Archivi del mese: aprile 2013

Unknown’s advice.

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“Create something everyday.
Whether it be a painting or a new way to fix your hair. Just create something you can look at and take pride in.
Something you see as beautiful.
Look at the world around you and find beauty in the places most people don’t even bother to look.
The things you see everyday.
Find a way to see them in a new light. The simple things most people overlook. Learn to appreciate them.
It’s the only way you can make it in a world that has so much darkness. It’s so important.
And that is art.”

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Istantanee.

Capisci che forse è ora di cambiare lavoro, quando esci per strada con ai piedi solo le calze antiscivolo e te ne rendi conto dopo circa duecento metri di camminata frettolosa sull’asfalto umido.

-.-“

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Seriously, WHEN?

“Everybody’s seeking for happiness
What do they wanna see?
Everybody’s seeking for happiness
But what is it really?
You wanna live in a big house
You want a dog, you want a car
You want a lover for the life
You want money, you wanna shine
I know I shouldn’t see all black
I know everything is not dark
I know that I should see the light
I should see through all that
If everything could be happiness
I’ll be happier..
..If everything could be happiness
Just full of joy, just full of love
If everything could be happiness
I’ll be happier
I would like the peace in the world
I want the sun to shine everyday
I just want to be loved by you
I want to travel everywhere
And have fun every single day
TELL ME WHEN IS IT GONNA START?
WHEN IS IT GONNA START?…”

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Lagne.

Stamattina, dopo davvero tantissimo tempo, mi sono concessa il lusso di dormire fino a tardi.
Dormire sul serio, con i sogni ingarbugliati, le lenzuola fin sulla testa ed il telefono spento.
Al risveglio (quello vero e definitivo, senza contare i saluti assonnati ad un mattiniero M.), mi sono ritrovata ad affrontare un lieve mal di testa e qualche senso di colpa di sottofondo, perché la mia vita recente mi ha inculcato insani pensieri del tipo “alzarsitardièunosprecoditempo”, a quanto pare.
Ho provato a scacciare il tutto con una tazza di caffè bollente e mi sono accorta di quanto fosse fuori luogo, oggi, il mio abbigliamento notturno praticamente estivo.
Fa di nuovo freddo, dopo una settimana di afa improvvisa e serate da golfino leggero e gelato in pugno.
Da qualche parte sta perfino nevicando, me l’ha detto internet.
E questa cittadina che presto non sarà più “mia”, mi ha concesso un temporale da manuale, con qualche istante di grandine e tuoni borbottanti in sottofondo.
Nella mia testa già si affollano scatoloni e dettagli da progettare, realizzare poco alla volta, rendere perfetti alibi al mio senso di ansia e vuoto quasi perenne, ultimamente.
Sto per trasferirmi altrove. Di nuovo. Dopo un solo anno dall’ultimo trasloco.
Il problema è che sto iniziando a sperare che sia l’ultima volta, almeno per molto tempo.
Quasi mi ci vedo, ancora tra le stesse mura, tra cinque anni.
Per dire, eh.
E forse è per questo che mi convinco ogni giorno di più di quanto ci serva un determinato mobile o di quanto ci sia assolutamente bisogno di fare un certo lavoro o di quanto sia indispensabile fare le cose “giuste”, “per bene”, “ora che c’è tempo”.
Credo di sentire la necessità, sotto sotto, di crearmi dei motivi concreti, materiali, per restare, per fermarmi, per darmi la possibilità di “metter radici”, di creare una storia, di sentirmi davvero parte di qualcosa che non sia fuggevole e passeggero, come tutte le altre volte.
Oggi ho letto (in un post di firesidechats21, ndr) la frase “ci vanno anche le persone  giuste, nella vita,  per poter vivere” e questo mi ha fatto riflettere.
Perché proprio ieri sera stavo provando a spiegare ad M. cos’è che mi manca per sentirmi “a posto”, per togliermi di dosso la fastidiosa sensazione di tirare avanti e basta, sprecando la vita.
E lui continuava, giustamente, a chiedermi se mi sentissi sola, se fosse la carenza di persone con cui condividerla, questa vita, il reale problema.
Ma io lo negavo e vorrei poterlo fare anche adesso.
Perché mi sembra una fregatura, ammettere una cosa così.
Dopo tutto il tempo passato ad evitare la gente, aggrappata gelosamente alle giornate solitarie, ai pomeriggi liberi dal lavoro trascorsi esclusivamente con parole stampate o cantate… mi accorgo di desiderare anche altro.
A volte, ecco.
Non che io sia un’asociale senza amici. Non del tutto, almeno. 😛

Vorrei semplicità.

O anche solo un finale sensato per questo post, dato che non ho intenzione di proseguire in questa lamentela che, nel frattempo, si è già diluita nel temporale, trasformandosi in nient’altro che pessimismo da sabato pomeriggio in silenzio.

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Punto e accapo.

“…Sickened in the sun
You dare tell me you love me
But you held me down and screamed you wanted me to die
Honey you know, you know I’d never hurt you that way
You’re just so pretty in your pain
Give up my way, and I could be anything
I’ll make my own way
Without your senseless hate.
So run, run, run
And hate me, if it feels good.
I can’t hear your screams anymore
You lied to me
But I’m older now
And I’m not buying baby
Demanding my response
Don’t bother breaking the door down
I found my way out
And you’ll never hurt me again.”

