Somebody told me

Spazio pubblicitario.

Non è un vero post, questo, lo dico subito così metto la coscienza a posto.
Per chi se lo stesse chiedendo (probabilmente nessuno, ché chi potrebbe chiederselo lo sa già per altre vie più dirette.), dall’ultima volta che ho scritto in questo pezzettino colorato di mondo virtuale, molte cose sono cambiate e, soprattutto, certe altre sono tornate al loro posto, dopo un bel viaggio difficile e pienissimo di insegnamenti, fino a tornare a Casa.
If you know what I mean. 🙂

Ma passiamo al vero motivo per cui sono tornata qui, oggi.
I lettori storici ricorderanno, forse, che l’anno scorso ho pubblicato il mio secondo romanzo, “Una specie di ragazza” (Eretica Edizioni, disponibile su qualunque store online – tranne Amazon perché al diavolo Amazon – e ordinabile in qualunque libreria fisica, ndr.) e si dà il caso che ci siano due piccole notizie al riguardo:

  1. Il suddetto libro è stato tradotto in English e sarà presto disponibile in formato ebook. (Non so ancora nulla di preciso riguardo le date, ma dovremmo esserci.)
  2. Grazie all’aiuto di una brava bookblogger (date un’occhiata al suo sito: libricheportoconme.blogspot.com ), proprio oggi è partito un progetto molto interessante e potenzialmente divertente, chiamato Un Libro, Mille Vite.
    Una copia di “Una specie di ragazza” viaggerà in giro per l’Italia, passando di lettore in lettore (completamente gratis, spese di francobollo a parte) ed ognuno sarà libero di lasciare la propria traccia su di essa, scrivendo appunti, impressioni, commenti, critiche, inserendo foto, ritagli di giornale, post-it tra le pagine, sottolineando, evidenziando, disegnando, scarabocchiando… insomma, tutto è lecito!
    L’idea è quella di condividere la stessa storia in modi diversi, personali, originali, perché i libri dovrebbero fare proprio questo, in fondo, no?
    Quindi, se vi va di partecipare, fate un salto sulla pagina facebook del progetto ( Un Libro, Mille Vite ) e lasciate un commento sotto al post del regolamento per essere messi nella lista dei lettori.
    E, soprattutto, spargete la voce: più siamo, più sarà divertente!

Fine spazio pubblicitario e fine aggiornamento finto di blog.
Prima o poi tornerò. Forse.

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Montage of heck. (N.B.: Post lungo e sentimentale.)

Nel 1987, io nascevo e Kurt Cobain iniziava a farsi di eroina.
O almeno, è quello che raccontava lui, ma non so quanto fossero attendibili i suoi racconti.
Nell’Aprile del 1994, io frequentavo la seconda elementare, Kurt Cobain decideva di lasciare questo mondo alle sue condizioni.
Nel 2000, il mio cugino preferito infilava nell’autoradio una MUSICASSETTA (ché qua si parla di tempi andatissimi, capiamoci.) che avrebbe cambiato tutto.
La musica era sporca, distorta, rumorosa; sopra, qualcuno cantava con tutta la forza che aveva in corpo. Quel qualcuno, neanche a dirlo, era Kurt Cobain. La musicassetta in questione si intitolava “INCESTICIDE” e tornò a casa con me quel giorno stesso.
Lo stesso cugino mi aveva già passato sottobanco “LIVE THROUGH THIS” delle Hole, l’album che ancora oggi figura tra i primissimi nella mia classifica personale di quelli che, in qualche modo, mi hanno cambiato la vita.
Non erano tempi di internet veloce, quelli, né di internet OVUNQUE. In casa avevamo un computer fisso che prometteva prestazioni futuristiche e che, invece, per connettersi impiegava un’eternità, emettendo suoni sinistri da 56k che i miei coetanei ricorderanno senza fatica. Inoltre, costava, e parecchio. Io e mia sorella avevamo il permesso di connetterci ad internet per un’ora al massimo e, di solito, non sapevamo neppure cosa farcene, di quell’ora.
Va da sé che non avessi mai cercato grosse informazioni sulle band che ascoltavo in quel periodo. Non in quel modo, almeno. C’erano le riviste, molte delle quali ora neppure esistono più. Le compravo con gli spiccioli che riuscivo a raccattare faticosamente in casa (non ho mai avuto una paghetta fissa, ndr) e le conservavo come reliquie preziosissime, ri-sfogliandole a distanza di qualche mese, nella speranza di trovare qualcosa di interessante su gruppi che, alla prima lettura, mi erano sfuggiti perché non li conoscevo ancora.
Eppure, la rivelazione che questa Courtney Love che tanto mi piaceva fosse stata la moglie di questo Kurt Cobain appena scoperto, mi incuriosiva talmente tanto che decisi di chiedere proprio a lui, ad internet. E poi questo Cobain era morto. Suicida. Ventisettenne. Voglio dire, sono cose che colpiscono, soprattutto a quell’età.
Fu amore. Profondissimo. All’istante.
Lessi talmente tanto, a riguardo, da diventare uno dei massimi esperti mondiali su Hole, Nirvana e movimento Grunge in generale, nel giro di pochissimo tempo.
C’è da dire che da due anni circa ero la ragazzina in nero che adorava Marilyn Manson come fosse una divinità, eh, quindi da lì ad identificarmi con la sottocultura grunge dei “denials” il passo fu corto ed estremamente facile.
Approdai ad una comunità online dedicata ai Nirvana (in cui, in realtà, si parlava principalmente di tutt’altro), dove incontrai decine di altri adolescenti con jeans strappati e capelli nodosi con una disperata voglia di condividere la propria inadeguatezza e profonda sensibilità. Eravamo tutti un po’ lamentosi, convinti di essere soli al mondo ed incompresi, e dediti ad attività pseudoartistiche quali la scrittura (le poesie andavano per la maggiore, all’epoca), la musica e il disegno.
Che fossero disagi reali o immaginari, o “solo” turbe adolescenziali, non ha veramente importanza. Noi ci sentivamo così e quello era un posto sicuro in cui cercare rifugio.
[SPOILER: negli anni, ho poi incontrato di persona molti di loro, ci sentiamo ancora adesso e siamo un po’ come i personaggi di LOST, indissolubilmente legati da qualcosa di inspiegabile che resta in sottofondo anche adesso che è finita.]

