Archivi del mese: dicembre 2011

“We are NOT our failure.”

Ok, basta.
Ho finto che non m’importasse, ma m’importa eccome, porca miseria.
M’importa.
M’importava ad Ottobre e m’importa adesso, per quanto io non voglia.
So che non è razionale, so che non è sano, so che questo non c’entra quasi nulla con me.
Ma è quel “quasi” che non mi lascia tranquilla.
Voglio dire… e se avessi tenuto la bocca chiusa, quel giorno? E se avessi mentito, a quel colloquio? E se avessi sorriso di più, insistito di più, chiesto di più?
Mi sento un disastro. Un disastro ambulante. Emotivo, biologico, pratico.
Un disastro per cui, ora, non vedo soluzioni.
Odio doverlo ammettere, ma… tutto questo, non posso affrontarlo da sola.
Non stavolta.

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*___*

Volendo parlare di cifre, mancano:
– 3 giorni al Nostro Nataleee;

-4 giorni alla mia partenza;

– 1 settimana alla Vigilia di Nataleee (leggi: il giorno dell’anno che preferisco in assoluto);

– 8 giorni a Nataleee;

– 2 settimane all’ultimo dell’anno (e ancora non ho idea di come/dove lo trascorrerò, n.d.r.);

– 15 giorni al mio compleanno (leggi: il giorno dell’anno in cui più facilmente tendo a deprimermi);

– 17 giorni alla gita al rifugio in montagna (e quindi in mezzo alla neveee!);

– 20 giorni alla seconda edizione di Gioconghera (evento ludico-lavorativo di cui ora non mi va affatto di scrivere come si deve) e quindi all’Epifania e quindi alla fine ufficiale di questo periodo magico e quindi alla mia disperazione più totale.
Sta per arrivare il tanto temuto quanto chiacchierato 2012 e, a dire il vero, mi sono abituata solo da pochissimo a scrivere 2011 sui documenti ufficiali.
Come sempre, il mio mancato tempismo è puntualissimo, direi. -_-”
E’ stato un anno strano, piuttosto solitario, denso di esperienze nuove e di errori antichi.
Posso affermare con certezza di aver stravolto la vita di due persone: la prima in senso negativo, la seconda in senso positivo.
Almeno c’è una sorta di equilibrio, in questo.
Ho recuperato rapporti che credevo sepolti; ho imparato a cantare a piena voce anche senza il supporto di rumori possenti; ho mentito e sono stata crudelmente sincera; ho lasciato crescere i miei capelli senza torturarli ogni volta che uno sbalzo d’umore avrebbe voluto infierire; ho pianto pochissimo, ma non mi sono mai sentita tanto triste; ho trascorso una quantità impensabile di ore su treni, autobus, camper, automobili, tram, metro; ho letto libri bellissimi; ho scritto. Di nuovo. Con Amore; ho riso e fatto vocine stupide in occasioni improbabili; ho avuto pensieri importanti, spaventosi, dolcissimi sul Nostro futuro; ho usato pochissimo il telefono e troppo il computer; ho scattato fotografie, ma non quante avrei dovuto e voluto; ho abusato di caffè, di paranoie e di telefilm; ho amato momenti, odori, brividi, persone, sorrisi, canzoni, immagini, ricordi, parole, rumori, notti, colori, errori, certezze; ho incontrato per puro caso e RICONOSCIUTO, finalmente, quello che voglio per me, per la mia vita, per il mio avvenire… e sto lavorando duramente per tenermelo stretto.
Alla fine della festa, però, mi ritrovo ancora sola, per lo più.
Ho conosciuto moltissime persone, in ambiti e modi diversi, ma non ho legato davvero con nessuno, questo è quanto.
Ci ho provato, a volte, ma non ha funzionato.
Cause I’m still “a kid, an alien among the people”.
L’unico rapporto intenso, profondo, che mi ha tenuta speranzosa per quasi un anno intero, era… inquinato, infetto, destinato a finire male.
E così è stato, per quanto abbia cercato di evitare od ignorare il prevedibile schianto.
Non fraintendiamo, ho già superato da molto la fase dell’autocommiserazione. Adesso sto cercando di uscire dall’inevitabile momento: “sonoasocialeinfondostobenedasolatantononesistenessunoamecompatibilequi”, per dirigermi lentamente verso la sana e serena accettazione dell’attuale situazione, ché tanto “ora è così” non vuol dire assolutamente “e così sarà per sempre”.
Eppppppppoi è Nataleee, no?
E’ tempo di sporcare la cucina sfornando biscotti; rischiare di spaccarsi le ossa pattinando sul ghiaccio; raggiungere un rifugio bianco di neve; ritrovare la famiglia e le sue strambe abitudini; ascoltare musica allegra e malinconica; sentirsi più buoni e convincersi che durerà.
So… have yourself a merry little Christmas, folks! 🙂