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“Ciò che comincia in rabbia, sempre finisce in vergogna.”

Non si è davvero al riparo neppure in casa propria, se la tempesta ne conosce l’indirizzo…

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Indagine sociale: parliamo del fattaccio.

Poiché in molti (contro ogni mio pronostico) avete risposto al quesito del mio precedente post, ho deciso di specificare due cosine qui, per rispondere alle domande poste nei vostri commenti.

Dunque…

L’amico (o presunto tale, mi vien da dire a questo punto…) è quello che mente.
L’altra persona credevo potesse esserlo, amica mia, ma mi si è rivoltata contro di punto in bianco, in modo feroce, cattivo e per motivi piuttosto ridicoli, devo dire.
“Costringendo” (le virgolette sono d’obbligo, poiché credo fermamente nel libero arbitrio di ognuno, raccontiamoci poche balle) il primo a tagliare i contatti con me, sua amica da anni (same old shit, per intenderci).
Il primo non l’ha fatto, dato che non ce n’è davvero motivo, ma per mesi ha detto il contrario alla seconda, “per il suo bene e per il quieto vivere, tanto non faccio nulla di male” (frase vera per quanto riguarda la seconda parte ed opinabile sulla prima parte).
Inizialmente ho provato ad oppormi alla cosa, cercando di essere comprensiva con la seconda (cosa praticamente impossibile, dato che nessuno ha ancora capito quali siano i suoi reali problemi nei miei confronti, a parte confuse accuse che neppure una tredicenne, proprio!) per ricucire un minimo di pace apparente, nonché incitando il primo a smetterla di raccontare stronzate e puntare i piedi sulle proprie posizioni, che comunque non arrecano alcun fastidio alla seconda.
Dopo un po’, mi sono semplicemente tenuta a distanza dalle loro dinamiche insane (e non parlo solo di questa), facendomi gli affaracci miei.

Ma la seconda è tornata alla ribalta, dopo mesi e mesi di silenzio assoluto, accusandomi di ulteriori assurdità, nate da sue congetture surreali riguardo fantomatici miei gesti sicuramente riferiti alla sua persona e pensati per distruggere la sua serenità mentale!
Sottolineando, più e più volte, di avere il TOTALE appoggio del primo, in questo pensiero, e precisando di non essere la causa del suo allontanamento da me, fortemente voluto dal sopracitato e da lui liberamente scelto.

Lui che mi ha chiamata un minuto prima che lei mi sputasse addosso queste puttanate.
Lui che il giorno prima mi ha invitata a pranzo e il giorno prima ancora al cinema e il giorno ancora ancora prima a fare aperitivo, ecc.

BITCH PLEASE…

La stizza di fronte a cotanta testardaggine nel rompere i coglioni a chi neppure ricordava che questa persona esistesse (ma in realtà no, io tramo malefici piani per distruggere la sua vita!), mi ha suggerito di spiattellare tutto per chiuderle il becco in pochi secondi, lasciando nella cacca entrambi questi strani personaggi.
Ma, purtroppo, al primo sono affezionata, nonostante tutto, così ho evitato.
(In realtà l’ho fatto soprattutto per mantenere contegno e stile, ché tanto il Karma saprà cosa fare a riguardo, senza bisogno del mio aiuto.)
Ho educatamente troncato la conversazione con poche frasi ed un grosso PUNTO, dopodiché ho riversato il fastidio sulla vera causa di tutto: il primo, l’amico, il senzapalle.

Perché io posso anche volergli bene, ma farmi tirare in mezzo a questi patetici teatrini, per aiutarlo a mantenere il quieto vivere nei rapporti interpersonali che lui, da solo, non ha mai saputo gestire da quando lo conosco… ANCHE NO.

Diciamo che, alla fine dei conti, la risposta giusta al precedente sondaggio era la c.
Perché solo un emerito coglione avrebbe sprecato ben 2 post per una cosa così.

Categorie: Ordinary li(f)e | 2 commenti

Indagine sociale.

Se qualcuno racconta tante, ma tante bugie a qualcun’altro e quest’ultimo viene anche a vantarsi con te riguardo tali cose, che tu sai perfettamente essere enormi cazzate… il non rivelare nulla fa di te… ? :

 a) un buon amico nei confronti della prima persona;

b) una persona discreta che non si intromette negli affari degli altri (anche quando viene tirata in mezzo ed insensatamente accusata/insultata più volte);

 c) un emerito coglione.

A voi l’ardua sentenza.

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“Night bus”.

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Rainstorm.

Sono lontanissima.
Confusa e distorta, guardata da certe distanze.
Socchiudi le palpebre per contenermi in uno sguardo sottile, minuto, più adatto alle mie dimensioni.
C’è una finestra appannata a dividerci, mentre la pioggia si prende lo squarcio di mondo che a lungo ho chiamato mio.
Forse ho sbagliato strada, tornando a cercarmi.
Vorrei poterti mostrare il modo più semplice, l’antidoto, la soluzione.
Ma non c’è risposta alle tue urla segrete.
Nessuna salvezza autoinflitta, finché non sarà tardi.

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