Insomma ieri sera sono stata al cinema a regalare 12 euro alla cara vecchia Courtney (sulla quale NON AMMETTO commenti negativi di alcun tipo, pena l’esilio eterno da questo blog, VI AVVISO!) per vedere questo benedetto ennesimo documentario sul buon Kurzio (per gli amici).
Come ho già scritto, ho passato una fase di ossessione pura, per cui non mi sono trovata di fronte a grandi novità, in generale. Alcuni filmati di famiglia erano inediti, ok, e anche molto carini da vedere (anche se queste cose mi fanno sentire sempre un po’ voyeur, un po’ spettatrice di POMERIGGIO CINQUE.), ma la storia in sé, i racconti (pochi) di parenti e amici… cose trite e ritrite, reperibili in qualsivoglia biografia.
Eppure.
Eppure il punto di vista è molto diverso dal solito. Si parla dei Nirvana, ovvio, ma mai in modo centrale. E’ tutto visto e raccontato in base a ciò che Kurt (dicono e diceva) pensava e viveva al riguardo, nei diversi periodi della sua vita.
Si mette molto l’accento sull’infanzia instabile, sulla sua convinzione di essere solo al mondo, rifiutato dagli altri, insalvabile.
Ci sono la musica e l’arte in generale, naturalmente, ma sono un po’ sullo sfondo rispetto alle sue paure, battute e visioni di semplice persona.
Le scelte grafiche mi sono piaciute moltissimo, trovo che rendano perfettamente la confusione di una mente che ci è sempre stata raccontata come complessa ed immensa.
Della colonna sonora non si può dire niente di brutto, ma questo è ovvio. Risentire i pezzi che hanno fatto parte della mia adolescenza a quei volumi, con la musica che sfuma per lasciar spazio alle urla (NOTA: la gente che critica Cobain e simili sostenendo che quello non è cantare, è invitata a provarci. Urlare così è difficile quanto cantare in stile Beyonce, ve lo assicuro.), o riarrangiate in stile carillon, o con cori gospel… se restate impassibili, non avete un cuore.
Della tossicodipendenza si parla, è inevitabile, ma meno di quanto si possa pensare. Immagino sia stata una scelta, ma dal mio punto di vista è un aspetto impossibile da trascurare, in una storia di vita come la sua.

La cosa che più mi ha colpito, però, è stata la MIA visione di cose che conoscevo già perfettamente.
Negli anni, l’ascolto dei Nirvana è diminuito progressivamente, nelle mie giornate. Ho scoperto altra musica, ne ho fatta di mia, ho privilegiato le novità, come è normale che sia.
Ieri sera sono partite le prime note e mi sono ritrovata istantaneamente quattordicenne, cosa che mi aspettavo.
Voglio dire, io sono andata a comprare la mia prima tinta rossa per capelli mostrando alla commessa questa foto: https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/236x/08/53/40/085340a103f85067db94e6e76972fc34.jpg . Alti livelli di legame emotivo, insomma.
Eppure sono passati tanti, tantissimi anni da allora. Ho visto quelle cose trite e ritrite in modo completamente diverso perché sono diversa io.
Ho 28 anni, uno in più di lui quando se n’è andato. La cosa mi ha fatto riflettere parecchio.
Da ragazzina leggevo le interviste, guardavo i documentari, e pensavo “Era un uomo sposato, un padre, un adulto fatto e finito. Eppure faceva casino, distruggeva attrezzature costosissime (SE CI PENSO ORAAAARGH!), faceva il cretino in pubblico, prendeva in giro i giornalisti. Aveva un atteggiamento Punk!”.
Lo guardavo ieri e pensavo “Atteggiamento Punk un cazzo.”. Non faceva il ragazzino, ERA un ragazzino.
I Nirvana sono arrivati al successo mondiale giovanissimi, partendo da realtà di provincia alla Edward Mani di Forbice, capiamoci. Erano ragazzini e si comportavano di conseguenza.
E pensare di arrivare a 27 anni e sentirsi finiti, sentire di averle tentate tutte, di non avere più alternative… è una cosa proprio grossa.
Non che a 50 anni sia meno terribile, eh, ma è proprio diverso, per come la vedo io.
Se ci aggiungiamo che sto con uno psicoterapeuta da 6 anni (OEMMEGGì), il quale mi parla delle tecniche per individuare e cercare di ridimensionare certi problemi, capirete che rivedere quel bambino (poi ragazzino, poi giovane uomo) che si ostinava ad affrontare da solo e nel modo più sbagliato possibile problemi che lo hanno portato addirittura a togliersi la vita… mi ha fatto tanta rabbia.
Ho perfino proposto ad M. di tornare indietro nel tempo per fare due parole con mamma Wendy e papà Don, tanto per cominciare. Ma questa è un’altra storia.
La cosa curiosa è leggere il nome di Frances Bean Cobain tra i produttori del documentario.
Mi domando che effetto le faccia vedere suo padre che la tiene in braccio ed è chiaramente strafatto di eroina, per esempio. O come sia crescere con gli occhi del mondo (una parte, almeno) puntati su di te perché tuo padre era un’icona e intanto vivere con una madre costantemente in bilico tra rehab e tribunale. Madre che alcuni addirittura additano come responsabile della morte di tuo padre. E per finire, la tua faccia è la PERFETTA sovrapposizione delle loro. Porca miseria, insomma. Se non è una tosta lei, non so chi lo sia.

