Archivi del mese: novembre 2014

Postilla.

Mi è stato giustamente fatto notare che ho dimenticato di specificare chi siano le nuove sosia!
Dunque, dovesse mai interessarvi, vi basterà cercare su Google:
– Annie LOL (sì, avevo i capelli rosa e sì, indosso orecchie da gatto di tanto in tanto, giusto per. Ma no, il mio orsetto purtroppo non si trasforma in un mostro infuocato, se lo lancio.);
– Shiny Saving Santa (tra l’altro il film è anche carino ed è la stagione giusta per guardarlo, in caso ve lo foste perso!).

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Cose a caso da casa.

Ho chiesto un giorno off, ho cancellato impegni e settato sveglie… e secondo voi sto ripassando qualcosa per l’esame di oggi pomeriggio??
Ma figuriamoci, perché mai?!
Meglio impiegare il mio tempo preparando un caffè con cannella, noce moscata, spuma di latte di soia e cioccolato bianco fuso in cima.
Sono una brutta persona e se andrà male non potrò lamentarmi, perché un po’ me lo merito.
La verità è che sono del tutto proiettata verso altre questioni che ieri sembravano lontanissime ed oggi già si meritano il punto esclamativo rosso che le bolli come “URGENTI” ed “IMMINENTI”.
Ci sono delle collaborazioni musicali all’orizzonte che non immaginate, uhuhuh, e almeno una di queste la dovrete apprezzare per forza perché ve la propinerò fino alla morte, una volta portata a conclusione.
Poi insomma, mi hanno fatto notare che esistono ben due (ennesime) mie sosia virtuali appartenenti rispettivamente ad un videogioco e ad un film d’animazione, quindi sto anche ridendo da un’ora guardando quelle immagini su Google.
Cose importanti che non si possono rimandare per uno stupido esame, capirete.
Tanto lo so che finirò ad ubriacarmi con i compagni di corso per dimenticare il probabile disastro, inutile girarci attorno.
Sì, ok, ciao.

hereshecomestosavethedayorthedayaftertomorrow

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Moody Sunday.

Non è una buona giornata.
Per una volta nella mia vita in cui speravo non piovesse, chiaramente mi sono svegliata nel bel mezzo del diluvio universale, per cui ho dovuto annullare i piani che aspettavo di mettere in pratica da una settimana.
Ho provato a sfruttare l’imprevisto per fare altro, ma sono uscita di casa tre volte, continuando a dimenticare qualcosa, così alla fine mi sono talmente arrabbiata da aver deciso di restare qui e basta, ché l’umore non era proprio da vita sociale.
Ho impastato ed infornato due teglie di cupcakes, cosa che non facevo da mesi, ma l’effetto calmante dell’aroma di vaniglia e della glassa con zucchero verde luccicante è durato poco, rispetto al solito.
Sarà che oggi, in teoria, dovrei essere altrove. L’avevo deciso molto tempo fa, ma poi ho rinunciato, sicura che sarebbe stata una mossa stupida e controproducente per tutti.
Non so cosa mi infastidisca di preciso, forse è una serie di elementi apparentemente innocui che, ammucchiati tutti insieme nel punto sbagliato della mia testa, rabbuiano i pensieri.
Ho qualche senso di colpa incastrato tra i denti e non posso sorridere.

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Un post assolutamente inutile.

