Archivi del mese: maggio 2014

Prèmiàti.

A volte mi sento lontanissima.
Come dimenticata sul fondo
di una credenza
carica di tazzine sbeccate,
che restano
a collezionare granelli di polvere
mentre aspetti il coraggio
di buttarle via.
Mi avverto indistinta
e scolorita,
come se tutti gli inverni che ho amato con forza
mi avessero spento
il calore.
A volte ho un timore ostinato
che parla al mio posto,
s’inventa canzoni,
nasconde poesie.

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Day 50 – Half way.

Come (quasi) tutte le volte in cui provo ad organizzare qualcosa, l’universo mi è contro.
Oggi la giornata è iniziata in modo pessimo, con un’incazzatura epica che mi ha accompagnata fino a Covent Garden dove, in teoria, avrei dovuto comprare il nuovo libro di James Bowen (se non ne avete mai sentito parlare: http://en.wikipedia.org/wiki/James_Bowen_%28author%29 ), fare due parole con lui e regalare una coccolina a Bob… ma invece no.
Perché le circostanze che mi hanno fatto iniziare la giornata in modo pessimo, includevano che non avessi abbastanza soldi per l’acquisto del libro e, quindi, arrivare da Waterstones di corsa e piazzarmi in fila non è servito a molto, dopo aver scoperto che no, non si trattava di una presentazione vera e propria ma solo di un incontro per autografare le copie.
Dopo aver imprecato in diverse lingue ed essermi allontanata tristemente dalla fila, ho ricordato di avere un sacco di bei timbrini sulla mia tessera-punti di Caffè Nero, così mi sono consolata con un Mocha gigante gratis, ignorando anche il mio maledetto telefono già scarico dopo neppure un paio di minuti di utilizzo.
Quando, sconsolata, ho pensato di fare comunque un giro in libreria, ho scoperto che la finta presentazione non era stata organizzata in una stanzetta segreta come temevo, ma proprio in mezzo ad una sala aperta a tutti.
Così sono riuscita comunque a strappare un sorriso a James ed uno sguardo incuriosito al morbidino Bob, comodamente spaparanzato su una poltrona con decine di fotocamere puntate sul suo faccino pelosetto.
Il potere dei gatti sul mio umore, si sa, è infinito. Per cui, il disappunto è passato del tutto, lasciando spazio alla voglia di riorganizzare la giornata.
Così ho girovagato un po’ per Leicester Square e poi mi sono rifugiata alla National Portrait Gallery in attesa di un amico in ritardissimo.
Ecco, io la NPG l’ho sempre snobbata, volutamente.
Ché non è che mi interessino più di tanto i ritratti, a dire il vero.
Soprattutto perché i personaggi raffigurati in quei capolavori… sono brutti.
Ma proprio brutti.
Ma proprio che se vi dicono che avete una faccia da ritratto, dovete offendervi mortalmente.
Il mio amico ed io, abbiamo passato il tempo a prenderli in giro, a trovare somiglianze improbabili (c’era anche Massimo Boldi, lo giuro, uguale!) e chiederci il perché di certe scelte stilistiche riguardo capelli, vestiario e posizioni scomode.
Come trasformare l’arte in cabaret, insomma.

Dopodiché, con l’inganno, l’ho portato a Westminster, dove non era MAI stato, nonostante viva qui da un anno.
Si può vivere a Londra e non aver mai visto il Big Ben??
Da non crederci. -.-”
Una passeggiata lungo il Tamigi e poi dritti ai Roof Gardens di Southbank, a mangiare schifezze e parlare di futuro.

Le brutte giornate, dopo un respiro profondo, possono diventare bellissime.
Il problema è che ho un raffreddore letale che non mi lascia respirare, però.
Mi ritrovo a metà di quest’avventura di racconti quotidiani, dunque.
Già metà, già cinquanta giorni.
The best is yet to come, folks.

IL MOMENTO FELICE: Bob!

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New look, same mood.

Dato che non ho ancora deciso cosa ne sarà dei miei capelli, mi sono divertita a cambiare look al blog, tanto per sfogarmi. 🙂
Enjoy!

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Day 49 – Treats.