In mezzo a questa giostra inarrestabile di vecchie emozioni e nuove riflessioni, il documentario è finito in modo brusco, quando proprio non me l’aspettavo.
Ci sono rimasta male, ho sbuffato, mi sono lamentata. Ho trascorso il viaggio in macchina verso casa a lagnarmi perché non aveva senso, non c’era stata una bella chiusura… poi ho pensato che, in effetti, è un po’ così che lo stesso Kurt ha lasciato tutti.
In modo brusco, senza un senso (almeno non uno facile da capire).
E allora forse era la scelta più onesta, anche in questo caso.

In sala saremmo stati una ventina, molti di meno rispetto a quelli presenti lo scorso sabato per il secondo film sugli Avengers.
Eravamo quasi tutti sulla trentina (poco meno, poco più), a parte un paio di ragazze più giovani, vestite in tema. (Tenere, loro!)
Ho pensato a quanto sia cambiata la percezione degli adolescenti di tutta questa storia, di ciò che Cobain rappresenta/va (volente o nolente) e del movimento Grunge in generale.
La mia generazione è arrivata in ritardo per vivere quelle cose in diretta, ma eravamo comunque molto vicini, era appena successo, eravamo gli eredi diretti, tutto sommato. Ricordo tanti, ma proprio tanti, ragazzi legati a quella musica, a quel modo di vedere le cose, a quello stile.
Forse ora frequento di meno gli ambienti gggiovani, ok, ma mi pare che il numero di adepti sia sensibilmente diminuito.
Forse è dovuto al tempo che passa (in fondo parliamo di anni ’90, di roba successa VENTI anni fa.), forse è dovuto alla facilità con cui ci si può procurare musica adesso ed alla libertà di esprimere pubblicamente chi siamo, allo sdoganamento della “CONDIVISIONE” di qualsivoglia pensiero/immagine/cagataimmane grazie a social networks e smartphones.
Però, ragazzi, se ci siete, andate al cinema stasera, è l’ultima possibilità. Lo so che tra un paio di giorni lo troverete piratato, ma non è la stessa cosa, ve lo assicuro.
Una delle sensazioni più forti provate in vita mia è stata il primo ascolto di “You know you’re right”, con tanto di videoclip ufficiale. Era una cosa nuova, un’opportunità unica di assistere, in diretta, ad un pezzetto della storia di una band che significava (e significa) tanto per me e che non esisteva più ormai.
E’ il vostro turno, non lasciatevelo sfuggire!

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Gonna make it work.

La casa profuma di torta alle mele appena sfornata e mezza giornata mi è già sfuggita sotto al naso. La lista delle cose da fare stamattina prevedeva punti più noiosi e dall’aria urgente, ma poi le mani hanno raggiunto da sole gli ingredienti e non mi andava di contraddirle.
Ho fatto pochissimo e scritto moltissimo, ieri. Avrei voluto prendermi un giorno per me, fatto di bolle profumate tra cui sguazzare, buone pagine tra le mani e finestre con panorami grigissimi appiccicati sul retro. Ma invece le mani, ancora le mani, avevano da dire, da creare, e mi è sembrato giusto assecondarle.
Non scrivevo così tanto da anni, dai tempi delle urla dalle casse e dei capelli pettinati solo dal vento.
Forse sto regredendo a malumori antichi, col rischio vivissimo di inciampare in rancori mai risolti.
Ma sai cosa? Se funziona, non m’importa.

Non voglio seguire un piano, lascerò che sia l’ispirazione del momento a farmi procedere in una direzione piuttosto che in un’altra.
Mi sento indispettita e allora divento dispettosa, faccio solo quello che “mi va”, come dite voi. Quanto vi detesto quando lo dite…
Voglio fare la musica che mi capita tra le dita; voglio mangiare solo se ho fame; voglio camminare a zonzo sulla stessa minuscola collina per tutto il pomeriggio, fino a vederla bellissima.

Con o senza di voi.

How can someone who wants to be loved
hate it when they’re loved at all?
Does guilt really feel that bad?
Every time I take a breath, honey
I feel the weight fall back on me
Somebody tell me it’s not so bad

Collected thoughts drown in sleep
I had forgotten what you mean to me
I forgot a lot of things

What happens to the old girl, what happens to the boy?
I see their eyelids moving
What happens to the old boy, will he be destroyed?
Is this what I’m losing?
But I feel, feel
But I feel something, oh it’s better than nothing

I’ve been sleeping in his bed
I’m digging in my head
He pulls the cash from under the table
Take that breath and hold it in
Oh it’s sidling in, he says
It’s not so bad

Collected thoughts drown in sleep
I had forgotten what you mean to me
I forgot a lot of things

What happens to the old girl, what happens to the boy?
I see their eyelids moving
What happens to the old boy, will he be destroyed?
Is this what I’m losing?
But I feel, feel
But I feel something, oh it’s better than nothing.”

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(Good) Mood Music Tag.

Questo nuovo giochino che gira ultimamente su WordPress mi piace, perché punta tutto sulla buona musica e sul buon umore, quindi ho battuto freneticamente le mani lanciando gridolini quando ho letto il mio nome tra le nominations della bella Emily! (Non è vero, sto romanzando, avevo le mani impegnate, ma dentro festeggiavo!).

Incollo le regole di seguito.

1) Per partecipare bisogna essere stati taggati almeno una volta.
2) Si devono scegliere almeno 5 tracce musicali (o più) che rispecchino alcune emozioni o stati d’animo positivi.
3) Bisogna taggare almeno 5 blogger (o più ) e avvisarli di averli taggati.
4) Si deve citare il blog da cui è partita l’idea e cioè: GHB Memories – https://ghbmemories.wordpress.com.
5) Se si vuole, si può anche spiegare brevemente perché sono state scelte alcune tracce piuttosto che altre.