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“…for once in my life let me get what I want…”

Ho la spalla sinistra bloccata e dolorante, inoltre le dita della mano destra mi provocano simpatiche fitte dolorosissime non appena tento di piegarle, rendendomi impossibile ogni più semplice movimento.
Credo che mi reinventerò mancina perché, di questi tempi, non credo proprio che riuscirò a strappare una pensione di invalidità allo Stato.
Oppure potrei semplicemente decidermi ad alzare il culo e trascinarmi da un medico che possa prescrivermi degli antinfiammatori, mettendo fine a quest’assurda immobilità da vecchia decrepita.
Ma sono troppo pigra per farlo, quindi mi abituerò alla vita da menomata. U_U
Inoltre, non me ne frega (quasi) niente degli acciacchi fisici, perché ieri sera ho ricevuto finalmente una bellissima notizia che aspettavo da un mese!
Sìììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììììì! >__<
Ovviamente non scriverò nulla di preciso, qui, per il momento. Però sono troppo felice per non fantasticarci su, quindi un riferimento in questo inutile post era d’obbligo.
Ogni tanto, le cose positive ci vogliono, dai.
Inoltre è stato un bel colpo alla mia ormai nulla autostima, per cui non posso far altro che essere grata al destino o a chi per esso, e godermi il momento aspettando di incominciare al meglio questo nuovo viaggio, perché in fondo è sempre di questo che si tratta.
Ho una possibilità. Una NUOVA possibilità. Proprio quando non ci speravo più.
“Com’è avere un progetto?”, mi ha chiesto M.
Beh… è spaventosamente bello.

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Santa’s little elf!

Nessuno ci crede, ma un giorno io riuscirò a coronare il mio sogno di diventare un’elfa di Babbo Natale!

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Le perle di sarcasmo di Dawson’s Creek.

JOEY: “Come hai fatto a diventare così…”
DREW: “Disgustoso? Semplice fortuna!”

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Chieditelo. Poi rispondimi. Sul serio.

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When I speak English, I NEVER lie.

“If I had one wish it’d be for you and all your friends that didn’t like me
If I had one wish it’d be that we had danced more at that apocryphal wedding
IF I SOUND ANGRY, I’M SORRY
This body can only cry for so long
And if you want to blame me, then go on
I’M SMILING NOW, CAUSE I’M SMARTER THAN YOU THINK
I’m smarter than you
I’m smarter than you think
And I apologize for not telling you that my halo was cut from paper
Sliced from the fibers that made up all the parts that we WERE together
Even though I miss you, I’m thankful
It’s obvious that this war was futile
So put your hands together and clap for
The painful choice you’ve made ‘cause it’s right..
..You are the narcissist
You’re everything you saw in me
(Into the sea you fell
In love with the reflection of yourself)
You are the narcissist
You’re everything you saw in me
(I felt the ocean’s grip
I swam away to watch you drift)
You failed to see I’m smarter than you think..
..I’m smarter than you (I found out)
I’m smarter than you think (The hard way this time)
I’m smarter than you (We were right)
I’m smarter than you think (This was all wrong).”

