Beyond

Sunday.

È rimasto solo un muffin dell’infornata di ieri, e mi osserva solitario dal suo piattino giallo-uovo poggiato sul davanzale della mia finestra senza panorama.
Non c’è nulla di definito, oltre i vetri, oggi. Solo nebbia lattiginosa e qualche profilo confuso di case immobili.
Non ho proprio alcun motivo – figuriamoci la voglia – di togliere l’enorme pigiama a forma di unicorno, con tanto di coda, orecchie e tutto il resto, che più morbido e assurdo non si potrebbe neppure provando.
Oggi non c’è spazio per il fare, si sta e basta.
Si sta in pigiama, sul letto disfatto, con un’altra tazza di tè tra le mani, con la musica giusta nell’aria e quella sbagliata nella testa, con la speranza incastrata tra i denti che fanno pure male – fanculo all’evoluzione – e la sensazione recente di una tempesta di baci tra i capelli spettinati.
A che altro dovrebbero servire le domeniche, poi?

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | 1 commento

Giorno 4.

Provo e riprovo un breve discorso tra me e me, nella speranza di trovare la formula giusta, concisa, inattaccabile, per raccontare agli altri quello che ancora non riesco a dire del tutto neppure a me stessa.

Con i bambini è stato facile, anche se non ho detto proprio tutta la verità. Ma, del resto, chi dice la verità ai bambini?

“Maestra, ma tu abiti da sola?”

[Colpo allo stomaco.] “Sì, col mio gatto.”

“E tuo marito?”

[Colpo al petto.] “Non ho un marito.”

“E come mai?”

[Colpo alla faccia.] “Perché non ne ho ancora trovato uno.”

“Ah, ma giusto, è perché sei ancora un po’ piccola!”

Dopo quindici anni, mi ritrovo ad affrontare questa parola che tanto mi dava fastidio.

Piccola.

Dev’essere questo il problema.

Sarà che sono troppo piccola, ecco perché, a tratti, mi sento soffocare sotto al peso di questo caos denso che ha inghiottito la mia intera vita in un istante.

Perché guardate che è tutto vero, è proprio come dicono: ci sono istanti uguali a tutti gli altri, non li riconoscereste mai in anticipo, eppure ve li ricorderete per sempre perché cambieranno tutto.

Dal basso della mia ingenuità, pensavo di avere basi solide a sostenermi, ma si è scoperto che erano tanto dolci perché erano fatte di biscotto, ed è bastato aggiungere il peso di un dubbio perché si sbriciolassero, lasciandomi inebetita col culo per terra, in mezzo alle macerie.

Da giorni, mi affanno a cercare un’alternativa plausibile al niente che adesso mi si stende di fronte. A volte quasi ci riesco, ma non dura che un attimo.

Ho centinaia di cose pesantissime e fragili da portarmi dietro in quest’ennesima fuga, e se provo a correre sul serio, per raggiungere la nuova me stessa, rischio di romperle o di rompermi.

Cose, cose, cose. È tutto quello che mi resta, dopo un sogno lunghissimo che mi ero illusa di poter abitare in eterno.

Sono sempre difficili, i risvegli.

Soprattutto in una casa vuota.

Categorie: Beyond | 3 commenti

You made me a monster cause you’re a monster.

Mi ero ripromessa di bere meno caffè, ma poi la Primavera ha deciso di fare la diva tardando ancora un po’ e mi sono ritrovata a galleggiare in questa settimana di grigi intensi e pioggia timida, e allora niente. Non si possono affrontare giornate così poetiche senza una tazza di caffè a scaldare le dita, si sa.
Ho trascorso gli ultimi sei mesi a lamentarmi della vita da pendolare e adesso che me ne sono liberata per qualche giorno inizio a sentirne la mancanza. Sarà che, da lontano, tutto sembra più semplice, meno definito, meno minaccioso.
Ho un sacco di storie colorate che mi ballano in testa, ma le dita sono ancora troppo pigre per sceglierne una e chiederle di insegnarmi i passi per buttarmi in pista.
Così me ne sto qui a guardarle volteggiare, mentre si intrecciano in racconti impossibili e diventano confuse, intangibili, fino a sparire.
Seduta a guardare il cielo che cade, mi aspetto.

original

Categorie: Beyond, Uncategorized | Lascia un commento

Una specie di notizia.

Un po’ di tempo fa avevo scritto proprio qui la parola FINE in riferimento ad un mio certo romanzo.
Era stata una piccola conquista personale, perché nel mio passato c’è una storia non simpatica che vede come protagonista la me adolescente alle prese con editori ambigui, parenti, paure e tutta un’altra serie di cose che mi sono portata dietro e dentro per anni.
Fino alla scorsa primavera, almeno.
Quando ho deciso di esorcizzare la cattiva esperienza con una uguale e contraria, lanciandomi di nuovo in una piccola avventura editoriale, non pensavo che sarebbe stato così semplice, per la “nuova me”.
Beh, a quanto pare lo è.