Senza ulteriori indugi, ecco le mie scelte:

Questa canzone mi farà sempre pensare a mia sorella maggiore che balla in modo (volutamente) scemissimo in piedi sul suo letto, nella stanza della nostra infanzia. Un’immagine che da sola vale un milione di risate, ve lo assicuro. 😀


Estate 2008, il giorno del primissimo live con la mia primissima band, da qualche parte nella ridente Ciampino. I finestrini abbassati per contrastare l’afa impossibile, questa canzone urlata dall’autoradio e da noi tre, giovanissime, felici, emozionate. La chiamavamo “il pezzo da viaggio” ed effettivamente l’abbiamo portata con noi nella lunga traversata fino al Piemonte, qualche mese dopo.
E non importa se per anni ci siamo viste tutti i giorni e adesso, da anni, quasi non ci sentiamo più, perché le distanze contano, e le nazioni cambiano, e le esperienze allontanano. Quando l’ascolto, noi torniamo lì, tutte e tre, proprio in quella macchina affollata di strumenti e sogni comuni.


Chi ha vissuto una storia a distanza, può capire quanto sia gloriosa questa canzone. 🙂


Questo pezzo parte e io inizio automaticamente a ballare, è più forte di me!
E’ una canzone che sa di rivincita, ma senza rancore, senza bisogno di confonderla con la vendetta. Parla di chi è stato spinto per terra ed ha capito di poter contare su pochi, pochissimi, ma ora sta mille volte meglio di prima. E stavolta vuole divertirsi.
“…we’ve got our riot gear on but we just want to have fun!…”, per intenderci.


Una delle band più fighe di sempre (con cui ho anche avuto l’onore di trascorrere una serata esilarante e molto alcolica, ndr), uno dei concerti più divertenti a cui sia mai stata, una delle canzoni a cui sono più affezionata. Quando l’hanno suonata live a Roma, ho saltato così tanto e cantato così forte, mentre Juliette ballava come una matta lanciandosi sulla batteria, che mi farà sempre sentire quell’energia incredibile, ascoltandola.


A parte che il riff è “fuckin tasty” (cit.), ascoltando questa canzone non posso fare a meno di pensare, ogni volta, ad M. che si esalta per il primo colpo di batteria e si offende per la risata di scherno che il buon Jack Black si permette di dedicare al Grunge. 🙂
E poi è epica, dai, non può non mettere di buon umore!

In realtà ne avrei un altro paio da aggiungere, ma mi tratterrò, per questa volta.
I blog sui quali mi piacerebbe continuare a leggere cose positive ascoltando buona musica sono i seguenti:
– Uova di gatto;
– Down but not out;
– The girl with the sun in her eyes;
– quelledellapausapranzo;
– Una stanza tutta per sé.

Good vibes everyone. (Ché servono proprio a tutti, di questi tempi.)

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Uno.

Ho buttato via una decina di inizi, nell’ultimo mese.
Battevo sui tasti, si formavano parole terribili, le rileggevo veloce e non riuscivo a sopportarne la vista. Allora niente, via da qui, che nessun altro le veda mai.

C’è questa ragazza che ho visto due volte in vita mia, in tutto. Due di numero, davvero. Ma la prima volta, quella in cui l’ho conosciuta, era figlia di un avvenimento talmente importante nella mia (e nella sua, ho poi scoperto) vita da creare un legame speciale di sottofondo, al di là del resto.
Sappiamo pochissime cose l’una dell’altra, ma sono cose fondamentali, intime, verità profondissime.
Abbiamo percorsi simili alle spalle e visioni comuni di ciò che ci circonda.
Così ho scritto a lei quello che non ho voluto lasciare qui. Le ho raccontato tutto, di getto, senza vergogna né sensi di colpa, perché le avevo visto una ferita uguale, negli occhi, tempo fa.
Ne abbiamo parlato a lungo, consapevoli di quanto poco ci avrebbe aiutate, ma con l’intento preciso di aggrapparci con ogni mezzo a quel poco, ché almeno è qualcosa.
Ha detto una frase che mi rimbomba tra i pensieri ogni giorno: “Il dolore è sempre fuori luogo”.
Lo ripeto a me stessa mentre mi chiudo in bagno, o mi allontano da un luogo affollato, o aspetto che la telefonata sia conclusa, prima di crollare.
Lotto duramente per nascondere i segni delle nottate ingombre di incubi, mi guardo bene dal nominare quel certo posto e non credo che sarò in grado di metterci piede per molto, molto tempo.
La mia stessa casa è diventata un percorso ad ostacoli, fitta di angoli ed oggetti e odori pericolosi, che pungono la memoria in punti fragili, crepandola.

Non è facile attraversare da sola questo buio, ma è necessario.

Allora ho lasciato passare i giovedì senza parlare, ho perso il controllo nel bel mezzo del mio 12 Aprile tanto diverso dal precedente, ho ripreso in mano i libri e ci ho lasciato cadere dentro il silenzio.
Ho accolto le cose belle, quelle inaspettate che ti cambiano di un bel po’ la prospettiva, quelle piccolissime a cui alla fine dovrai tutto, quelle chiassose e faticose che ti costringono ad uscire dal letto, dalla porta, dalla paura.

Prima o poi, sarà abbastanza.

