Archivi del mese: febbraio 2015

Se solo mi volessi di più.

A volte vorrei non avere alcun legame, nessun rapporto più profondo di quello che si può avere con chi incontri per caso in un pub una sera soltanto e poi mai più.

Vorrei essere una comparsa nelle vite degli altri e l’unico personaggio a colori nella mia.

A volte vorrei non avere un posto in cui voler tornare, così non dovrei più fermarmi a svuotarmi le tasche scoprendo che dentro non sono rimasti che ricordi.

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Anyone else…

A me non frega veramente di niente altro al mondo quando ho la sua voce intorno, addosso, dentro.
E se succede – sempre – così da quasi 20 anni, un motivo profondo ci sarà.
Lui inizia a fare quello che sa fare e si sciolgono le tensioni tossiche che m’infettano il mondo interiore. Dice le cose come stanno ed è come se parlasse proprio a me, non a milioni di persone indefinite e poi a nessuno. A ME.
E allora non importa se quel colloquio in cui spero tantissimo, veramente tantissimo, arriverò mai a farlo; non importa se ho un grumo di parole che raschia la gola e non trova una via d’uscita nonostante io tenda le dita più forte che posso; non importa se quel regno di ghiaccio che è la Norvegia a Febbraio sia già lontanissimo dopo questo viaggio in cui tutto è stato un po’ una sorpresa; non importa se i giorni a venire odorano già di muffa ancora prima di essere scartati.
Lui apre bocca e mi tiene al sicuro tra quei denti strani, lì dove c’è solo battito, baci impliciti, la sua voce perfetta amplificata in un loop infinito di respiri che cancellano il mondo.

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Categorie: Beyond, Imagine | 1 commento

Someday, somehow.

Me ne sto arrotolata sul questo divano scomodo come fossi un maglione tolto di fretta e lasciato a raffreddare.
Da quassù la visuale è un po’ distorta. Bisogna superare le gambe incrociate, i cuscini messi male e almeno due gatti addormentati, per riuscire a vedere qualcosa.
Osservo i mozziconi ancora ardenti dei giorni appena finiti, ma non riesco più a sentirne l’odore.
Ho ritrovato chi credevo perso e dimenticato, ed è stato talmente facile da farmi quasi paura.
C’è stata musica a volumi sbagliati e per questo perfetti, e folla che schiaccia, ed occhi chiusi a lasciar passare tutto attraverso, senza resistenza.
C’è stata la febbre alta, il corredo di brividi e tonsille gonfie, il comodino assalito dai medicinali, e l’impossibilità di abbandonare il pigiama.
Forse non ho più l’età per le rivoluzioni, figuriamoci per le rivelazioni.

Per la prima volta dopo molto, moltissimo tempo, credo che io stia scrivendo certe storie perché voglio davvero che vengano lette .
Credo che questo sia l’anno in cui farò pace con l’idea che ho di me stessa, per iniziare SUL SERIO ad accettare le carezze senza il timore che lascino il segno.
Potrei perfino imparare a ridere in modo sincero di quel mio stupido libro scritto a 15 anni che di solito tendo a tenere nascosto il più profondamente possibile. Magari non farà più male, ritrovarmelo di fronte in certi scaffali inaspettati.

Ho avuto talmente tanta neve da sentirmi pronta ad uscire allo scoperto e ballare.

Categorie: Beyond | 7 commenti

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