Ho questo strano timore di entrare nei posti bellissimi che incontro per strada, ultimamente.
Non sono ancora riuscita ad individuare quale sia il mio problema, ma ho evitato una sfilza di negozietti, caffetterie, pub(s) e gallerie che, da fuori, apparivano adorabili, senza un reale motivo, sentendomi infinitamente triste mentre mi allontanavo.
C’è questo posto incredibilmente ROSA che ho visto, settimane fa, a pochi minuti da casa, ad esempio.
Si chiama The Sweet Life ed è un negozio di dolciumi con sala da tè a dir poco LOVELY, a cui ho scattato duecentomila foto già solo attraverso la vetrina, la prima volta che, passando per caso di lì, l’ho trovato chiuso.
Mi sono ripromessa di tornarci, ma ogni giorno mi sono raccontata scuse improbabili per non farlo.
Fino ad oggi.
Oggi stavo (sto) ancora maluccio, soprattutto per colpa della stupida gola che brucia, ma dopo la scuola ed il lavoro, non avevo intenzione di cedere alla malattia e sprecare il pomeriggio in casa.
Così, senza pensare, sono entrata al The Sweet Life.
Amore. Amore a prima vista!
Un tripudio di colori pastello, pois, parquet antico, credenze retrò, barattoli pieni di caramelle coloratissime, carta da parati fiorata e commesse-pasticcere dolcissime e disponibili.
Ho optato per un semplice espresso (impeccabile) ed una gigantesca fetta di torta al cioccolato che mi ha spedita dritta in Paradiso al primo morso.
L’atmosfera da negozio di una volta, i sapori genuini, le chiacchiere ed i sorrisi… qualcosa mi dice che sarò una cliente fissa, da quelle parti!
Ho grandi progetti per domani e non sarà uno stupido principio di influenza a fermarmi!

IL MOMENTO FELICE: raccontare. A lui, a lei, a loro.

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Day 48 – “…let me live without this empty bliss, selfishness, I’m so sick…”

La verità è che spesso scrivo qui con enorme sforzo, in momenti in cui vorrei solo spalmarmi sul tappeto ed ammazzare qualche cellula cerebrale con ore ed ore di TV.
Mi dico che è a questo che serve l’app di WordPress sul cellulare, che posso sfruttarla per tirar fuori le parole in ogni momento, ovunque io mi trovi, quando davvero sento di aver qualcosa da dire.
Ma poi non lo faccio, rimando, aspetto di sedermi alla scrivania e raccogliere le idee; solo che, spesso, loro sono già scivolate in fondo alle scarpe, sul pavimento della giornata, schiacciate dalla stanchezza.
Ma scrivo lo stesso, come mi sono ripromessa quando ho iniziato quest’avventura, perché so che più in là mi sarò grata per questo.

Oggi è stata una brutta giornata.
Mi sto ammalando e la cosa mi fa particolarmente arrabbiare, perché quando accadrà non potrò abbracciare nessuno, come farei normalmente.
Che sia umano o felino, ecco.
Ho la gola in fiamme e la pancia in subbuglio da stamattina, e pare che imbottirmi di medicinali serva solo a rendermi sonnolenta.
Cosa che ha rovinato la mattina al parco, il pranzo “in famiglia”, lo studio, il lavoro casalingo e buona parte della serata.

Voglio starmene a letto per un giorno intero.

C’è di buono che ho iniziato a guardarmi intorno per capire se sia fattibile o meno, far parte di una band da queste parti.
E le risposte iniziano ad arrivare, quindi chissà…

C’è di buonissimo che, a proposito di band, un paio dei miei vecchi compagni di (ultima) band verranno a trovarmi tra due weekend, per cui prevedo giorni pieni.

IL MOMENTO FELICE: la chiacchierata veloce con la barista di Caffè Nero.

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Day 47 – Little things.

Così mi sono ritrovata al centro commerciale vicino casa ed ho deciso di iniziare a cercare le 30 piccole cose sceme per l’imminente trentesimo compleanno di M. (e quando dico “imminente”, intendo che sarà a Luglio, ma 30 regalini non sono mica facili da trovare, eh!).
Il vero problema è che non ho ancora idea di quale possa essere, invece, il regalo reale, quello serio, ecco.
Voglio che questo compleanno sia speciale, unico, indimenticabile.
Sapere che lo trascorreremo qui a Londra, insieme, è già di grande aiuto, ma sto ancora cercando l’idea giusta, da fuochi d’artificio.
Mi manca così tanto averlo nella mia quotidianità… a volte dimentico le mie motivazioni, i miei perché, ma poi ricordo quello che ci siamo promessi, già quarantasette giorni fa, e resisto.

IL MOMENTO FELICE: la lezione poco affollata.

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Day 46 – Inside.

Oggi non ho messo il naso fuori di casa.
Ho lavorato a lungo, affrontato crisi, raccolto sfide ed avvertito fastidi apparentemente insensati.
Ho telefonato oltremanica, riso ad alta voce per telefilm che conosco a memoria, colorato, cucinato per altri e mangiato gli avanzi.
Ho stirato, baciato guance morbidose, lavato milioni di piatti e spazzato milioni di volte il pavimento.
Ho sentito nostalgia, ho provato rabbia, ho amato.
Mentre Londra, perfetta, brillava sotto al temporale.

IL MOMENTO FELICE: il patto con i marmocchi.

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Mutual.

Io dico solo che sei talmente banale che ormai so perfettamente sotto a quali posts troverò il tuo prevedibilissimo “like”, scorrendo la home page di FaceBook quando sono annoiata.
E, guarda caso, pare che tu ce l’abbia sempre, puntualmente, con qualcuno.
Ma una risata, ogni tanto, no?

