Archivi del mese: luglio 2014

New music for strange days.

Queste ferie non sanno di ferie, è questo il punto.

Mi riscopro, quotidianamente, a contare sulle dita i giorni che restano, col terrore costante di averne pochi, di dover fare le cose di fretta, di dover riempire gli istanti di fatti concreti, di colori netti, di fotografie.
Ne sto scattando pochissime, a dire il vero.
Ho riscoperto la semplicità di rispondere al telefono ignorando chi sia l’autore della chiamata, ché la SIM italiana è sul vecchissimo LG rosa su cui non ho mai salvato alcun numero.
L’altro cellulare, quello che dovrebbe essere intelligente, se ne resta in silenzio a custodire conversazioni in una lingua che qui intorno non parla nessuno, così a volte dimentico lui e la sua bella fotocamera, abbandonandolo nelle mie borse di tela recuperate dagli scatoloni dell’ultimo trasloco.
Non ho visto alcun posto nuovo, nelle ultime settimane trascorse qui.
Ho lasciato che le mura di Casa mi riparassero dai temporali e custodissero le note che, finalmente, mi sono decisa a registrare.
Ho 3 pezzi pronti, un altro a metà, l’ultimo ancora tutto da costruire, ma questo fantomatico EP che rimando da anni sta DAVVERO per vedere la luce, e stavolta non m’importa.
Non m’importa degli errori, della voce che si spezza, del pianoforte un po’ fuori tempo, dei limiti di produzione, della vergogna che, a volte, provo riascoltandomi.
Sono riuscita a spiegare ad M. come le avevo immaginate, certe chitarre soliste che io non saprei riprodurre, e senza la sua pazienza, il suo supporto, i suoi consigli, non avrei concluso un bel niente, questo è certo.
Ho scritto canzoni semplicissime, che mi fanno venir voglia di correre tra i fiori di campo che ho accarezzato qualche giorno fa, in una rara giornata di sole, ma voglio postare la più triste di tutte, qui.
Perché è l’unica che sia nuova, quella che è nata proprio lì, in campagna, appena quattro giorni fa, dopo una telefonata difficilissima che a fatica sono riuscita a gestire in modo adulto, strattonata com’ero dalla me quindicenne tornata a galla in tutte le sue insicurezze.
Non è una bella canzone, non è complessa né originale, ma è la risposta più sincera che io sia mai riuscita a dare alla persona che l’ha ispirata, senza saperlo.

Queste ferie non sanno di ferie, è questo il punto.
Sanno di Vita Vera. Quella che ho SCELTO.

 

 

Phone

(P.S.: Idee/suggerimenti/spunti per il titolo dell’EP??)

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Stralci di vita bucolica.

Il mio amore per la Natura è sempre stato tormentato, incostante e, soprattutto, non ricambiato.
Ieri ed oggi, ad esempio, ho trascorso tante – ma tante! – ore in campagna, in un posto che potrebbe essere il nascondiglio perfetto per un criminale in fuga, essendo quasi impossibile da trovare e privo di indirizzo.
Tante ore in mezzo a quel silenzio surreale che solo i boschi sanno cantare, sporcato solo da versi improbabili di animali che fortunatamente non si sono fatti anche vedere, e dalle note incerte di canzoni nuove che in giorni così escono da sole dalle corde.
Tutto molto bello, sì, ma lo sapete come mi ha ripagata, lei, la Natura?
Con simpatici bubboni rossi che mi ricoprono le gambe provocandomi un prurito che mi condurrà presto alla follia!
E non ci credo che io sia stata attaccata da milioni di zanzare, perché dovrei essere morta dissanguata, a quest’ora!
Opto per qualche insetto più furbo e meno rumoroso, o magari è opera di una pianta malefica, vai a capire.
La glaciazione.
La glaciazione è la soluzione a tutto.

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Days 98 – 99 – 100 – Mission accomplished!

