano scoperta (L’ALLUCE, DI SOLITO. SEMPRE Lì SI BUCANO, LE BASTARDE.)
  • batman dentro robin (SE BATMAN è CHRISTIAN BALE… BEATO ROBIN!)
  • belle chiappe (GRAZIE.)
  • camion maiali

QUELLI CHE “LA INDOVINO CON UNA!”.

  • canzone pubblicità 24 ore in sala parto (IL CUI SOLO SPOT ERA SPAVENTOSO, FIGURIAMOCI IL PROGRAMMA INTERO.)
  • wo oh oh oooh 2012
  • come si chiama la canzone che picchia dei creedence
  • canzone recente che fa wo oh oh oh
  • canzone wooh wooh
  • oh oh oh oh oooh canzone 2012 (VA BENE, HO CAPITO, L’HO SCRITTA IO, LO AMMETTO!)
  • la mia testa è vuota e non me frega niente testo grateful dead
  • canzone che dice ladies and gentlemen to be or not to be that is the question

QUELLI CHE NON SI VERGOGNANO DEL PROPRIO FETICISMO.

  • sono entrata scalza
  • scalza tra la gente
  • http://www.scalza stivali (QUASI QUASI CONTROLLO SE ESISTE DAVVERO,)
  • ragazza lavora scalza
  • ragazza scalza in treno (IMPICCATELA!)
  • la vicina viene da me scalza (NON APRIRE LA PORTA.)
  • piedi nudi sotto al tavolo (FINCHé RESTANO SOTTO, SI PUò ANCORA ACCETTARE.)
  • dr.martens dolore dorso piede
  • scalza sera ristorante
  • scalzi fuori casa
  • piedi nudi bagnati con ballerine (MA SONO NUDI O CON BALLERINE??)
  • scalza scarpe in mano
  • cerco ragazza scalza (VAI DALLA VICINA.)
  • tornare a casa con i tacchi in mano (E IL RESTO DELLE SCARPE?)
  • scalza ragazza
  • rientrare a casa scalza
  • ragazza scalza in città
  • ragazza in casa piedi nudi
  • sfilarsi le scarpe sotto il tavolo
  • la fanciulla scalza
  • scarpe gatto
  • “a piedi nudi sull’asfalto” “scalza”
  • scalza in casa liscio
  • scarpe estive bucate (BUTTALE.)
  • decoltè che scalzano (MA CHE LINGUA è??)
  • dr.martens meglio un numero in meno
  • outfit scalza
  • doc martens stanno bene a chi ha le gambe grosse?
  • ragazza tamarra scarpe ginnastica (MA COME TI PERMETTI?!)
  • star che vanno scalze (DOVE VANNO?)
  • odiare le scarpe aperte (E’ COSA BUONA E GIUSTA.)
  • dorothy scalza
  • scarpe matrimonio invitata non capace tacchi (Sì, MI HAI TROVATA.)
  • le all star è meglio comprarle mezzo numero in più o mezzo in meno

QUELLI CHE… CHE??! o_O

  • ce qualcuno che mi spetta (SPERO SIA UN PROFESSORE DI GRAMMATICA.)
  • le finestre debbono stare aperte per non entrare il caldo (ANCHE I DIZIONARI DEBBONO STARE APERTI, FIDATI.)
  • mamma i me cojona facebook (NO CAPIRE, SORRY!)
  • uhm uhm il mio nome (GENTE CHE NON RICORDA IL PROPRIO NOME E LO CHIEDE A GOOGLE.)
  • cummings tante piccole altre cose che hanno le mani piccole (…COS…??? O_o )

Grazie, WordPress, davvero, solo tu regali certe gioie.

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Un post assolutamente inutile.