Non sono proprio malata, né mi sento male; è più uno stato di debolezza generica che mi spinge a tenere una coperta sulle spalle e ad annullare gli impegni per la mattinata, optando per qualche ora di niente assoluto.
Sono di quell’umore un po’ lento e coccoloso, da fusa sul divano (se solo i miei morbidini non fossero in un’altra nazione, sigh.) e musica in sottofondo; di quell’umore che non ha fretta e non ha voglia.
La mia TV è finalmente di nuovo funzionante e costantemente sintonizzata su Sky Christmas, True Christmas e Christmas 24. Sembro ossessionata? Lo so (no).
Il bello è che, per ora, stanno trasmettendo solo film brutti (in stile canale 5, per intenderci) con trame inconsistenti e ritrite di cui si può prevedere perfettamente il finale già solo dal titolo. Ma sono film a tema natalizio, e allora li guardo lo stesso, magari con aria distratta, facendo altro, ma non cambio canale.
Tra una settimana esatta ho l’ultimo esame orale e sono ben consapevole di avere davvero poche possibilità di passarlo con un votone, ma a dire il vero voglio solo che quella giornata finisca “e chi s’è visto s’è visto!”.
Sto perfino partecipando ad incontri di studio di dubbia utilità con un paio di compagne, ma finiscono tutti, inevitabilmente, con risate di disperazione e tazze di caffè strabordanti.
Sarà un successo, me lo sento!
Tra le cose belle della settimana, posso includere l’aver ceduto alla tentazione di decorare un po’ la mia stanza, così ora una grossa serie di lettere in feltro recita “MERRY CHRISTMAS” proprio sopra al mio letto, mentre il davanzale della finestra ospita un vaso rosso pieno di candycanes di diverse misure (che non resteranno lì a lungo, temo.).
In realtà, ho comprato una confezione da 34 di quelli piccoli da utilizzare in modo generoso, per una volta. Un paio di giorni fa, ho impacchettato tutti i regali presi fino ad ora, ma quest’anno ho deciso di farlo in modo semplice. Ho optato per due soli tipi di pacchetto: carta da pacchi semplice marrone con nastro rosso, oppure carta rossa a pois bianchi con nastro dorato. Il tocco finale, su tutti, è un mini candycane annodato al nastro ed un bigliettino d’auguri con diverse immagini a tema.
Sono molto fiera di me, devo dire, anche se mancano ancora gli ultimissimi regali, ogni anno i più difficili: quelli per i miei!
In tutto ciò, giusto per non farmi mancare niente, ogni volta che metto il naso fuori casa, uso la scusa del freddo per ingurgitare litri di: Gingerbread Latte (Starbucks; Costa), Praline Cappuccino (Caffè Nero; Costa), Peppermint Mocha (Stabucks), Sticky Toffee Latte (Costa), Amaretto Latte (Caffè Nero), Toffee Nut Latte (Starbucks), Eggnogg Latte (Starbucks), Black Forest Hot Chocolate (Costa), Honey and Almond Hot Chocolate (Starbucks), White Hot Chocolate (Costa)… sono inarrestabile, davvero, che qualcuno mi aiuti!
A questo proposito, vorrei aprire una polemica.

[SPAZIO POLEMICA.]
Perché, perché, PERCHE’ in Italia esistono rarissimi posti che offrano la possibilità di bere qualcosa di diverso dal classico espresso o cappuccino?
Perché???
Perché partiamo dal presupposto che a noi italiani non piacerebbe entrare in una caffetteria e chiedere un Americano, invece che un espresso?
“Non è vero caffè!”, già vi sento.
Ma chi lo decide cos’è il “vero” caffè? Chi ha detto che l’espresso sia l’unica possibilità e che debba piacere per forza a tutti?
Conosco (ebbene sì) molte persone a cui il caffè semplice, nero, così come lo si versa dalla moka, non piace e che, invece, bevono di buon grado le varianti offerte in questi (e non parlo solo delle grandi catene) posti, come ad esempio il Flat White o il Mocha, ecc.
Non parliamo di cose di chissà quale difficoltà tecnica, eh, si tratta di ingredienti facilmente reperibili e, probabilmente, già presenti in ogni bar, per cui manca solo la volontà di utilizzarli in modo diverso dal solito.
Perché, se vado al bar, non posso decidere (non in ogni bar, almeno) quanto caffè voglio nel mio cappuccino, che tipo di latte e in una tazza di che dimensione, per esempio?
Perché non posso aggiungere un filo di sciroppo al caramello, se mi sento particolarmente golosa?
Perché non è contemplato che io, il mio maledetto caffè, possa volerlo portare via, senza rischiare di ustionarmi con un ridicolo bicchierino di plastica con un tovagliolino poggiato sopra???
C’è un posto, a Torino, chiamato Busters Coffee (ce ne sono un paio in giro per la città, in realtà), che è palesemente ispirato al famoso Starbucks.
La qualità di bevande (sia calde che fredde) e cibo, a mio parere, è ottima, i prezzi adeguati ed il posto molto carino, dall’atmosfera semplice ed accogliente.
Ecco, ogni volta che mi ci sono trovata a passare, l’ho sempre, SEMPRE, trovato pieno.
Questo a dimostrazione del fatto che, una caffetteria sul genere, in Italia, può funzionare.
Hanno, sul menu, una serie di varianti del classico caffè/cappuccino/frappè/tè ed una bella scelta di torte/muffin/croissant/biscotti.
Il tutto può essere consumato ai tavoli (in estate anche all’esterno) leggendo un libro o lavorando al pc, oppure “to go”, con appositi semplicissimi bicchieri di carta con coperchio, così come li vediamo nei film.
NIENTE DI PIU’ SEMPLICE E COMODO, NO???
Non capisco perché dobbiamo ostinarci a vedere la pausa-caffè come una cosa frettolosa, di passaggio.
Il caffè, per me, è un rituale, un momento di relax da condividere con amici o con i miei pensieri, con calma, se posso. E se sono di fretta, perché devo negarmi quel piacere? Perché non posso entrare in un bar, ordinarne uno e portarmelo via senza che il barista mi guardi come se gli avessi appena chiesto di sacrificare sua moglie a Odino??
So che a Firenze esiste un posto simile ed anche a Roma ce n’è di sicuro uno, ma la cosa è ancora poco diffusa. Creiamo un comitato di liberalizzazione delle caffetterie open-minded??

