Archivi del mese: gennaio 2015

“Nessuno ha tutta la sfiga che MERITEREBBE, quindi non ci si dovrebbe lamentare affatto.” (E.M.Reyes)

A me i patetici personaggi di Muccino non sono mai piaciuti.
I film in toto – alcuni – possono pure essere sopportabili, alcune trovate pure piacevoli, ma i singoli personaggi proprio no. Ma proprio proprio NO.
Questa figura del trentenne (ma pure ultra-trentenne) col complesso di Peter Pan che se ne va in giro per il globo terracqueo credendosi il prescelto di stocazzo (oggi ho optato per una narrazione stilnovista, s’è notato?) prendendo sul personale ogni singolo avvenimento delle altrui vite perché lui (o lei, ma più lui) ha quella profondità d’animo e quella unicissima visione d’insieme che solo la peggiore Joey Potter potrebbe eguagliare… non si regge.
Ecco, mi pare di aver dipinto un quadro piuttosto dettagliato, no?

Il problema è che i trentenni (e più) di oggi, si comportano DAVVERO così.
E se a me non piacciono i personaggi fittizi di questo tipo, figuriamoci quelli reali.

Cari miei, lasciate che vi dia una notizia: NON SIETE SPECIALI.
Non cambierete il mondo con i vostri ridicoli tentativi “artistici” (ci avete fatto caso? Nei film, sono sempre impiegati, nella realtà tutti pittori/musicisti/poeti/registi/fotografi.), nemmeno se vostra madre vi dirà che siete bravi. E’ vostra madre, cazzo, è suo dovere dirvi che siete bravi.
Non attraverserete la vita come fosse un’avventura fantastica, perché NON NE AVETE LE PALLE, a maggior ragione perché avete scelto di fare gli “artisti”.
L’arte, dall’alba dei tempi, è il rifugio dei codardi, parliamoci chiaro. Pure Dawson Leery ad un certo punto si è reso conto che voleva fare il regista perché era più facile riprendere le cose piuttosto che viverle.
E no, il secondo riferimento a Dawson’s Creek non è casuale, è proprio per sottolineare quanto sia inopportuno questo strascico di insopportabile adolescenza di cui tanto vi fate vanto tra di voi, scambiandolo per profonda sensibilità e connessione col mondo.

Sarete già (lo saremo tutti, anzi) ESTREMAMENTE fortunati se diventerete unici per QUALCUNO, se cambierete il mondo di UNA PERSONA (o un paio, via!), e anche in quel caso non sarà di certo solo merito vostro.
LE RIVOLUZIONI NON SI FANNO IN SOLITARIA.

Niente, vorrei solo ricordarvi che le risate sono gratis e che – vista l’età – non dovete neppure preoccuparvi delle rughe che vi causeranno se deciderete FINALMENTE di abusarne.
Avete 30 anni (o più), ce le avete già le rughe, fatevene una ragione e fatevi UNA VITA VERA.

Categorie: io dico solo, Somebody told me | 13 commenti

“Ammechemmenefregammè” potrebbe essere un buon titolo.

Considerando che non sono dell’umore adatto a scrivere un post sensato, con frasi di senso compiuto ed argomenti vagamente interessanti.
No, non è proprio questo il giorno.
Sono al secondo caffè e al centesimo sbadiglio, quindi beccatevi una lista di fatti sparsi di dubbia importanza.

  • Mi sono piovuti dal cielo dei contatti lavorativi apparentemente utili. A parte la sensazione terribile di averli già in qualche modo rovinati (ma quello fa parte della mia invincibile, onnipresente paranoia. Spero.), adesso non mi resta che costruirci qualcosa attorno. Batti il ferro finché è caldo, giusto? Datemi un martello!
  • Tra qualche giorno uscirà il nuovo album dei Subways (yaaaaaaay!) e tra qualche settimana andrò finalmente a (ri)sentirli live.
  • Ah già, il concerto sarà ad Oslo. In Norvegia. Nell’inverno vero. A due passi dal Polo. (Prego inserire svenimento qui.)
  • Prima di approdare ad Oslo, faremo (io ed M.) anche tappa a Riga.
  • Il tutto nel weekend di San Valentino, aww!
  • My boyfriend is cooler than yours, ‘nzomma.
  • Ho deciso che se Barbara di Paint Your Life può trasformare i mobili (di solito rendendoli brutti, ma questa è un’altra storia.) da sola, posso farlo anche io! Quindi mi armerò prossimamente di carta vetrata, pennelli, cementite, vernice e chi più ne ha più ne metta, e proverò a cambiare l’aspetto di alcune cose presenti in casa che proprio non mi convincono. A proposito, ma lo fanno ancora Paint Your Life?
  • Ho fatto l’errore di accennare ad M. del mio sogno di aprire una piccola caffetteria-bakery-libreria e lui ha iniziato ad elencarmi cose come incentivi statali per imprenditoria giovanile, prestiti bancari a fondo perduto, tassi d’interesse ed altra roba fantascientifica. Quasi quasi provo ad informarmi sul serio e mal che vada avrò imparato qualcosa di nuovo.
  • Ho finalmente ricevuto i risultati degli esami finali ed è andata benissimo! Ho sbagliato esattamente ciò che pensavo di aver sbagliato, ma ho anche avuto una grande sorpresa riguardo l’orale che, a quanto pare, è stato perfetto. Oh yeah!
  • Ormai ho trovato le mie giuste dosi per preparare il Peppermint Mocha a casa. Starbucks, non avrai i miei averi! (Non tutti, almeno.)