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“Nessuno ha tutta la sfiga che MERITEREBBE, quindi non ci si dovrebbe lamentare affatto.” (E.M.Reyes)

A me i patetici personaggi di Muccino non sono mai piaciuti.
I film in toto – alcuni – possono pure essere sopportabili, alcune trovate pure piacevoli, ma i singoli personaggi proprio no. Ma proprio proprio NO.
Questa figura del trentenne (ma pure ultra-trentenne) col complesso di Peter Pan che se ne va in giro per il globo terracqueo credendosi il prescelto di stocazzo (oggi ho optato per una narrazione stilnovista, s’è notato?) prendendo sul personale ogni singolo avvenimento delle altrui vite perché lui (o lei, ma più lui) ha quella profondità d’animo e quella unicissima visione d’insieme che solo la peggiore Joey Potter potrebbe eguagliare… non si regge.
Ecco, mi pare di aver dipinto un quadro piuttosto dettagliato, no?

Il problema è che i trentenni (e più) di oggi, si comportano DAVVERO così.
E se a me non piacciono i personaggi fittizi di questo tipo, figuriamoci quelli reali.

Cari miei, lasciate che vi dia una notizia: NON SIETE SPECIALI.
Non cambierete il mondo con i vostri ridicoli tentativi “artistici” (ci avete fatto caso? Nei film, sono sempre impiegati, nella realtà tutti pittori/musicisti/poeti/registi/fotografi.), nemmeno se vostra madre vi dirà che siete bravi. E’ vostra madre, cazzo, è suo dovere dirvi che siete bravi.
Non attraverserete la vita come fosse un’avventura fantastica, perché NON NE AVETE LE PALLE, a maggior ragione perché avete scelto di fare gli “artisti”.
L’arte, dall’alba dei tempi, è il rifugio dei codardi, parliamoci chiaro. Pure Dawson Leery ad un certo punto si è reso conto che voleva fare il regista perché era più facile riprendere le cose piuttosto che viverle.
E no, il secondo riferimento a Dawson’s Creek non è casuale, è proprio per sottolineare quanto sia inopportuno questo strascico di insopportabile adolescenza di cui tanto vi fate vanto tra di voi, scambiandolo per profonda sensibilità e connessione col mondo.

Sarete già (lo saremo tutti, anzi) ESTREMAMENTE fortunati se diventerete unici per QUALCUNO, se cambierete il mondo di UNA PERSONA (o un paio, via!), e anche in quel caso non sarà di certo solo merito vostro.
LE RIVOLUZIONI NON SI FANNO IN SOLITARIA.

Niente, vorrei solo ricordarvi che le risate sono gratis e che – vista l’età – non dovete neppure preoccuparvi delle rughe che vi causeranno se deciderete FINALMENTE di abusarne.
Avete 30 anni (o più), ce le avete già le rughe, fatevene una ragione e fatevi UNA VITA VERA.

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“Ammechemmenefregammè” potrebbe essere un buon titolo.

Considerando che non sono dell’umore adatto a scrivere un post sensato, con frasi di senso compiuto ed argomenti vagamente interessanti.
No, non è proprio questo il giorno.
Sono al secondo caffè e al centesimo sbadiglio, quindi beccatevi una lista di fatti sparsi di dubbia importanza.

  • Mi sono piovuti dal cielo dei contatti lavorativi apparentemente utili. A parte la sensazione terribile di averli già in qualche modo rovinati (ma quello fa parte della mia invincibile, onnipresente paranoia. Spero.), adesso non mi resta che costruirci qualcosa attorno. Batti il ferro finché è caldo, giusto? Datemi un martello!
  • Tra qualche giorno uscirà il nuovo album dei Subways (yaaaaaaay!) e tra qualche settimana andrò finalmente a (ri)sentirli live.
  • Ah già, il concerto sarà ad Oslo. In Norvegia. Nell’inverno vero. A due passi dal Polo. (Prego inserire svenimento qui.)
  • Prima di approdare ad Oslo, faremo (io ed M.) anche tappa a Riga.
  • Il tutto nel weekend di San Valentino, aww!
  • My boyfriend is cooler than yours, ‘nzomma.
  • Ho deciso che se Barbara di Paint Your Life può trasformare i mobili (di solito rendendoli brutti, ma questa è un’altra storia.) da sola, posso farlo anche io! Quindi mi armerò prossimamente di carta vetrata, pennelli, cementite, vernice e chi più ne ha più ne metta, e proverò a cambiare l’aspetto di alcune cose presenti in casa che proprio non mi convincono. A proposito, ma lo fanno ancora Paint Your Life?
  • Ho fatto l’errore di accennare ad M. del mio sogno di aprire una piccola caffetteria-bakery-libreria e lui ha iniziato ad elencarmi cose come incentivi statali per imprenditoria giovanile, prestiti bancari a fondo perduto, tassi d’interesse ed altra roba fantascientifica. Quasi quasi provo ad informarmi sul serio e mal che vada avrò imparato qualcosa di nuovo.
  • Ho finalmente ricevuto i risultati degli esami finali ed è andata benissimo! Ho sbagliato esattamente ciò che pensavo di aver sbagliato, ma ho anche avuto una grande sorpresa riguardo l’orale che, a quanto pare, è stato perfetto. Oh yeah!
  • Ormai ho trovato le mie giuste dosi per preparare il Peppermint Mocha a casa. Starbucks, non avrai i miei averi! (Non tutti, almeno.)

the coffee

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“Another year has passed and I’m alright, I lick the salt from my wounds and run into the night…”

Come da tradizione, ormai da più di dieci anni, ascolto questa canzone nel passaggio da un anno all’altro. Che poi per me è anche il passaggio da un’età all’altra, mica pizzeffichi.
Ho ventotto anni, (da) oggi. Me li sento tutti, devo dire. Non che siano tantissimi, ma ormai neppure pochi. Ed io li sento proprio tutti, qui sulla pelle, nelle pieghe che iniziano a formarsi intorno agli occhi, tra le dita dei piedi gelate da questo ghiaccio che mi incanto a guardare sui finestrini delle auto.
Mi sento stanca, un po’ vecchia, piccolissima. Mi sento in tormento e poi immobile, come sempre nel mezzo, senza sapere neppure alla lontana in quale fosso andranno ad incastrarsi i miei prossimi passi.
Ascolto questa canzone per ricordarmi che sono ancora in piedi, ogni anno. Ok, magari si nota poco perché sono bassa, ma io lo so che sono in piedi. Lo sento.
Per quanto siano pesanti le borse che ho raccolto sul cammino, per quanto mi si siano incurvate le spalle, per quanto sia difficile, a volte, guardare dritto in faccia gli specchi che incontro.

