Ordinary li(f)e

Appello.

Ricordo i bei (?) tempi in cui scrivevo continuamente su queste pagine virtuali, riversando sui vostri poveri monitor una valanga di lagne e cose di nessunissima importanza per alcuna specie vivente.
Eppure.
Eppure alcuni di voi mi volevano perfino bene, si complimentavano per la mia illimitata capacità di fingere talento in qualsivoglia disciplina (ci sono quelli che sanno fare un po’ di tutto, no? Ecco, io so fare un po’ di niente, per intenderci. Ma con sicurezza, ché l’apparenza è tutto nella vita.) e addirittura interagivano.
C’è stato perfino chi si è lanciato nella pericolosa impresa di collaborare attivamente ad un progetto con me (firesidechats, facciamo pure i nomi.), non so se mi spiego.
Insomma, cose di una certa levatura, via!

Bene, è proprio a voi incauti che mi appellerò oggi.
Se siete ancora lì, da qualche parte nel vasto webbe, nascosti nelle vostre stanze in penombra (è Inverno, la luce è ancora poca, thank God.) o in un luogo pubblico ma con gli occhi saggiamente incollati allo smartfòn per evitare ogni interazione umana… fate un bel gesto.

Cliccate qui:

http://www.soundcloud.com/ellishc

e andate ad ascoltare la demo (completamente autoprodotta, ndr) della mia band, i mirabolanti ellis’ (rigorosamente in minuscolo e con l’apostrofo DOPO la esse, diffidate dalle imitazioni.).
Almeno in onore dei vecchi tempi, dai.

E poi abbiamo un procione zombie in copertina, basterebbe già questo, no?
Ah, no?
Vabbé.

Categorie: Imagine, Ordinary li(f)e | Lascia un commento

Sunday.

È rimasto solo un muffin dell’infornata di ieri, e mi osserva solitario dal suo piattino giallo-uovo poggiato sul davanzale della mia finestra senza panorama.
Non c’è nulla di definito, oltre i vetri, oggi. Solo nebbia lattiginosa e qualche profilo confuso di case immobili.
Non ho proprio alcun motivo – figuriamoci la voglia – di togliere l’enorme pigiama a forma di unicorno, con tanto di coda, orecchie e tutto il resto, che più morbido e assurdo non si potrebbe neppure provando.
Oggi non c’è spazio per il fare, si sta e basta.
Si sta in pigiama, sul letto disfatto, con un’altra tazza di tè tra le mani, con la musica giusta nell’aria e quella sbagliata nella testa, con la speranza incastrata tra i denti che fanno pure male – fanculo all’evoluzione – e la sensazione recente di una tempesta di baci tra i capelli spettinati.
A che altro dovrebbero servire le domeniche, poi?

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | 1 commento

Una specie di notizia.

Un po’ di tempo fa avevo scritto proprio qui la parola FINE in riferimento ad un mio certo romanzo.
Era stata una piccola conquista personale, perché nel mio passato c’è una storia non simpatica che vede come protagonista la me adolescente alle prese con editori ambigui, parenti, paure e tutta un’altra serie di cose che mi sono portata dietro e dentro per anni.
Fino alla scorsa primavera, almeno.
Quando ho deciso di esorcizzare la cattiva esperienza con una uguale e contraria, lanciandomi di nuovo in una piccola avventura editoriale, non pensavo che sarebbe stato così semplice, per la “nuova me”.
Beh, a quanto pare lo è.

Ieri, quel romanzo è uscito ufficialmente, e poterne parlare a voi, qui, mi fa sorridere.
Questa è la copertina (bellissima, scattata da Clotilde Petrosino, una straordinaria fotografa che vi consiglio di seguire ovunque. Instagram, Facebook, Tumblr, sbizzarritevi!) e quella è la trama. Se vi incuriosisce, potete acquistarlo direttamente dal sito ufficiale di Eretica Edizioni, oppure andare ad ordinarlo in una qualunque libreria fisica, a seconda delle preferenze.
In ogni caso, se doveste farlo, spero di avere anche i vostri commenti, dopo, belli o brutti che siano, ché io SUL SERIO non mi offendo per nulla, in queste cose.

Miao.

1661788_10207225591372098_1739970388688113162_n

Categorie: Beyond, Imagine, Ordinary li(f)e | 5 commenti

Cos’ho imparato nelle ultime settimane.

Che se nel 2009 già scrivevo certe canzoni, forse avrei dovuto anche ascoltarle, ascoltarmi, farle ascoltare. Perché qualcosa vorrà pur dire, se le suono adesso trovandole incredibilmente attuali.