Non sono proprio malata, né mi sento male; è più uno stato di debolezza generica che mi spinge a tenere una coperta sulle spalle e ad annullare gli impegni per la mattinata, optando per qualche ora di niente assoluto.
Sono di quell’umore un po’ lento e coccoloso, da fusa sul divano (se solo i miei morbidini non fossero in un’altra nazione, sigh.) e musica in sottofondo; di quell’umore che non ha fretta e non ha voglia.
La mia TV è finalmente di nuovo funzionante e costantemente sintonizzata su Sky Christmas, True Christmas e Christmas 24. Sembro ossessionata? Lo so (no).
Il bello è che, per ora, stanno trasmettendo solo film brutti (in stile canale 5, per intenderci) con trame inconsistenti e ritrite di cui si può prevedere perfettamente il finale già solo dal titolo. Ma sono film a tema natalizio, e allora li guardo lo stesso, magari con aria distratta, facendo altro, ma non cambio canale.
Tra una settimana esatta ho l’ultimo esame orale e sono ben consapevole di avere davvero poche possibilità di passarlo con un votone, ma a dire il vero voglio solo che quella giornata finisca “e chi s’è visto s’è visto!”.
Sto perfino partecipando ad incontri di studio di dubbia utilità con un paio di compagne, ma finiscono tutti, inevitabilmente, con risate di disperazione e tazze di caffè strabordanti.
Sarà un successo, me lo sento!
Tra le cose belle della settimana, posso includere l’aver ceduto alla tentazione di decorare un po’ la mia stanza, così ora una grossa serie di lettere in feltro recita “MERRY CHRISTMAS” proprio sopra al mio letto, mentre il davanzale della finestra ospita un vaso rosso pieno di candycanes di diverse misure (che non resteranno lì a lungo, temo.).
In realtà, ho comprato una confezione da 34 di quelli piccoli da utilizzare in modo generoso, per una volta. Un paio di giorni fa, ho impacchettato tutti i regali presi fino ad ora, ma quest’anno ho deciso di farlo in modo semplice. Ho optato per due soli tipi di pacchetto: carta da pacchi semplice marrone con nastro rosso, oppure carta rossa a pois bianchi con nastro dorato. Il tocco finale, su tutti, è un mini candycane annodato al nastro ed un bigliettino d’auguri con diverse immagini a tema.
Sono molto fiera di me, devo dire, anche se mancano ancora gli ultimissimi regali, ogni anno i più difficili: quelli per i miei!
In tutto ciò, giusto per non farmi mancare niente, ogni volta che metto il naso fuori casa, uso la scusa del freddo per ingurgitare litri di: Gingerbread Latte (Starbucks; Costa), Praline Cappuccino (Caffè Nero; Costa), Peppermint Mocha (Stabucks), Sticky Toffee Latte (Costa), Amaretto Latte (Caffè Nero), Toffee Nut Latte (Starbucks), Eggnogg Latte (Starbucks), Black Forest Hot Chocolate (Costa), Honey and Almond Hot Chocolate (Starbucks), White Hot Chocolate (Costa)… sono inarrestabile, davvero, che qualcuno mi aiuti!
A questo proposito, vorrei aprire una polemica.