 

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Natalizioso!

Quando ero bambina (intendo anagraficamente, perché per vocazione lo sono ancora, n.d.r.), l’8 Dicembre rappresentava uno dei giorni dell’anno più attesi in assoluto.
Per due motivi:

  1. La fiera dell’Immacolata.
  2. Gli addobbi di Nataleee!

Per spiegare il punto 1: al mio paese d’origine, ogni anno in questo giorno si organizza una graaande fiera in occasione dell’Immacolata, che poi dovrebbe essere la protettrice del paese stesso, se non sbaglio.
Come tutte le fiere, altro non è che un mercato molto grande, ma la cosa che a me piaceva tantissimo era la presenza di una quantità indicibile di banchi a tema Natalizio, visto il periodo, e soprattutto… la zona dei maiali!
Sì, avete letto bene, proprio maiali, gli animali rosa e puzzolenti.
Alla fine della fiera (non come modo di dire, proprio letteralmente! :P) c’erano dei camion con maiali, pulcini, galline e forse altri animali da fattoria tutt’intorno, e pregavo mia madre affinché mi portasse a vederli da vicino.
Una volta l’ho perfino convinta, non so come, a comprarmi un pulcino.
L’abbiamo portato a casa, l’ho chiamato CIP (fantasia senza fine!) ed ho giocato a farmi rincorrere da lui intorno al tavolo della cucina per tutto il giorno.
Era tenerissimo, piccolo, morbido, buffo.
Quella stessa notte, rifiutandosi di stare nel nido che mia madre gli aveva preparato (con tanto di pupazzo di paperella per imitare un suo simile.), l’ha trascorsa a pigolare per ore ed ore, come impazzito, finché lei, disperata, non l’ha preso in grembo per farlo calmare.
Si è addormentato così, probabilmente sentendosi protetto, ma non si è svegliato mai più.
Non ho mai capito il perché.
Mia madre sosteneva che ce l’avessero venduto malato, ma io penso sia più plausibile pensare che una creatura così delicata avesse bisogno di starsene un altro po’ con la sua vera famiglia, prima di essere portato a casa da una bambina per un capriccio.

Il punto 2 (per tornare ad argomenti meno drammatici) è, invece, di facile comprensione.
La mia famiglia, per anni ed anni, ha sempre addobbato la casa per il Nataleee proprio l’8 Dicembre.
Era bellissimo.
Cercavamo gli scatoloni giusti tra i millemila ammassati in soffitta e nel ripostiglio, li aprivamo sorprendendoci di quante cose avessimo dimenticato col passare delle stagioni, poi iniziavamo a disporre le decorazioni in ogni angolo di casa.
Ricordo che io avevo i miei personalissimi addobbi, tra i quali una pallina verde con paesaggio innevato impresso a rilievo e scritta “BUONE FESTE” ed uno stivaletto rosso e bianco di velluto.
Fino a qualche anno fa (mi sa che il “qualche” può essere letto come “più di 10 anni fa”, ora che ci penso…), non avevamo ancora un albero di Nataleee finto, così mio nonno paterno andava a scegliere il più bello proprio alla fiera dell’Immacolata, e lo portava a casa, inondando il soggiorno con quell’odore pungente di bosco.
Gli aghi cadevano dappertutto, si doveva spazzare ogni giorno intorno all’albero addobbato, poi finalmente ne abbiamo comprato uno di plastica e il massacro è finito.
Insieme all’albero finto è arrivata anche la tradizione della scelta dei colori.
Ogni anno, mia madre decide di addobbare l’albero e l’intero soggiorno utilizzando determinati colori, e si diverte incredibilmente a fare gli abbinamenti giusti.
Abbiamo avuto il classico rosso, il rosso&oro, il blu, l’oro da solo, il blu&argento, il viola, l’arancione… quest’anno è la volta del bianco e delle trasparenze, per un effetto neve&ghiaccio che da quelle parti si può solo sognare! 😛