Che non basta un esercito di SignorNo a togliermi la gioia pura di questo periodo dell’anno, perché è mia, è me, è il riflesso luminoso ed esagerato di quella Speranza che mai lascerò andare. Mai. Al diavolo il resto.

Che i dolci vegani sembrano semplicissimi da realizzare, sulla carta, ma magari un po’ di pratica in più non mi farebbe male!

Che forse sono pronta per dire addio ai capelli rossi, almeno mentalmente. Il che la dice lunga su tante cose.

Che l’Amore – qualunque cosa significhi – è sempre, da sempre, comunque, il più importante dei miei valori, il più alto dei miei obiettivi.
Anche l’Amore per me stessa, finalmente.

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e, Uncategorized | Lascia un commento

Di piccole magie dietro l’angolo.

Non sempre c’è bisogno di un aereo, per andare a scovare nuove emozioni, sapori insoliti, strappi di mondo.
Capita di inciampare per caso – puro caso come nelle commedie romantiche – in posti talmente magici, semplici, perfetti nella loro genuinità, da insegnarti che a volte, solo a volte, tornare sui propri passi può essere una sorpresa.
E’ il caso di una stradina che porta il nome della “mia” attuale città, ma che si trova in una città più grande, poco distante, in cui vado pochissimo (e mi chiedo spesso il perché).
Sono stata attirata dagli archi di luci discrete, sognanti, che già l’abbellivano ad Ottobre, rendendo un po’ più brillante il pezzetto di cielo incastrato tra gli edifici antichi.
Pochi metri, una manciata di passi, e mi si sono spalancate di fronte le porte-finestre di minuscole meraviglie: sparsi lungo il vialetto di pietra, quattro posti da batticuore.
Ho trascorso più di un’ora tra gli scaffali, le valigie, le scatole, i ripiani colmi di libri usati (a prezzi da sogno, ndr) di uno di quei posti che credevo esistessero solo nei romanzi i cui titoli includono il nome di una qualche spezia (solitamente la cannella o lo zenzero, che poi sono anche tra le mie preferite.), portandomi a casa un volumetto scelto senza pensare, senza indizi, privo di trama in quarta di copertina, infilato in un sacchetto di carta marrone con su impresso il timbro del negozio. Quanto invidio le commesse che possono trascorrere le giornate tra quelle parole di seconda mano!
Un po’ più in là, ho lasciato che l’enorme quantità di addobbi natalizi ammassati in un posto a tema aperto tutto l’anno (di cui nessuno mi aveva mai fatto parola, probabilmente per evitare che ci trascorressi ogni weekend.) portasse via l’ultimo briciolo di dignità che ancora mi penzolava da un angolo della bocca, seguito a ruota da piccoli strilli di gioia isterica alla vista del soffitto completamente ricoperto di rami di pino tempestati di lucine.
Aggiungete una commessa sulla cinquantina con i capelli azzurri ed un’altra, più giovane, che si aggirava per il negozio brandendo un cestino di vimini pieno di PENSIERI POSITIVI avvolti in minuscole pergamene incastrate in penne di pasta cruda… ed il quadro è completo.
Ma tante emozioni portano fame, così mi sono rifugiata alla porta accanto, quella di un forno francese arredato con gusto e semplicità, affollato di cose buone, fragranti, belle da mangiarle con gli occhi e buone da mangiarle e basta, con il magone di dover scegliere e non poter prendere tutto in blocco.
Avrei voluto concludere il mini tour delle meraviglie varcando la soglia del ristorante dall’atmosfera calda, la cui parete d’ingresso inghiottita dalle radici di un enorme albero ricordava il passaggio segreto per un mondo diverso, un po’ una Terabithia rivisitata, meno selvaggia.
Non l’ho ancora fatto, ché per certi regni è importante avere l’oro, ma è sulla lista delle cose da provare, da scoprire, da assaggiare non prima o poi, ma presto. Presto suona meglio, no?

La sensazione di segreto svelato mi ha accompagnata per giorni, per questo sono qui a raccontarla, e spero non mi abbandoni. Voglio tenerla addosso ancora un po’, fino alla prossima volta.
Fino alla prossima svolta.

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | 1 commento

Quel certo periodo dell’anno…

Ogni anno, durante la famigerata notte di Halloween, mi accadono le seguenti cose:

  • Mi ritrovo addosso un’influenza epica che mi rovina la serata;
  • Attendo fremente la mezzanotte per sentirmi finalmente autorizzata a scatenare la mia più oscura mania…

E poiché i lettori di questo blog sono sempre i soliti da quando l’ho aperto (più o meno, dai), sapete tutti di cosa sto parlando…
Sì, proprio quello. Esattamente quella cosa lì… IL NATALE!