Io dico che se non scendono lacrime, non si può chiamare pianto.
E’ solo che c’era freddo, c’era la notte, c’era la distanza. E nient’altro. O almeno così sembrava.
Non è pianto, se non scendono lacrime. No. E’ solo uno sguardo allagato.

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Le perle ai pirla.

E’ tornata la neve su WordPress! (Lo so che lo dico ogni anno, sì.
E, a quanto mi dicono, anche sulle mie Alpi. Aspettatemi, Alpi, torno presto!
Poiché è Natale, voglio farvi dono di una lista di criteri di ricerca che lo strano popolo di internet ha ingenuamente utilizzato per arrivare chissà dove, ritrovandosi, invece, qui.
Spero gli vogliate bene quanto gliene voglio io.

QUELLI CHE “DOTTORE, CHIAMI UN DOTTOREEEH!”.

  • tachipirina scaduta fa male
  • come mi e iniziata la gotta (CHIUNQUE TU SIA, VORREI LEGGERE LA TUA STORIA! TI PREGO, PALESATI!)
  • placche alla gola actigrip (UNA LUNGA STORIA D’AMORE.)
  • prendere troppi actigrip
  • trucco della nonna. per cagare molle (ANDARE A PRANZO DALLA NONNA, SUPPONGO.)
  • cioccolata calda quando raschia la gola

QUELLI CHE CERCAVANO TABATHA MANI DI FORBICE.

  • tinta capelli rossi il mio ragazzo
  • capelli alexz johnson
  • red hair girls
  • vorrei essere bionda ma tutti mi dicono che sono roscia (SOPPROBBLEMI.)
  • little red haired girl (PRESENTE!)
  • tonalità colore capelli la sirenetta (“…PART OF YOUR WOOOOOORLD!…”)
  • voglio farmi bionda platino
  • alexz johnson dai capelli rossi (MA NON ERA ANNA?)
  • tinta capelli insieme al mio ragazzo
  • si è innamorato dei miei capelli (SECONDO ME SONO LE TETTE.)
  • redhaired
  • capelli rasati uomo 2012 stempiati (CHE QUALCUNO MI PARLI DI QUESTO TREND, VI PREGO.)
  • video di donne che hanno fatto la tinta rossa ai loro capelli

QUELLI CHE “CI CREDO CHE SEI FINITO SUL MIO BLOG!”

  • piove amo la pioggia
  • odio l’estate
  • odio le scarpe aperte
  • odio l’abbronzatura
  • odio il 3d
  • camera da letto disordinata
  • hayley williams gnocca (E IO CHE C’ENTRO??)
  • giuro che vorrei guardare alle cose con serenità (LA SERENITà è SOPRAVVALUTATA, PFF!)
  • bacchetta magica per arricciare i capelli
  • come superare la musofobia (QUANDO LO SCOPRI, FAMMI SAPERE.)
  • londra love
  • ho pensato di dimenticarti ma me lo sono dimenticato
  • passato non risolto
  • reggiseno fastidioso in estate, cosa indossare
  • mi manca roma (TRANQUILLO, POI PASSA.)
  • inutilità onomastico
  • l’estate è una stagione che odio (METTITI IN FILA.)
  • bimbe paffute foto (STAI CERCANDO DI DIRMI QUALCOSA??)
  • alle brutture si può soprevvivere (AGLI ERRORI DI BATTITURA, NO.)
  • lascio i bla bla bla ai blablaologi
  • tu cosi’ diverso da come credevo (CE L’AVEVA PICCOLO, EH?)
  • tutto ciò che non è risolto del passato ritorna (“UN DRAMMA DRAMMATICO.”)
  • miss occhiaie 2012 (Sì, SONO IO, MA NON RILASCIO AUTOGRAFI.)
  • essere mainstream
  • rigirare il coltello nella piaga
  • problema occhiaie su foto tessera (SOLO SULLA FOTO TESSERA? BEATO TE.)
  • cose che non interessano a nessuno
  • gli incisivi di hermione granger (E PURE I MIEI.)
  • vorrei fare il camionista per le miniere del canada del nord (TI PREGO, PORTAMI CON TE!)
  • fotografa famosa che fotografa i casi umani (POTREMMO COLLABORARE ALLA MIA RUBRICA!)
  • cose da fare al mercoledì sera
  • il passato che ritorna perchè non risolto (“UNA STORIA LACRIME STRAPPA”.)
  • mood swings available every 10 minutes (STAI PARLANDO CON ME?!)
  • esperti di tecnologia (SEI NEL POSTO SBAGLIATO.)
  • odio le spiagge affollate
  • sono monotematica (QUA LA MANO!)

QUELLI CHE CERCAVANO L’ORACOLO.