Ieri, quel romanzo è uscito ufficialmente, e poterne parlare a voi, qui, mi fa sorridere.
Questa è la copertina (bellissima, scattata da Clotilde Petrosino, una straordinaria fotografa che vi consiglio di seguire ovunque. Instagram, Facebook, Tumblr, sbizzarritevi!) e quella è la trama. Se vi incuriosisce, potete acquistarlo direttamente dal sito ufficiale di Eretica Edizioni, oppure andare ad ordinarlo in una qualunque libreria fisica, a seconda delle preferenze.
In ogni caso, se doveste farlo, spero di avere anche i vostri commenti, dopo, belli o brutti che siano, ché io SUL SERIO non mi offendo per nulla, in queste cose.

Miao.

1661788_10207225591372098_1739970388688113162_n

Categorie: Beyond, Imagine, Ordinary li(f)e | 5 commenti

Duemilaquindicidiamountaglio.

Domani finirà questo anno difficilissimo ed io sono ancora in piedi, ancora intera, più serena che mai.
Consapevole di ciò che ho in mano, di ciò che mi è scivolato tra le dita e soprattutto di ciò che con loro posso costruire, inventare, curare, scrivere.
E’ solo una data, un tramonto che scurissimo inghiotte l’ultimo ennesimo giorno, un’alba gelida che assonnata ne sputa fuori un altro, solo un altro, uguale a quello prima eppure unico, irripetibile.
Le mie mani, solo le mie mani, possono trasformarlo in un inizio indimenticabile o nel più nero dei fallimenti, o lasciarlo passare e basta, come uno qualunque, uno dei tanti.
Il punto è che adesso lo so, non l’ho mai saputo e capito bene come ora, come dopo questi 365 giorni a cui domani appiccicherò un’etichetta simbolica che dice solo “FINE”.

Categorie: Beyond, Uncategorized | 1 commento

Cos’ho imparato nelle ultime settimane.

Che se nel 2009 già scrivevo certe canzoni, forse avrei dovuto anche ascoltarle, ascoltarmi, farle ascoltare. Perché qualcosa vorrà pur dire, se le suono adesso trovandole incredibilmente attuali.

Che non basta un esercito di SignorNo a togliermi la gioia pura di questo periodo dell’anno, perché è mia, è me, è il riflesso luminoso ed esagerato di quella Speranza che mai lascerò andare. Mai. Al diavolo il resto.

Che i dolci vegani sembrano semplicissimi da realizzare, sulla carta, ma magari un po’ di pratica in più non mi farebbe male!

Che forse sono pronta per dire addio ai capelli rossi, almeno mentalmente. Il che la dice lunga su tante cose.

Che l’Amore – qualunque cosa significhi – è sempre, da sempre, comunque, il più importante dei miei valori, il più alto dei miei obiettivi.
Anche l’Amore per me stessa, finalmente.

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e, Uncategorized | Lascia un commento

Di lunedì.

Quelle giornate in cui aspetti solo di tornare a casa per scoppiare finalmente a piangere senza nasconderti dietro ai capelli, con la rabbia dei fazzoletti che non sono mai in borsa quando dovrebbero e i pensieri che ronzano e ronzano e ronzano dentro alla scatola pesante che ti trascini sulle spalle.
Il quarto compleanno di questo blog che capita in un giorno così è un po’ il colmo, ché qui ci ho versato più risate che lacrime, negli anni.
Ma non oggi.
Oggi è un po’ più difficile e non voglio farci niente.
Me lo merito un giorno di riposo dalla consapevolezza di poter sopravvivere a tutto, di avere a portata di mano la forza e la capacità di essere felice, o tristissima, o arrabbiata, o serena.
Non ne parlo (quasi) mai perché non mi piace, mi annoia, mi fa sentire pesante, ma non sto bene.
Non ne parlo, ma non significa che vada meglio, o che sia meno reale.

Categorie: Beyond, Uncategorized | 2 commenti

Di piccole magie dietro l’angolo.