the coffee

Categorie: Imagine, Ordinary li(f)e, Somebody told me | 5 commenti

Just do it.

Ho talmente tante ferite su tutto il corpo da non distinguere più i singoli dolori.
Sono riuscita a tagliarmi via LETTERALMENTE un pezzo di dito preparando un risotto alla zucca (che almeno era buonissimo) ed ho spaventato Morgan involontariamente ritrovandomi vittima di un suo attacco isterico improvviso che mi ha provocato una serie di graffi così profondi da fare impressione.
Se aggiungiamo i lividi che mi ha regalato ogni singolo spigolo presente in casa, il quadro è completo.
Insomma, non sono proprio un bello spettacolo, negli ultimi giorni.
Eppure sorrido forte, con gli occhi, con i gesti, con tutto questo ammasso di acciacchi che vedo allo specchio.
C’è una nevicata un po’ acquosa a farmi l’occhiolino oltre le finestre, ed è bellissima lo stesso, come solo le cose che aspetti da tanto sanno essere.
Come solo le sorprese, quelle sincere, che ti travolgono in un giorno uguale agli altri inventando motivi nuovi per aspettare domani.
E quelle sorprese lì, diciamolo, quando me le fa M. hanno tutto un altro sapore, c’è poco da fare.
Così adesso progetto, fantastico, organizzo, cerco, leggo, preparo. Perché un paio di settimane, si sa, fanno in fretta a consumarsi.
Non è più il tempo di fermarsi a pensare. Adesso si va. Si va e si fa.

Categorie: Ordinary li(f)e | 4 commenti

Auguri.

Per il nuovo anno, auguro a tutti i miei “nemici” (che faffigo dirlo) ogni bene.
Così magari, se sono felici, la smettono di rompere i coglioni a me.
Per dire, eh.

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“Another year has passed and I’m alright, I lick the salt from my wounds and run into the night…”

Come da tradizione, ormai da più di dieci anni, ascolto questa canzone nel passaggio da un anno all’altro. Che poi per me è anche il passaggio da un’età all’altra, mica pizzeffichi.
Ho ventotto anni, (da) oggi. Me li sento tutti, devo dire. Non che siano tantissimi, ma ormai neppure pochi. Ed io li sento proprio tutti, qui sulla pelle, nelle pieghe che iniziano a formarsi intorno agli occhi, tra le dita dei piedi gelate da questo ghiaccio che mi incanto a guardare sui finestrini delle auto.
Mi sento stanca, un po’ vecchia, piccolissima. Mi sento in tormento e poi immobile, come sempre nel mezzo, senza sapere neppure alla lontana in quale fosso andranno ad incastrarsi i miei prossimi passi.
Ascolto questa canzone per ricordarmi che sono ancora in piedi, ogni anno. Ok, magari si nota poco perché sono bassa, ma io lo so che sono in piedi. Lo sento.
Per quanto siano pesanti le borse che ho raccolto sul cammino, per quanto mi si siano incurvate le spalle, per quanto sia difficile, a volte, guardare dritto in faccia gli specchi che incontro.

Io dico che se non scendono lacrime, non si può chiamare pianto.
E’ solo che c’era freddo, c’era la notte, c’era la distanza. E nient’altro. O almeno così sembrava.
Non è pianto, se non scendono lacrime. No. E’ solo uno sguardo allagato.

Categorie: Beyond, Somebody told me | 3 commenti

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