  • cosa significa blablaologo (SE NON LO SAI, DEVI ANDARTENE IMMEDIATAMENTE DA QUESTO BLOG!)
  • dove comprare un dondolo
  • qual’è il graffio di marilyn manson (???)
  • per cagnolini in casa la cassetta con la sabbia va bene? (MI PIACE COME RAGIONI, TRASFORMIAMO I CANI IN GATTI!)
  • wind se ricarico dalla banca quanto mi danno? (“UN MILIONE DI EURO… IN LIRE!”)
  • che succede alla fine dei 100happydays (ARRIVANO I DISSENNATORI E NON SARAI MAI PIù CAPACE DI ESSERE FELICE.)
  • perche lacey mosley ha abbandonato i flyleaf? (LASCIA STARE, GUARDA! T_T )
  • mio padre non lavora, posso iscrivermi all’universita? (CERTO, COSì DOPO SARETE IN DUE AD ESSERE DISOCCUPATI!)
  • soluzione per la voce registrata (NON REGISTRARLA.)
  • dove si vende la caffettiera di peppa pig (MA PROPRIO LA SUA? MI SA CHE DEVI CHIEDERLO A LEI.)

QUELLI CHE CERCAVANO YOUPORN. (E adesso ne arriveranno altri dieci miliardi, dato che ho scritto YouPorn.)

  • me lo baci perugina (IO TI AMO TANTISSIMO! XD )
  • foto di camionisti (POSSIBILMENTE DEL CANADA DEL NORD.)
  • ho scoperto che aveva le autoreggenti (E POI??)
  • la parte delle cosce che le calze lasciano scoperta (L’ALLUCE, DI SOLITO. SEMPRE Lì SI BUCANO, LE BASTARDE.)
  • batman dentro robin (SE BATMAN è CHRISTIAN BALE… BEATO ROBIN!)
  • belle chiappe (GRAZIE.)
  • camion maiali

QUELLI CHE “LA INDOVINO CON UNA!”.

  • canzone pubblicità 24 ore in sala parto (IL CUI SOLO SPOT ERA SPAVENTOSO, FIGURIAMOCI IL PROGRAMMA INTERO.)
  • wo oh oh oooh 2012
  • come si chiama la canzone che picchia dei creedence
  • canzone recente che fa wo oh oh oh
  • canzone wooh wooh
  • oh oh oh oh oooh canzone 2012 (VA BENE, HO CAPITO, L’HO SCRITTA IO, LO AMMETTO!)
  • la mia testa è vuota e non me frega niente testo grateful dead
  • canzone che dice ladies and gentlemen to be or not to be that is the question

QUELLI CHE NON SI VERGOGNANO DEL PROPRIO FETICISMO.

  • sono entrata scalza
  • scalza tra la gente
  • http://www.scalza stivali (QUASI QUASI CONTROLLO SE ESISTE DAVVERO,)
  • ragazza lavora scalza
  • ragazza scalza in treno (IMPICCATELA!)
  • la vicina viene da me scalza (NON APRIRE LA PORTA.)
  • piedi nudi sotto al tavolo (FINCHé RESTANO SOTTO, SI PUò ANCORA ACCETTARE.)
  • dr.martens dolore dorso piede
  • scalza sera ristorante
  • scalzi fuori casa
  • piedi nudi bagnati con ballerine (MA SONO NUDI O CON BALLERINE??)
  • scalza scarpe in mano
  • cerco ragazza scalza (VAI DALLA VICINA.)
  • tornare a casa con i tacchi in mano (E IL RESTO DELLE SCARPE?)
  • scalza ragazza
  • rientrare a casa scalza
  • ragazza scalza in città
  • ragazza in casa piedi nudi
  • sfilarsi le scarpe sotto il tavolo
  • la fanciulla scalza
  • scarpe gatto
  • “a piedi nudi sull’asfalto” “scalza”
  • scalza in casa liscio
  • scarpe estive bucate (BUTTALE.)
  • decoltè che scalzano (MA CHE LINGUA è??)
  • dr.martens meglio un numero in meno
  • outfit scalza
  • doc martens stanno bene a chi ha le gambe grosse?
  • ragazza tamarra scarpe ginnastica (MA COME TI PERMETTI?!)
  • star che vanno scalze (DOVE VANNO?)
  • odiare le scarpe aperte (E’ COSA BUONA E GIUSTA.)
  • dorothy scalza
  • scarpe matrimonio invitata non capace tacchi (Sì, MI HAI TROVATA.)
  • le all star è meglio comprarle mezzo numero in più o mezzo in meno

QUELLI CHE… CHE??! o_O

  • ce qualcuno che mi spetta (SPERO SIA UN PROFESSORE DI GRAMMATICA.)
  • le finestre debbono stare aperte per non entrare il caldo (ANCHE I DIZIONARI DEBBONO STARE APERTI, FIDATI.)
  • mamma i me cojona facebook (NO CAPIRE, SORRY!)
  • uhm uhm il mio nome (GENTE CHE NON RICORDA IL PROPRIO NOME E LO CHIEDE A GOOGLE.)
  • cummings tante piccole altre cose che hanno le mani piccole (…COS…??? O_o )

Grazie, WordPress, davvero, solo tu regali certe gioie.

Categorie: io dico solo, Somebody told me | 3 commenti

‘twas a cold day in December.

Mi piace quando un nuovo mese inizia di lunedì, mi dà l’illusione che le cose abbiano un senso preciso, sembra tutto più ordinato.
Se poi è un lunedì grigio, grigissimo, ma proprio che più grigio non si può (e insomma, il color “fumo di Londra” dovrà pur aver preso il nome da qualcosa, no?) e nonostante questo (anzi, diciamo PROPRIO PER questo!) me ne vado in giro con un grosso sorriso appeso alla faccia… non ci sono dubbi: sarà un gran mese.
Come ha scritto la tenera Emily, è l’ultimo capitolo del libro 2014, per cui sarà meglio renderlo speciale.
Sono stata brava a concludere il capitolo precedente, poiché l’ultimo weekend di Novembre è stato talmente figo da avermi lasciato addosso un senso di euforia difficile da nascondere.