E così ce l’ho fatta.
Sono arrivata alla fine di questa piccola missione, contro ogni mio stesso pronostico, vincendo la pigrizia e l’incostanza.
Ma, soprattutto, impegnandomi a non lasciar scappare i ricordi, osservando senza fretta ogni momento, per imparare a riconoscere, vivere pienamente e conservare quelli felici.

Venerdì è stato un giorno strano e velocissimo.
Capa e marmocchi erano in fermento per la partenza, io anche.
E naturalmente c’era un’afa impossibile, rotta solo dal gavettone che mi ha colpita dritto in faccia, attraversando un pericoloso campo estivo.
La notte precedente è stata teatro di una tempesta di fulmini spaventosa (di cui potete trovate foto spettacolari in giro per il web, giusto per farvi un’idea) che mi ha svegliata bruscamente e tenuta vigile per un’ora, insieme al maledetto antifurto dell’auto di un genio del male che ha rotto le scatole a tutto il vicinato.
Nonostante tutto, sono riuscita a raggiungere le ragazze da Nando’s, per la cena d’addio di una di loro ed il compleanno di un’altra.
È stato strano, il posto era molto affollato e caldissimo, avevo poca fame ed una gamba dolorante.
Così abbiamo spostato i festeggiamenti all’aperto, con cheesecake e vino su una panchina di Northcote road, mentre la pioggia ricominciava a scendere.
I saluti sono stati frettolosi e molto tristi, perché stavolta è partita la mia preferita e la situazione sta diventando sempre più strana.
Mi sono lanciata verso un’ennesima notte in aeroporto, durante la quale non sono riuscita a chiudere occhio neppure per un’ora, vagando per negozi, ascoltando musica, contando i minuti.

IL MOMENTO FELICE: uscire di casa al tramonto.

Il volo è stato orribile, turbolento da far paura, apparentemente lunghissimo, ma sono riuscita a concedermi qualche minuto di sonno.
Ho trascorso il viaggio in pullman per Torino al telefono con i miei, chiassosi e sconclusionati come sempre, e poi è arrivato M. a portarmi a Casa nel caldo fastidioso di luglio.
Morgan ha fatto l’offeso per un po’ ed Anakin è dimagrito tanto, quindi ho iniziato a far la mamma gatta preoccupata da subito.
Ma poi sono venuti ad accoccolarsi addosso a me, come sempre, ed abbiamo finalmente dormito tutti insieme, così la giornata ha avuto senso.

IL MOMENTO FELICE: Casa.

Il giorno 100 non poteva essere migliore di così.
Una colazione veloce al bar e poi io ed M. ci siamo messi in marcia verso la montagna, lasciandoci alle spalle afa e pioggia della provincia Granda.
C’erano i soliti amici di (ex) band ad aspettarci, e tanta altra gente, per festeggiare il compleanno di uno di loro.
Ho riso tantissimo, bevuto buona birra e fortissimo pastis, parlato di cose serissime e di stupidaggini immense, suonato la chitarra e cantato vecchie canzoni, conosciuto persone nuove, sentito freddo, progettato serate, assistito a scene esilaranti di un M. decisamente di buonumore.
Siamo tornati a casa in serata, carichi di avanzi e stanchezza, storpiando canzoni.

IL MOMENTO FELICE: la sensazione rara di essere nel posto giusto al momento giusto.

Ho collezionato 100 giorni felici a cui ho voluto rendere omaggio, raccontandone qui alcuni momenti, che resteranno.
È stato un modo utile di tenere a bada le paure legate all’inizio delle avventure londinesi, fermandomi ogni sera a riflettere sulle mie decisioni, per capire cosa voglio davvero e cosa merito.
Ho imparato cose di me che non credevo esistessero, e forse mi voglio un po’ più bene di prima, nonostante tutto.
Chi lo dice che le mode internettiane siano sempre e solo frivole ed inutili?!

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Days 96 – 97 – Let this go.