[FINE POLEMICA.]

Un’altra cosa che Christmas 24 manda in onda, di tanto in tanto, è un caminetto.
Sì, avete letto bene: un caminetto.
Sullo schermo appare questo fuoco scoppiettante e nient’altro, per almeno 10 minuti buoni (ma forse anche di più, dovrò farci caso) e devo ammettere che mi fermo a guardarlo.
Suono ancora più pazza di prima? Temo di sì, ma io non ho mai avuto un caminetto in vita mia, in nessuna delle duemila case in cui ho abitato! (Ad onor del vero, qui ce n’è uno, ma non viene mai acceso e comunque non è nella mia zona della casa.)
Quando vado a trovare qualcuno che ce l’ha (tipo mia zia o i genitori di M.), passo metà del tempo ad arrostirmi lì davanti, e poche cose come il caminetto fanno Inverno, dai, è risaputo!
Quella luce, quel tepore, gli scricchiolii del legno, l’odore… e poi si possono fare le caldarroste!
E insomma, non so voi, ma io comincio a sentire prepotentemente il bisogno di un po’ di neve… e allora domenica vado a prendermela!

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Beyond words.

Non scrivo tanto perché sono felice.
E’ incredibilmente Natale, qui, tutto intorno e sulla mia faccia e nell’armadio e per le strade.
E allora lo vivo e basta, non posso fare altro.
Non ho parole per descrivere, né tempo, né bisogno di.
Vivo questo mese che, lo so già, mi sfuggirà dalle tasche talmente in fretta da lasciarmi la sensazione di non aver fatto abbastanza, di aver tralasciato particolari fondamentali, di aver sprecato occasioni ed istanti e poesie perfette.
Per questo, voglio provare ad afferrarlo sul serio, a tenerlo stretto il più possibile, questo Novembre umido di nebbia da fiaba che mi arruffa i capelli.
Voglio giocare la partita perfetta, battere ogni colpo con passione, guardare dritto negli occhi il traguardo che non è mai stato tanto nitido.
Non sono pronta e non lo sarò mai, probabilmente, ma questo non ha mai fatto andare le cose diversamente.
Facciamo che ci provo, mi tuffo in campo e basta, quel che succede succede.
Andrà bene, alla fine. Senza bisogno di dirlo.

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“…you’re in my body, that’s where I think about you…”

E niente, se nella vita, almeno una volta, qualcuno vi guarderà come Max guarda Sherri, potrete sentirvi soddisfatti per il resto dei vostri giorni.

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In the dark, in the dark, in the dark.

Se fossi una persona meno pigra e, soprattutto, dotata di attrezzature e capacità adatte, vi mostrerei con un reperto fotografico quanto è buia e tempestosa questa mattina.
Immaginate l’oscurità più totale e il rumore costante e fitto del temporale che infuria su questo venerdì che attendevo con ansia.
Tra un paio di minuti dovrò affrontare tutto ciò per andare a lezione, quindi se non mi leggerete nei prossimi giorni sarà perché sono stata colpita da un albero, o da un fulmine, o perché sono annegata in una pozzanghera.
Vi lascio con un pezzo che amo e non ascoltavo da un po’, così almeno mi ricorderete per qualcosa di bello.

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Weirdo.

“Sei incredibilmente, sorprendentemente, direi anche irrimediabilmente vera. O così sembra.
[…] T’immagino come una ragazza che nasconde in sé un mondo strano, abitato da strani personaggi, che parlano strano, vestono con strani colori a noi sconosciuti, agiscono in modo assurdo, come… un circo. Ecco, un circo sospeso tra la paura e il paradosso.”