[Momento dedicato ai lettori nuovi.]
Perché io sono una di quelle persone che a luglio, alla prima casuale folata di venticello vagamente fresco, si mettono a fantasticare di maglioni con fiocchi di neve applicati;
una di quelle persone che nell’armadio hanno più decorazioni natalizie che vestiti;
una di quelle persone che conoscono a memoria le battute di “Mamma ho perso l’aereo” (ma anche di molti altri film a tema);
una di quelle persone che provano DAVVERO più gioia nel fare regali agli altri (cercarli, sceglierli, incartarli, consegnarli) che nel riceverli.
E sì, sottolineo “una di quelle persone”, perché non sono sola, cari miei, il mondo è pieno di piccoli Nonsochì sempre pronti a mettere bastoncini di zucchero nei cannoni del Grinch di turno.

Insomma è Novembre e l’unica cosa che ancora mi trattiene dal tirare fuori il mio enorme albero di Natale dallo scatolone sotto al letto (le cose importanti vanno tenute a portata di mano) è la grande quantità di lavori ancora da fare in casa.
Ultimamente sono stata colta da una furia creativa che ha fatto molte vittime: mi sono messa a dipingere qualunque cosa presente in casa, trasformando librerie, mobiletti, vecchie cassette della frutta, scaffali e cose random in elementi d’arredo coloratissimi, giusto per sottolineare ulteriormente l’atmosfera da “qui è esploso un arcobaleno” che già si respirava quando abbiamo messo piede stabilmente nell’appartamento.

E’ un Autunno pieno di malanni, questo. Pieno di idee e sogni ad occhi aperti, anche. Pieno di problemi quotidiani, pratici, fastidiosi, che tuttavia riesco a scacciare con una sola mano, ormai, ché ho imparato quanto io possa e voglia essere positiva, in questo anno quasi finito.
Quasi quasi torno rossa sul serio, per celebrare tutto il rosso che sta per arrivare.

12065929_10206517586792426_7048435744711519848_n

Categorie: Imagine, Ordinary li(f)e | 1 commento

Step out of your comfort zone.

Ridendo e scherzando (ma anche no, proprio nemmeno per finta, ANZI.) ho infine iniziato sul serio il fatidico nuovo lavoro che mi ha fatto vivere con l’ansia negli ultimi mesi e che mi costringe a svegliarmi tutti i santi giorni (feriali) alle ore 5.30.
Inutile dire quanto io sia ancora nel bel mezzo del mood “ommioddiomaiononsofarenienteeseneaccorgerannotutti” e mi sa proprio che continuerò su questi toni per un altro bel po’ di tempo ancora.
Il primo impatto è stato più positivo ed “easy” di quanto mi aspettassi, ad essere onesta, ma la parte paranoica del mio cervello (ossia l’85% circa dello stesso) si diverte ad insinuare che forse sono tutti così gentili perché siamo agli inizi, ma presto si tramuteranno in bestie venute dall’Inferno per torturarmi ed umiliarmi su pubblica piazza.
Però sto lavorando molto sull’altra percentuale di me, quella che, pian piano, sta imparando a vedere il buono che ho e che sono e la magia che può essere il mondo fuori.

Sono sfinita, ma prenderò il ritmo, lo so, succede sempre.
Ci si abitua a tutto, prima o poi. All’assenza, al dolore, alla luce, ai cambiamenti.
E’ il primo passo, la parte difficile. Credere di poterlo fare, di poter sopravvivere al salto oltre la staccionata.

Categorie: Ordinary li(f)e | 4 commenti

TORNO SUBITO.

La verità è che non ho molta voglia di scrivere qui, ultimamente.
Non si tratta del classico “bloccodelloscrittore”, tutt’altro.
Altrove scrivo moltissimo, tutti i giorni, per me stessa e per gli altri, in pubblico e privatamente, per adesso e per il futuro. Soprattutto per il futuro, suppongo, in un certo senso.
Ma non sento la spinta necessaria a farlo qui, se non lontanissima, in sottofondo, coperta da altre priorità.
Immagino che stia tutto lì, alla fin fine: le priorità.
Ci sono cose che – in determinati momenti e contesti – inevitabilmente ne escludono altre, almeno temporaneamente.
Sono concentrata su altre stanze della mia vita, ora, e questa resta chiusa, in ombra, a prendere polvere.
Ho bisogno di uscire, di andare lontano, ma poi torno.
Lascio un cartello appeso alla porta, avvisate voi chi passa di qui, ok?

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | Lascia un commento

“1001 modi di rovinarsi l’umore inutilmente”, edizioni Povera Italia.