Negli ultimi giorni sono stata poco fuori casa e molto fuori di me.
Ho lavorato, soprattutto.
Lavorato un sacco ed affrontato situazioni scomode.
Ho pensato di informarmi circa le pene inflitte in UK per infanticidio e/o abbandono di minori, ma il calendario è dalla mia parte e mi ricorda costantemente che dopodomani sarò altrove e potremo prendere tutti fiato.
Sembrano giornate tutte uguali, quelle che precedono una partenza, mi succede sempre così.
Sono talmente proiettata verso le ferie, da non riuscire a concentrarmi sul presente, infatti è stata dura individuare i Momenti Felici, ad essere onesta.
Ma ci sono.
Sono proprio lì, nascosti tra le pieghe delle lenzuola appena cambiate, tra ciocche di capelli schiariti dal sole, sul fondo di ogni tazza di caffè , nell’accento buffo che a volte mi scopro ad avere.
Oggi ho riaperto un cassetto in cui non frugavo da tempo.
Ho trovato piccoli tesori che non ricordavo di aver mai trovato.
Forse dovrei imparare a guardarmi un po’ più da vicino, per mettere a fuoco i dettagli preziosi, dimenticando il disastro totale che può essere il quadro generale.

I MOMENTI FELICI: la semplicità del preparare la valigia quando sai che stai tornando in un posto in cui hai già tutto ciò che potrebbe servirti./Riprendere una vecchia storia ed avere il coraggio di continuare a scriverla. Letteralmente.

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Days 94 – 95 – Home alone.

Il ritorno in Italia è previsto per sabato e, probabilmente, è lì che trascorrerò tutte le ferie, anche perché la povertà è grande in me e tutti i progetti alternativi sono andati a farsi benedire.
Da quando è finita la scuola (dei mostri, non la mia), la teoria mi vorrebbe più rilassata, più libera.
La pratica, neanche a dirlo, mi vede con un aspetto orribile da stress acuto e la voglia di veder passare il più in fretta possibile le giornate, senza fermarmi mai.
Il mattino è un momento infernale fatto di capricci impensabili alternati a lunghi momenti di facce inespressive davanti ad uno schermo.
Sono particolarmente intransigente, da quando mi sono resa di essere, probabilmente, l’unica a riuscirci, qui.
Oggi la casa era tutta per me, alla fine.
Mi sono seduta al pianoforte a coda che aspetta in salotto ed ho lasciato andare le tensioni.
Ho composto canzoni nuove, dopo tantissimo tempo, dopo un silenzio forzato e fortissimo che a volte mi brucia la gola.
Mi manca fare musica. Mi manca saperla mia, lanciarla forte contro chi guarda.
Ho registrato qualche appunto, per non dimenticare, per lavorarci su con calma, con gli strumenti giusti e la quiete della campagna che mi attende.

I MOMENTI FELICI: infornare una teglia di muffin cioccolato&mela solo per me./Cantare a voce piena.

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Day 93 – Green day (ma mica la band!).