Cominciamo col dire semplicemente questo: THE WORLD’S LARGEST CAKE SCULPTURE (prego cliccare qui: https://www.youtube.com/watch?v=yQq1o8k8GrM).
Sì, avete letto bene. Sì, l’avete vista.
Sì, l’ho mangiata!
Cioè, non tutta, eh, nemmeno io avrei potuto, ma avrei volentieri fatto la fila più e più volte tipo Peter Griffin in quel famoso sketch al supermercato (che poi in realtà erano davvero suoi sosia, ma questa è un’altra storia.), invece mi sono limitata a due sole fettone, a distanza di qualche ora, per non destare troppi sospetti.
Tutto ciò è avvenuto al Westfield Shopping Centre di Shepherd’s Bush (che di solito non mi cago minimamente, soprattutto perché quello di Stratford è più grande, più figo e decisamente più affordable.), accanto alla pista di pattinaggio sul ghiaccio, con gente assurdamente brava che si susseguiva sul palco.
C’era questa grossa pedana protetta da pannelli trasparenti, il gigantesco paesaggio di torta (che potete ammirare nella sua interezza nel video linkato sopra) ed un sacco di volontari intenti a servire fette di dolce e raccogliere donazioni per Make a Wish UK, che ha organizzato il tutto.
Il record sarà valido solo se la torta verrà mangiata interamente, ho sentito il dovere morale di partecipare, mica è stato per ingozzarmi!
Tra l’altro, l’iniziativa era sponsorizzata dal detersivo Fairy, quindi mi hanno anche regalato uno strofinaccio che attesta la mia partecipazione a questa dolce impresa.
Sì, mi sento orgogliosa e non importa se proprio il giorno prima avevo comprato un’intera New York Cheesecake (piccola, ma pur sempre intera e pur sempre solo per me) per consolarmi dato che stavo male.
Beh?! Cosa sono quegli sguardi di disapprovazione?? u_u

Ecco, grazie, Lorelai!

                Ecco, grazie, Lorelai!

E comunque no, non ho passato tutto il sabato con la faccia dentro ai dolci, sono anche stata al bel mercatino di Natale di Northcote Road (del quale non sapevo nulla, ma mi ci sono trovata in mezzo per caso e allora l’ho preso come un segno del dio Grappos! Se non cogliete la citazione, siete delle persone male.) e alla pista di pattinaggio sul ghiacchio del National History Museum.

Ma ieri.
Ieri è stato il trionfo ultimo di questo Novembre che io davvero non ho idea di come diavolo abbia fatto a passare così velocemente.
Dopo la delusione della scorsa domenica, con il diluvio, il malumore e tutto il resto, sono finalmente riuscita a tornare, dopo 5 anni, al Winter Wonderland!!!
Se non sapete cos’è (siete, di nuovo, delle persone male.): si tratta di una specie di grande fiera che appare magicamente ad Hyde Park ogni anno, con una marea di bancarelle natalizie, bar a tema (compreso quello interamente di ghiaccio), giostre per grandi e piccini, cibo tedesco a go go (perché, si sa, le fiere natalizie tedesche si battono difficilmente), mulled wine e spiced cider come non ci fosse un domani, l’immancabile pista di pattinaggio, ruota panoramica, musica live e tante, taaante, tantissime luci e decorazioni.
Per farla breve: un Paradiso in Terra, per un’elfa come me!
Le amiche con cui ci sono andata, probabilmente non mi rivolgeranno più la parola, ne sono consapevole. (Sì, andavo in giro ad abbracciare la gente senza motivo cantando a ripetizione “Deck the halls”, con le mie calze candy canes e il berretto di Santa Claus. E vabbè…)
In realtà eravamo un bel gruppo (comprese amiche di amiche, mai viste prima) e, di conseguenza, è stata un po’ un’impresa riuscire a muoverci senza perderci continuamente, così ad un certo punto abbiamo semplicemente accettato la cosa e amen, ogni fazione per la sua strada.
Inutile dirlo, mi sono ingozzata di nuovo, ma stavolta di bratwurst e pan fried potatoes, ma il mulled wine era talmente costoso (maledetti approfittatori!) da costringermi a berne un decimo di quanto avrei voluto.
La ciliegina sulla torta, però, ossia quello che aspettavo da settimane, è stato il Magical Ice Kingdom!
Ebbene, immaginate un capannone con temperatura tenuta costantemente sottozero per preservare un paesaggio magico fatto di NEVE VERAAAH (lo scrivo così come l’ho urlato, ndr) e meravigliose statue di ghiaccio, a creare l’illusione di una foresta incantata, con lupi, orsi, cerbiatti, cavalieri, castelli e draghi, UNICORNIIIII (lo scrivo così come l’ho urlato, ndr), specchi magici, FATEEEE (lo scrivo così come l’ho urlato, ndr) , alberi animati e perfino dei troni su cui ci si poteva effettivamente sedere (mi sono sentita proprio come una delle regine di Narnia, inutile dirlo.).
Mi stavano per cadere le dita di mani e piedi, ma ne è valsa la pena e fortunatamente ero in buona compagnia, con le due compagne di corso più “into Christmas” che sia riuscita a scovare nel mucchio, per cui non sono stata additata come pazza psicopatica, almeno in quel frangente. Cioè, credo. Spero.

Se poi aggiungiamo la gioia incontenibile per il teaser trailer di Star Wars (di cui il mondo ha già ampiamente parlato, quindi eviterò di farlo anche io.) e la consapevolezza di trovare uno dei miei posti preferiti già pieno di neve, quando tornerò in Italia… direi che ho tutti gli strumenti per affrontare queste ultimissime settimane di lavoro, scuola ed esami, prima dire goodbye, ma soprattutto thank you, a questo incredibile 2014.

Siate gioiosi, è lui che ve lo ordina!

Siate gioiosi, è lui che ve lo ordina!

Categorie: Imagine, Ordinary li(f)e, Somebody told me, TheLondonAdventures | 9 commenti

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