[SPAZIO POLEMICA.]
Perché, perché, PERCHE’ in Italia esistono rarissimi posti che offrano la possibilità di bere qualcosa di diverso dal classico espresso o cappuccino?
Perché???
Perché partiamo dal presupposto che a noi italiani non piacerebbe entrare in una caffetteria e chiedere un Americano, invece che un espresso?
“Non è vero caffè!”, già vi sento.
Ma chi lo decide cos’è il “vero” caffè? Chi ha detto che l’espresso sia l’unica possibilità e che debba piacere per forza a tutti?
Conosco (ebbene sì) molte persone a cui il caffè semplice, nero, così come lo si versa dalla moka, non piace e che, invece, bevono di buon grado le varianti offerte in questi (e non parlo solo delle grandi catene) posti, come ad esempio il Flat White o il Mocha, ecc.
Non parliamo di cose di chissà quale difficoltà tecnica, eh, si tratta di ingredienti facilmente reperibili e, probabilmente, già presenti in ogni bar, per cui manca solo la volontà di utilizzarli in modo diverso dal solito.
Perché, se vado al bar, non posso decidere (non in ogni bar, almeno) quanto caffè voglio nel mio cappuccino, che tipo di latte e in una tazza di che dimensione, per esempio?
Perché non posso aggiungere un filo di sciroppo al caramello, se mi sento particolarmente golosa?
Perché non è contemplato che io, il mio maledetto caffè, possa volerlo portare via, senza rischiare di ustionarmi con un ridicolo bicchierino di plastica con un tovagliolino poggiato sopra???
C’è un posto, a Torino, chiamato Busters Coffee (ce ne sono un paio in giro per la città, in realtà), che è palesemente ispirato al famoso Starbucks.
La qualità di bevande (sia calde che fredde) e cibo, a mio parere, è ottima, i prezzi adeguati ed il posto molto carino, dall’atmosfera semplice ed accogliente.
Ecco, ogni volta che mi ci sono trovata a passare, l’ho sempre, SEMPRE, trovato pieno.
Questo a dimostrazione del fatto che, una caffetteria sul genere, in Italia, può funzionare.
Hanno, sul menu, una serie di varianti del classico caffè/cappuccino/frappè/tè ed una bella scelta di torte/muffin/croissant/biscotti.
Il tutto può essere consumato ai tavoli (in estate anche all’esterno) leggendo un libro o lavorando al pc, oppure “to go”, con appositi semplicissimi bicchieri di carta con coperchio, così come li vediamo nei film.
NIENTE DI PIU’ SEMPLICE E COMODO, NO???
Non capisco perché dobbiamo ostinarci a vedere la pausa-caffè come una cosa frettolosa, di passaggio.
Il caffè, per me, è un rituale, un momento di relax da condividere con amici o con i miei pensieri, con calma, se posso. E se sono di fretta, perché devo negarmi quel piacere? Perché non posso entrare in un bar, ordinarne uno e portarmelo via senza che il barista mi guardi come se gli avessi appena chiesto di sacrificare sua moglie a Odino??
So che a Firenze esiste un posto simile ed anche a Roma ce n’è di sicuro uno, ma la cosa è ancora poco diffusa. Creiamo un comitato di liberalizzazione delle caffetterie open-minded??

[FINE POLEMICA.]

Un’altra cosa che Christmas 24 manda in onda, di tanto in tanto, è un caminetto.
Sì, avete letto bene: un caminetto.
Sullo schermo appare questo fuoco scoppiettante e nient’altro, per almeno 10 minuti buoni (ma forse anche di più, dovrò farci caso) e devo ammettere che mi fermo a guardarlo.
Suono ancora più pazza di prima? Temo di sì, ma io non ho mai avuto un caminetto in vita mia, in nessuna delle duemila case in cui ho abitato! (Ad onor del vero, qui ce n’è uno, ma non viene mai acceso e comunque non è nella mia zona della casa.)
Quando vado a trovare qualcuno che ce l’ha (tipo mia zia o i genitori di M.), passo metà del tempo ad arrostirmi lì davanti, e poche cose come il caminetto fanno Inverno, dai, è risaputo!
Quella luce, quel tepore, gli scricchiolii del legno, l’odore… e poi si possono fare le caldarroste!
E insomma, non so voi, ma io comincio a sentire prepotentemente il bisogno di un po’ di neve… e allora domenica vado a prendermela!

Categorie: io dico solo, Ordinary li(f)e, TheLondonAdventures | 5 commenti

“…you’re in my body, that’s where I think about you…”

E niente, se nella vita, almeno una volta, qualcuno vi guarderà come Max guarda Sherri, potrete sentirvi soddisfatti per il resto dei vostri giorni.

Categorie: Imagine, io dico solo, Somebody told me | 2 commenti

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