In una città come Londra, è difficile risparmiare.
O meglio, è difficile non spendere.
Provo a mettere da parte qualcosa ogni settimana, ma il mio istinto di esploratrice mi spinge ogni giorno più lontana da casa e, di conseguenza, tendo a spendere tutto in mezzi pubblici, alla fin fine.
Questo mese appena iniziato (anzi, mi rendo conto solo ora, guardando il calendario, che siamo già a metà Luglio, in realtà! O_o ), mi ha lasciata in mutande e non per il caldo, fortunatamente.
Tra la fuga romantica con M. e le ferie imminenti, ho speso tutti i miei averi senza rendermene conto e, al momento, ho qualcosa come 8 pounds in contanti e 10 su Oyster.
Dico solo che mi sono ridotta a “riparare” una borsa con una cintura, annodandola in modo improbabile perché regga insieme i pezzi che si sono sfasciati senza motivo un paio di settimane fa.
Tutto ciò perché non posso comprarne un’altra, al momento, e quella di riserva è sul punto di disintegrarsi!
(Promemoria: portarne qualcuna intera dall’Italia, magari.)
Così ieri mi sono armata di acqua e cibo e sono uscita in cerca di avventure low cost, perché sprecare una giornata libera di sole non fastidioso è un gran peccato.
Mi sono imbattuta per puro caso nel Battersea Flower Station, un vivaio che si vanta di essere il più lungo di Londra (ma aggiungono un “probably”), dove ho incontrato fate intente ad intrecciare fiori in bellissime corone, musicisti sorridenti con strumenti mai visti prima, un banchetto di Pimms e cupcakes GRATUITI e tante, tantissime piante sistemate in questa specie di lungo sentiero magico, arredato con vecchie valigie, porte scrostate, bandierine colorate e vasi d’ogni tipo e forma.
Un giardino segreto in mezzo al caos della città, dove coltivano sorrisi.

Tutto quel verde ha dato una svolta all’umore, così ho pensato di proseguire su quell’onda, tornando ai Kensington Gardens, uno dei posti che mi sono più cari, qui.
Sono tornata a salutare Peter Pan, le fate, i bimbi perduti; mi sono lasciata andare all’angoscia del silenzio assoluto tra le stanze della Serpentine Gallery, all’installazione di Marina Abramovic, “512 hours – stillness”; sono rimasta per un bel po’ a farmi ipnotizzare dai saltelli velocissimi dei conigli ai piedi dell’Arco di Henry Moore; ho mangiato un boccone seduta in un prato immenso, col vento a piegare piano le foglie grandissime; ho girato attorno al Kensington Palace, incuriosita dalla folla in abito elegante che ascoltava qualcuno far discorsi importanti; ho desiderato cogliere un barlume di vita nelle figure di folletti arrampicati sull’albero antichissimo custodito accanto al chiosco in memoria di Diana; sono arrivata al confine con Hyde Park e sono tornata indietro, per evitare la folla in sdraio lungo il fiume.

C’è qualcosa di inafferrabile, in un grande parco come quello.
Il suono degli alberi altissimi, con le nuvole incastrate tra i rami; la luce giallognola che addolcisce i lineamenti di chi hai lasciato indietro, in posti distanti che non puoi più calpestare, perché sprofonderesti.

IL MOMENTO FELICE: il sapore forte e dolciastro del Pimms fresco in mezzo al sole.

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Claudiappì dixit.

“Io, a voi che avete perennemente storie d’amore tormentate, non vi capisco. Cioè, non capisco perché continuate a chiamarle storie d’amore.
Non so più come dirlo, che il tormento potevamo pensare fosse amore a 15 anni, a 30 uno dovrebbe averlo capito, che non lo è.

 

(Poi mi chiedono perché sia una delle mie blogger del QORE!)

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Days 91 – 92 – “Go ahead and smile.”

Gli ultimi due giorni sono stati piuttosto “sociali”, se così si può dire.
E sì, si può dire perché è il mio blog e l’ho deciso io. u_u
Venerdì pomeriggio, al playground con uno dei mostri, ho incontrato per caso una delle tedesche che non vedevo da tempo, così ne abbiamo approfittato per aggiornarci sulle rispettive vicende lavorative e non, scoprendo di condividere le stesse incertezze riguardo determinati argomenti.
Mal comune mezzo gaudio, giusto?