La lista delle cose che dovrei fare invece di starmene qui a scrivere questo post si allunga ogni minuto di più e il male di vivere che avverto quando ci penso allarga la sua ombra minacciando di inghiottirmi.
Ad esempio dovrei studiare tre pezzi da provare con la nuova possibile-forse-chissà-vedremo-quasi-band, ma più che tenerli in sottofondo a ripetizione da una mezz’ora non ho fatto.
Che poi sono stata io a cercare loro, a sbattermi perché volevo ricominciare e blah blah blah, ma adesso che la cosa potrebbe diventare reale mi tiro indietro e me ne frego.
Story of my life.
Sta succedendo esattamente lo stesso con il famoso Nuovo Lavoro Serio che rincorro da quasi un anno, che ho sognato, desiderato ed immaginato fino a quando non mi hanno detto “Ok, sei assunta”, ossia il momento in cui la follia ha fatto capolino, gettandomi nel panico e suggerendomi che in realtà non me ne frega niente e nella vita voglio fare la kebabbara.
Per dirne una, ho già deciso che le mie nuove colleghe (viste una sola volta in vita mia, per un’ora circa.) non mi piacciono, che mi odiano, che non lavoreremo mai bene insieme e che scopriranno in tempo zero quanto io sia incompetente.
Lo so che la mia tendenza ad autosabotarmi è un’autodifesa, una resistenza al cambiamento e tutte quelle cose sensate che dicono tutti, LO SO.
Ma resta il fatto che continuo a farlo, sistematicamente, in ogni benedetto ambito della mia vita, dall’uscita con gli amici alla sfera professionale, e la cosa mi provoca ansie inutili, disturbi fisici di varia natura e un simpatico aspetto da malata terminale.
E pensare che c’è perfino chi mi crede una persona solare e spensierata…!

Categorie: io dico solo, Ordinary li(f)e | 6 commenti

Ready to Fall.

Il fatto che Settembre sia già iniziato da ben quattro giorni ed io non abbia ancora scritto nulla (almeno qui) al riguardo, dovrebbe farvi comprendere l’entità del casino organizzativo-logistico-emozionale in cui mi trovo al momento.
Per dirne una, un paio di notti fa mi sono svegliata senza alcun motivo, trascinandomi in bagno per lavarmi e vestirmi, dopodiché, con la caraffa del caffè in mano, ho guardato fuori dalla finestra della cucina e, notando il l’assenza di luce, mi sono finalmente fermata e resa conto dell’ora: 1.30.
Credo che questo aneddoto sia la sintesi perfetta della follia che al momento mi pervade.
Sto lavorando in due posti diversi, facendo cose che mi piacciono anche e che, tutto sommato, non sarebbero neppure troppo stancanti, prese singolarmente.
Il problema sono i viaggi per arrivarci; ogni santo giorno devo prendere un treno e un autobus, con lunghe camminate nel mezzo, impiegando un’infinità di tempo e sprecando una quantità enorme di energia mentale e fisica, e tra un mesetto la cosa peggiorerà, perché inizierò finalmente a fare il lavoro che sogno da quasi un anno, per il quale mi avevano chiamata a fare un colloquio addirittura a febbraio, e che potrebbe essere una svolta importante (fingers crossed).
Il colmo è che nel posto in questione ho vissuto per due dannatissimi anni e mezzo senza mai, MAI, trovare niente di niente, e quindi viaggiando comunque per andare a lavorare altrove.
Ora che abito da tutt’altra parte, spunta questa opportunità, mi pare giusto.
“Isn’t it ironic?”, sì, Alanis, avevi ragione, niente da dire.
Insomma uscirò di casa tutti i giorni prima dell’alba e tornerò dopo il tramonto. C’è di positivo che finalmente non avrò più molto a che fare con il sole!
Forse mi abituerò a quei ritmi e pace, o forse cadrò in depressione e mi getterò sui binari, è tutto da vedere.
E no, non provate a suggerirmi di tornare a vivere in quel posto, perché sentir parlare di (altri) traslochi potrebbe causarmi una crisi isterica e l’istantanea caduta di tutti i capelli (che, tra l’altro, sono dunque arancione-Wesley, dato che io i vostri consigli li seguo!).

Però sono contenta e grata, eh, non fraintendetemi, è solo che vorrei anche dormire, ogni tanto. E magari vedere M. per più di dieci minuti in dormiveglia, o che ne so, mantenere una parvenza di vita sociale.
Ma va bene così, prenderò il giro.

E poi è Settembre, il mese in cui iniziano le prime avvisaglie d’Autunno, il vero inizio dell’anno nuovo.
Insomma, preparatevi, perché sta per tornare la FALLing Playlist, che lo vogliate o meno!

0793e5b12de33af416c6e1638b811ac1

Categorie: FALLing Playlist, Ordinary li(f)e | 1 commento

Blog su WordPress.com.