(Da una mail di Den, un paio di vite fa.)

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La posta del cuore.

Se c’è una cosa empiricamente dimostrata e confermata da ogni singola coppia uomo-donna io abbia mai incontrato nella vita (comprese quelle di cui facevo/faccio parte io), è quella che ho deciso di condividere in questo post.

Uomo, oh uomo, mi rivolgo a te.
Se la tua donna ce l’ha con te perché non hai fatto una determinata cosa (e no, di solito non si tratta di andare a fare la spesa o di portar fuori la spazzatura, quanto piuttosto di gesti simbolici/attenzioni/cosecosì.)… l’ultima, credimi, L’ULTIMA cosa che dovresti fare, dopo la discussione e/o il silenzio glaciale che lei ti sta servendo da un paio d’ore, è metterti a fare quella determinata cosa.
MAI, MAI FARE QUESTA MOSSA!
Tu dirai: “Ma scusa, le do quello che vuole, così è contenta, no?”.
Imbecille, non ha capito proprio niente, allora.
Per quanto tu possa essere in buona fede (ché molte volte DAVVERO poi quel gesto lo fai con sentimento, solo che non ci avevi pensato prima,), otterrai l’effetto esattamente opposto a quello desiderato.
La tua donna si sentirà presa per il culo (per la serie: “Certo, ora lo fai perché te l’ho detto io, mai che ti venga spontaneo fare un gesto carino per me!”. Pur sapendo, sotto sotto, che non è affatto così.), si incazzerà ulteriormente con te e poi con se stessa per averti trattato male, e la giornata di tutti sarà rovinata inevitabilmente.
La cosa migliore che tu possa fare è ascoltare il suo sfogo e rispondere, con aria da cane bastonato, che ha ragione, che capisci perfettamente cosa intende (anche se non è vero. Perché tanto non è MAI vero, diciamolo.) e che ti dispiace di aver dato l’impressione di non pensare abbastanza a voi due.
Lei si sentirà soddisfatta per aver fatto valere il suo punto di vista e ben disposta ad accettare il tuo, così le acque si calmeranno per un po’.
E’ solo a quel punto, quando la tempesta sarà ormai passata da un pezzo, che tu dovrai colpire facendo esattamente quello che lei voleva giorni (o settimane, o mesi, a seconda dei casi.) prima!
A quel punto avrai doppio punteggio: 1) “Ohh, che gesto carino!”; 2) “Vedo che allora mi ascolta, il discorso fatto giorni (o settimane, o mesi) fa, è servito!”, e tutti sarete più contenti.

Se sei più il tipo che preferisce seguire il detto “Meglio prevenire che curare”, invece, buon per te!
E’ tutto più semplice di quanto si possa pensare.
E’ la tua donna, dai, più o meno saprai in che periodo del mese diventa particolarmente psicolabile, no? Ecco, tu gioca d’anticipo.
Falle un complimento, portale un regalino, chiamala solo per dirle che ti manca, abbracciala un po’ più forte del solito. Queste stupidaggini piacciono a tutte, c’è poco da fare.
Una cosa minuscola così, fatta senza nessun motivo particolare, e passa la paura!

Che poi, io dico… ma è davvero così difficile arrivarci da soli?? -.-”

[Post tratto da storie vere.]

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“…don’t try to fix me, I’m not broken…”

Poco fa, un amico mi ha chiesto di pensare a qualcosa che, oggi, mi ha fatto sorridere.
Ci ho riflettuto a lungo e ne ho trovata soltanto una. Una. In un’intera giornata di niente.
Sorrido poco perché la gente mi prende troppo sul serio.
Mi chiedo se io abbia un broncio perenne di cui non mi accorgo, se siano davvero tanto grevi le parole che, a volte, riesco a dire a voce alta, solo per il gusto di ascoltarle insieme a qualcuno.
Sono tornati fantasmi, qualche notte fa.
Credevo fosse un sogno, ma al mattino erano ancora lì, in attesa fuori dalla mia finestra.
Non ci ho neppure pensato; in fondo li aspettavo. Li ho lasciati entrare senza paura, senza riflettere, perché mi facciano compagnia.
E’ questo che ci fregherà. Questo bisogno di sottofondo di avere del pubblico.
Io sono semplicissima, davvero. Chiedo soltanto quello che voglio, voglio soltanto quello che chiedo.
E’ così difficile crederci?

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