Ieri, invece, è stato un giorno storico.
Dopo circa tredici anni di amicizia telematica, ho incontrato finalmente di persona una delle donne più fighe dell’universo, colei che ha millemila sosia in giro per il mondo (tra cui Dita Von Teese, non so se mi spiego.).
Ci siamo trovate a Liverpool Street, nonostante la folla, ed è stato stranissimo e del tutto naturale allo stesso tempo.
(E sì, anche lei si è aggiunta a quelli che, incontrandomi per la prima volta, esclamano: “Come sei piccolina!“.)
Dopo aver aspettato un altro amico comune che, come al solito, si è presentato in ritardo, ci siamo persi un paio di volte a Shoreditch, prima di trovare una piccola galleria d’arte dove c’era una mostra di fotografie scattate in metropolitana.
Piccola davvero, infatti eravamo fuori nel giro di pochi minuti.
Increduli per il sole splendente, abbiamo optato per un giro a Southbank, dove il Festival of Love offre decine di iniziative interessanti per tutto il mese.
La cosa che ci interessava di più, però, era sicuramente… il gelato gratis!
Grazie all’iniziativa “80 scoops”, c’era la possibilità di scegliere tra una ventina di gusti più o meno particolari, associati ad un Paese e, volendo, di inventarsene uno nuovo per la propria Nazione, partecipando ad un concorso che… bla bla bla, datemi il mio gelato!
La fila era un po’ lunga, il gelato un po’ poco, ma ne è valsa la pena!
Foto sceme per immortalare la giornata, saluti in stazione alla bella e via, io e D. siamo rimasti a vagare ancora per un po’ tra mostre hipster di dubbio gusto e musicisti di strada, finché non abbiamo deciso di buttarci in un prato a riposare.
Ecco, un paio di metri più in là, c’era questo gruppo(ne) di ragazzini darkettoni-emo-alternativi intenti a ballare scompostamente su musica che conosco bene, facendosi scherzi a vicenda e sfoggiando un look che mi è stato caro in tempi andatissimi.
Li guardavamo e ci rendevamo conto ogni istante di più delle seguenti cose:

  • noi ci conciavamo così tipo 12 anni fa e quel look non è cambiato di una virgola, da allora;
  • eravamo ridicoli;
  • ora ci sembrano un po’ ridicoli anche loro, ma con tenerezza, ché a quell’età va bene (quasi) tutto, in fondo;
  • le ragazze sono SEMPRE decisamente più fighe dei ragazzi, anche conciate così;
  • i ragazzi carini sono veramente rari, nel mondo, ad ogni età. Il che è un’ingiustizia bella e buona;
  • siamo diventati vecchi.

Dopo un panino francese ed una birra schifosamente tiepida, abbiamo passeggiato lungo il Tamigi fino all’arrivo della pioggia improvvisa che ci ha costretti a rifugiarsi sotto dei portici, a parlare di tutto, di quanto siano cambiate le cose, di quante esperienze stupidissime abbiamo fatto fino ad oggi, di quanto potrebbe essere grandioso o terribile il futuro.
Di quanto non ce ne freghi proprio niente, finché faremo quello che ci rende liberi, sereni, felici.

I MOMENTI FELICI: scoprire di avere la serata libera e decidere di trascorrerla in solitudine./Le risate con gli amici di sempre.

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Comunicazione di servizio.

Mi sono resa conto di non aver allegato praticamente mai delle fotografie ai posts degli ultimi mesi, nonostante alcuni di voi me le abbiano chieste più volte.
Mi sono ripromessa di caricarne qualcuna almeno ottomila volte, ma la pigrizia ha sempre avuto la meglio.
Nei prossimi giorni, aggiungerò qualcosa in VECCHI posts a caso, quindi stay tuned!

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Day 90 – Over the hill.

Tra 9 giorni sarò in ferie.
Tra 9 giorni saluterò un’altra amica che, forse, non rivedrò.
Tra 9 giorni sarò al day 99, sull’orlo della fine di questa piccola impresa, ed avrò collezionato molto più di 99 momenti felici, e sarò pronta a raccoglierne altri, in ogni sfumatura di questo viaggio indefinito che è la mia vita, da sempre.
Oggi, però, voglio solo restare a letto, ascoltare la pioggia, galleggiare in quello che ho.

IL MOMENTO FELICE: le prime pagine di un nuovo libro.

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