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Day 45 – Better off alone.

Non voglio dare l’impressione di essere una persona asociale, non è esattamente così, lo giuro.
E’ che mi piace stare con la gente solo a piccole dosi, soprattutto per quanto riguarda determinati contesti.
Ieri, ad esempio, sono stata a Greenwich con un’amica.
A parte che mi ha tartassata di messaggi su whatsapp per capire dove e quando incontrarci, chiedendomi insistentemente cose che le avevo spiegato già diverse volte… e va bene, magari è questione di lingua, ci può stare.
A parte che, dopo tutto ciò, ho trascorso quaranta minuti ad aspettarla perché, COMUNQUE, non aveva capito niente… ma ok, passi.
Però, viaggiare più di un’ora per raggiungere l’altra parte della città e poi non aver voglia di visitarla… NO, non lo posso accettare.
Ho provato ad andarle incontro, evitando di fermarmi proprio ogni quattro secondi (come farei normalmente) per fotografare ogni singolo angolo del posto, ma mi sono impuntata sul vedere tutto ciò che c’era da vedere.
Ci sono poche, pochissime persone con cui io riesca ad esplorare come mi piace davvero, senza sentirmi sotto pressione o a disagio, per questo preferisco fare “la turista” per conto mio, quando ne ho l’occasione.
Motivo per il quale, oggi, ho evitato semplicemente di accedere a whatsapp e, dopo una colazione all’americana di tutto rispetto, sono uscita di casa da sola, col mio impermeabile e musica random in sottofondo.
La pioggia insistente suggeriva di ripararsi in qualche posto abbastanza grande da riempire diverse ore, così ho optato per il Science Museum, l’unico tra i musei di South Kensington che ancora mi mancava.
Il problema di posti del genere è che mi scatenano istantaneamente la nostalgia di M., ché in mezzo a tutta quella roba spaziale, i progressi della Psicologia, le stampanti 3D e tutto il resto, si sentirebbe come un bambino in un negozio di caramelle.
Ho provato tutti gli esperimenti disponibili e giocato con le installazioni interattive fino a sentire il cervello esausto, dopodiché ho assistito ad una scena orribile.
Un gruppo di ragazzini sugli 11 anni stava pestando un coetaneo, nel bel mezzo di una sala del museo, senza che nessuno alzasse un dito.
Erano 4 o 5, lo prendevano a calci e pugni in faccia, lui era immobile e piangeva, provando a coprirsi la testa.
Istintivamente, gli sono corsa incontro urlando di smetterla, così lui è riuscito a scappare e gli sono andata dietro.
Ho provato a parlargli, per capire cosa stesse succedendo, se fossero con qualche adulto (avevano tutta l’aria di una comitiva in gita scolastica), ma non capiva l’inglese, così mi sono guardata intorno per capire cosa fare e lui è andato via, probabilmente spaventato dalle conseguenze.
Perché penso che ci saranno, a giudicare dall’atteggiamento degli altri, dal modo in cui lo tenevano in pugno in pubblico senza problemi.
Mi sono sentita disgustata, arrabbiata, impotente.
Mi sono chiesta perché nessuno fosse intervenuto prima di me, di fronte a tanta violenza, perché non erano bambini che litigano, era un pestaggio vero e proprio.
Fuori, mi ha accolta la pioggia, e ne avevo bisogno.

IL MOMENTO FELICE: un pezzetto di Luna, quella vera.

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Day 44 – What time is it?

A Greenwich “nasce il Tempo”, non è cosa da poco.
Dopo un giro veloce tra i palazzi modernissimi di Canary Wharf ed un paio di fermate di DLR, mi sono ritrovata all’ombra della maestosa Cutty Sark, un’antica nave circondata da turisti armati di macchina fotografica, mentre profumi invitanti cercavano di attirarmi ai banchetti del food market di turno.
Il parco dell’Old Royal Naval College era affollato di persone intente a rubare qualche raggio di sole, ma ho preferito proseguire lungo il fiume, fermandomi a pochi passi dalla spiaggia per ascoltare un vecchio musicista magnifico che mi ha regalato una versione indimenticabile di “That’s alright mama”.
Passo dopo passo, l’asfalto è diventato prato ed il quartiere ha lasciato spazio al Greenwich Park, con il suo grande playground affollato di famiglie, le rose della Regina e l’Osservatorio.
Ho calpestato il meridiano 0 mentre azzannavo un gelato alla vaniglia sotto al sole di Maggio.
E lei era lì, bellissima, da togliere il fiato, giù per la collina verdissima, oltre il Tamigi screziato di onde dorate, con i suoi grattacieli e la cupola bianca dell’O2 Arena a far capolino.
L’ho voluta così tanto e talmente a lungo che a volte dimentico di averla davvero sotto ai piedi e di vivere di nuovo, sul serio, del tutto, nel suo abbraccio.

IL MOMENTO FELICE: restare a guardare il profilo della città, senza fretta.

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