So che questo post potrebbe sembrare un po’ nostalgico (e, soprattutto, che non interesserà a nessuno. Anche perché nessuno legge ancora questo nuovo blog, ma tant’è.), ma in realtà ricordo queste cose con piacere, con malinconia dolce.
Tra poco più di una decina di giorni sarò di nuovo al mio paese d’origine, dopo mesi di lontananza, per vivere il classico “Natale(ee) con i tuoi” a cui ancora non voglio proprio rinunciare, nonostante certe cose.
La mia famiglia, di Spirito Natalizio, ne ha da vendere, ed è una delle cose che mi porto dietro ad ogni mio trasloco.
Trovo che sia una cosa meravigliosa, che mi caratterizza, che mi fa sentire a Casa ovunque io sia, per quanto mi allontani da quella che, per prima, è stata la mia effettiva Casa.
Col tempo ho imparato a creare nuove tradizioni Natalizie, con le persone importanti incontrate lungo il mio viaggio senza fine apparente, almeno per ora.
Per iniziare ad addobbare la mia attuale casa, non ho aspettato oggi, perché proprio non resistevo, ma stasera appenderò una piccola ghirlanda alla porta d’ingresso, per completare l’opera e renderla, in qualche modo, ufficiale.
Ho grandi progetti per questa domenica (fingers crossed!), per il Nostro Nataleee, per lo spettacolino con i miei bimbi dell’asilo, per la reunion con i miei amici romani e non… it’s gonna be a magic Christmas, like every Christmas always is. 🙂

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“Chiquitita, tell me what’s wrong…”

Probabilmente mi rovino la vita senza motivo.
Ma resta il fatto che, ancora oggi, non riesca davvero ad eliminare quel “probabilmente”. Il che non aiuta.
Stamattina ho pianto. Alla fermata dell’autobus. Perché lo shuffle mode del mio lettore mp3 ha avuto la crudele idea di farmi riascoltare “CHIQUITITA” degli Abba a tradimento, dopo mesi e mesi e mesi.
Non che mi sia messa a fare scenate teatrali, sia chiaro. Tra capelli sugli occhi per il vento, sciarpa avvolta intorno a metà faccia e testa bassa… sarebbe stato praticamente impossibile accorgersene, infatti credo e spero che non sia accaduto.
Ho collegato quella reazione alla forte malinconia per la mia Chiquitita, che non vedo dall’ultima volta in cui sono stata a trovarla a Londra, ormai quasi 2 anni fa.
Ma non può essere stato solo questo, inutile negarlo.
Così come non è stata di certo l’atmosfera intensa del corso di Arteterapia a farmi venire il magone, ieri sera.
E’ stata quella strada blu, completamente blu, che ho dipinto di getto, come prima cosa, proprio al centro del mio foglio, oltre la soglia del mio labirinto personale.
Lo sanno tutti che penso in Inglese… trovarmi di fronte a quel “feeling blue” e doverlo spiegare al resto delle persone presenti nella stanza, ancor prima che a me stessa… wow.
E poi quei discorsi notturni, quella differenza abissale tra House e Home, i dubbi, i dubbi martellanti, i dubbi presenti da troppo tempo, che cambiano nome col passare dei mesi, ma che ci sono praticamente sempre.
Non so fidarmi.
Vorrei, lo giuro, ci provo. Ma NON SO farlo.
Non mi è mai stato chiesto, in fondo. Come se non fosse necessario, o importante, o possibile.
Come se non fosse la cosa giusta da chiedere, nè quella da fare, in certi casi.
A volte vorrei semplicemente ammettere di essere una pazza ossessiva manipolatrice e sputare tutto quello che ho visto, tutto quello che ho imparato, tutto quello che SO.
Perché io LO SO, non te lo dimenticare mai.
LO SO e fa schifo.
Tutto questo. Fa schifo.

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L’Arteterapia inizia a fare effetto.

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