Archivi del mese: dicembre 2012

Come da tradizione.

Vi auguro buon Natale così, con questa rivisitazione di un pezzo classico, magico e delicato come solo qualche esponente della famiglia DuPree è capace di fare.
Sazia, felice, malinconica e stanca, col cuore in pace, come si conviene al pomeriggio del giorno più atteso dell’anno.

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Blue Christmas.

Il mio giorno preferito dell’anno è arrivato in fretta, cadendomi tra le braccia in un sogno itinerante, fatto di rotaie su cui correre all’impazzata, per raggiungermi in ritardo.
E’ la Vigilia di Natale e me lo suggerisce la scatola di latta colma di biscotti glassati di bianco e di rosa, a forma di abete, di pupazzo, di stella cometa.
C’è un albero di Natale da spot pubblicitario, nel salotto da spot pubblicitario di mia madre con grembiule e mani in pasta, come in uno spot pubblicitario.
Le luci si alternano in giochi colorati ben precisi e il mio maglione è bianchissimo e confortevole, in linea con i fiocchi di neve stampati sui collant da ragazzina.
Ci sarà la famiglia, la tavola, la confusione.
Ci saranno le fotografie, il crepitio delle fiamme nel camino e le carte stracciate con gioia, mentre il mattino si profuma di caffè.
Ci sarà la tua voce, ma non ci sarai tu.
La Felicità porta con sé un cappotto pesante di malinconia, SEMPRE.

“”I’ll have a blue Christmas without you
I’ll be so blue thinking about you
Decorations of red on a green Christmas tree
Won’t be the same dear, if you’re not here with me…”

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“It’s arma-goddamn-motherfuckin’-geddon!”

Non capisco come mai siate tutti così preoccupati, oggi.
Finché c’è Bruce Willis, il mondo è al sicuro!

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12-12-12: THE day.

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“But… you’re TINY! Come here!”
“Aww… in your coat?”

 

[Come potrei aggiungere altro? Come potrei spiegare cos’è stato DAVVERO? Come potrei non far torto a quei momenti, usando solo parole?
Servirebbero i rumori, il contatto, i colori, i brividi, ma proprio non posso raccontarli.
Immagini un certo giorno per 14 anni, inventandone le sfumature per filo e per segno, ma non potrai mai – sul serio, MAI – avvicinarti più di un soffio a quello che sarà, una volta arrivato.
Avrei voluto dire solo THANK YOU, ma non ce l’ho fatta e me ne rendo conto solo ora, a distanza di giorni.
Allora lo scrivo qui, ché magari in qualche modo lo sentirai.
THANK YOU, my second True Love.]

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“…vederti mi illumina. Mi acceca.”

A volte dimentico il perché di certe mie scelte tanto drastiche.
Mi ritrovo abbagliata dall’assenza di quelle che, fino ad una vita fa, erano certezze ben radicate nel mio quotidiano, perdendomi tra i ricordi.
La memoria è fatta di vicoli stretti e discese ripide, scivolose, impossibili da frenare.
L’incedere veloce stordisce, cancellando in fretta la fatica necessaria ad arrivarci, lassù in cima.
Succede questo, quando penso a ciò che ho lasciato scappando.
Ripenso ai nomignoli, agli abbracci, alle note, alle risate, convincendomi di quanto io sia stata immatura ed avventata a spegnere tutto così, in un istante dolorosissimo.
E forse è in parte vero, quantomeno per una me un po’ più bambina, che certe rinunce autoinflitte continua a viverle malissimo, a fatica, con un groppo in gola.
Ma un motivo c’era.
C’era allora e c’è adesso, perché, in sottofondo, c’è sempre stato.
Anche nei giorni apparentemente riusciti bene, senza sbavature, un’eco di eccessiva autoindulgenza si poteva avvertire, fermandosi un attimo.
Ho fatto le mie scelte perché ne avevo bisogno per salvare quell’illusione di Bellezza ancora viva tra di noi.
Quel candore che, nei miei saluti fugaci, mi strappa il cuore sussurrandomi fermamente che non avrò un simile microcosmo MAI PIU’.
Quella semplicità che, da un certo punto in poi, ci è mancata sempre, tutte le volte, e ancora oggi mi salva dalla tristezza indelebile che, altrimenti, dovrei portarmi sugli occhi.
Ci sono schemi che si ripetono tutti uguali, sempre uguali, troppo uguali.
Ho preso la rincorsa per saltarli a piè pari ma, di tanto in tanto, rischio di finirci dentro di nuovo, restando incastrata.
Non è più lo stesso perché non lo voleva più nessuno.

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Ma…

…è grave connettersi al blog alle 7.40 del mattino, rischiando di far tardi al lavoro, solo per comunicare al resto del mondo telematico che, finalmente, anche qui da me… NEVICAAAAAAAA?! *___*
Forse sì, ma chi se ne frega, sono troppo felice adesso.
Non potevo che aspettarmi grandi cose dal dopo Manson. (Ma di questo parleremo con calma… 🙂 )

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Poi la smetto, giuro. Per oggi.

Ieri stavo pensando che forse dovrei finalmente decidermi a scrivere un manuale dal titolo: “1001 MODI DI ROVINARSI L’UMORE E VIVERE INFELICI”, essendo io un’esperta in quest’antica arte.
Dite che qualcuno lo comprerebbe?
In fondo esiste parecchia gente masochista e con pessimi gusti letterari, al mondo, potrei quasi avere successo.

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Preparatemi la passerella.

Mentre SHE&HIM mi accompagnano con le loro note Natalose in sottofondo, io mi preparo a comportarmi da diva dopo aver ricevuto un altro premio dal sempre troppo gentile firesidechats21.
Lui lo chiama FAMILY AWARD (ma non ne è troppo sicuro) e dice che, per renderlo effettivo, bastino solo 6 semplici passi, ossia i seguenti:

  1. Visitare e ringraziare il blogger che ti ha nominato: Done.
  2. Citare nel tuo post il blogger che ti ha nominato: Come non farlo?
  3. Copiare il logo ed inserirlo nel post: Ecco, questo non lo posso fare, perché lui ha unito quel logo agli altri duecentoquarantamila conquistati in passato. Insomma, è colpa sua! u_u
  4. Creare un anagramma con la parola FAMILY: Ne ho trovato uno porno, che è un interrogativo per chi apprezza la categoria… Y A MILF? Se vi sentite chiamati in causa, rispondete pure, è una domanda seria.
  5. Nominare almeno 4 blog e comunicare loro che li hai nominati:
    claudiappì
    miononnoincarriola
    verbasequentur
    simonechescrivesupurtroppo
  6. Copiare e incollare il premio sul tuo blog da qualche parte: Nessuno mi ha ancora spiegato come farlooo!

Addio, vado a tentare di riacquistare un aspetto vagamente umano, dopo una nottata terribile.

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“…preserve the innocence…”

Tra 4 giorni, dico QUATTRO, riceverò un enorme regalo di Natale in anticipo.
Regalo che ho fatto alla me adolescente, perchè in fondo se lo meritava, dopo tanti anni di maltrattamenti emotivi autoinflitti.
Un regalo alto più di un metro e novanta, con molto rossetto, voce profonda e sicuramente qualche chilo di troppo.
In un pacco, lo capirete, proprio non ci starebbe, così dovrò andare a recuperarlo personalmente a Bologna o giù di lì.
Il problema è che non posso pensarci troppo, altrimenti la me adolescente, eh, solo lei, sia chiaro, rischierebbe di crollare sotto al peso dell’emozione.
Ma solo lei, lo giuro, ché io sono grande, ormai, quindi avrò il perfetto controllo della situazione e, soprattutto, della mia parte di cervello in grado di tradurre istantaneamente i pensieri in parole. Sensate. Americane. Udibili da udito umano.
O almeno è ciò che continuo a ripetermi da quando ho deciso di fare questa cosa.
Lo so che esagero, LO SO.
Ma voi l’avete mai provato un legame così forte nei confronti di una persona che neppure conoscete, solo perché ha fatto parte, con le sue parole, di una porzione di vita così lunga, intensa ed impossibile da strappare via dai ricordi?
Ecco.

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“…don’t leave me hangin’ on…”

Ti aspetterò.
Tutta la notte, se necessario.
Tutte le notti, se è l’unico modo.
Sei Casa, quiete, perfezione.
L’eco triste di tutte le mie canzoni.

“When you fell, you fell so hard
Reaching for me in the falling snow
I should have stayed, you said I should go
How will you make it home, oh

Leaving your way
I heard you got lost
Losing your voice to the ground below
And I stayed awake until you were home
It was days and days and days and oh

Come down from your mountain
You’ve been gone too long
If you will then you should say so
Don’t leave me hanging on

Out from the open window
We could hear you breathing
Hold on but it does not hold on
Every mountain falls

Somebody said you would be gone
Somebody said you would be gone
Somebody said you would be gone
Somebody said you would be gone.”

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