Non sempre c’è bisogno di un aereo, per andare a scovare nuove emozioni, sapori insoliti, strappi di mondo.
Capita di inciampare per caso – puro caso come nelle commedie romantiche – in posti talmente magici, semplici, perfetti nella loro genuinità, da insegnarti che a volte, solo a volte, tornare sui propri passi può essere una sorpresa.
E’ il caso di una stradina che porta il nome della “mia” attuale città, ma che si trova in una città più grande, poco distante, in cui vado pochissimo (e mi chiedo spesso il perché).
Sono stata attirata dagli archi di luci discrete, sognanti, che già l’abbellivano ad Ottobre, rendendo un po’ più brillante il pezzetto di cielo incastrato tra gli edifici antichi.
Pochi metri, una manciata di passi, e mi si sono spalancate di fronte le porte-finestre di minuscole meraviglie: sparsi lungo il vialetto di pietra, quattro posti da batticuore.
Ho trascorso più di un’ora tra gli scaffali, le valigie, le scatole, i ripiani colmi di libri usati (a prezzi da sogno, ndr) di uno di quei posti che credevo esistessero solo nei romanzi i cui titoli includono il nome di una qualche spezia (solitamente la cannella o lo zenzero, che poi sono anche tra le mie preferite.), portandomi a casa un volumetto scelto senza pensare, senza indizi, privo di trama in quarta di copertina, infilato in un sacchetto di carta marrone con su impresso il timbro del negozio. Quanto invidio le commesse che possono trascorrere le giornate tra quelle parole di seconda mano!
Un po’ più in là, ho lasciato che l’enorme quantità di addobbi natalizi ammassati in un posto a tema aperto tutto l’anno (di cui nessuno mi aveva mai fatto parola, probabilmente per evitare che ci trascorressi ogni weekend.) portasse via l’ultimo briciolo di dignità che ancora mi penzolava da un angolo della bocca, seguito a ruota da piccoli strilli di gioia isterica alla vista del soffitto completamente ricoperto di rami di pino tempestati di lucine.
Aggiungete una commessa sulla cinquantina con i capelli azzurri ed un’altra, più giovane, che si aggirava per il negozio brandendo un cestino di vimini pieno di PENSIERI POSITIVI avvolti in minuscole pergamene incastrate in penne di pasta cruda… ed il quadro è completo.
Ma tante emozioni portano fame, così mi sono rifugiata alla porta accanto, quella di un forno francese arredato con gusto e semplicità, affollato di cose buone, fragranti, belle da mangiarle con gli occhi e buone da mangiarle e basta, con il magone di dover scegliere e non poter prendere tutto in blocco.
Avrei voluto concludere il mini tour delle meraviglie varcando la soglia del ristorante dall’atmosfera calda, la cui parete d’ingresso inghiottita dalle radici di un enorme albero ricordava il passaggio segreto per un mondo diverso, un po’ una Terabithia rivisitata, meno selvaggia.
Non l’ho ancora fatto, ché per certi regni è importante avere l’oro, ma è sulla lista delle cose da provare, da scoprire, da assaggiare non prima o poi, ma presto. Presto suona meglio, no?

La sensazione di segreto svelato mi ha accompagnata per giorni, per questo sono qui a raccontarla, e spero non mi abbandoni. Voglio tenerla addosso ancora un po’, fino alla prossima volta.
Fino alla prossima svolta.

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | 1 commento

What goes around comes around.

Quando la verità resta nascosta sotto al tappeto per troppo tempo, inizia a puzzare.
Te la ritrovi di fronte in un pomeriggio piovoso d’Ottobre, dopo averla dimenticata volontariamente per anni, ché non fa bene rimuginare, e quasi stenti a riconoscerla.
Ma è proprio lei, è proprio l’unica cosa possibile, quella che in fondo hai sempre saputo, anche quando facevi finta di no, anche quando facevi la parte dell’ingenuo e le passavi accanto distrattamente, guardando altrove.
Te la raccontano degli occhi bellissimi che un tempo ti hanno guardato con odio, con rabbia, con un dolore grandissimo che non riuscivi a comprendere, allora.
C’era una coperta pesante di bugie fittissime e calde, accoglienti, ridicole, a tener lontano il gelo che quegli occhi tentavano di farti capire da lontano.
Ti ascolti ripercorrere giorni a cui ormai non pensavi più da un paio di vite, ti guardi a quei tempi e ridi soltanto, non c’è più tristezza, né amore. Non c’è nient’altro che amarezza, ma composta, senza strascichi.
Ti ritrovi ad abbracciare chi hai ferito enormemente, senza averlo mai voluto neppure per un minuto, ma sentendoti spinto a farlo da mani invisibili, fatte di intrecci complicati in cui sei rimasto incastrato per troppo tempo, provando a credere con ogni forza di essere nel giusto.
L’abbracci e sorridi perché l’avete superata, quella follia, anche se non insieme, anche se in posti diversi, in teste diverse, ma con mani simili e colori che insieme continuano a star bene.
C’è un equilibrio difficile da capire, nell’universo, e a volte riesci perfino a guardarlo in faccia da vicino.
Quello che lanci nell’orbita di chi incroci sul tuo cammino, torna sempre. Sempre.
Se sputi fuoco, faresti meglio ad essere preparato all’Inferno che verrà a cercarti.

Categorie: Beyond | Lascia un commento

TORNO SUBITO.

La verità è che non ho molta voglia di scrivere qui, ultimamente.
Non si tratta del classico “bloccodelloscrittore”, tutt’altro.
Altrove scrivo moltissimo, tutti i giorni, per me stessa e per gli altri, in pubblico e privatamente, per adesso e per il futuro. Soprattutto per il futuro, suppongo, in un certo senso.
Ma non sento la spinta necessaria a farlo qui, se non lontanissima, in sottofondo, coperta da altre priorità.
Immagino che stia tutto lì, alla fin fine: le priorità.
Ci sono cose che – in determinati momenti e contesti – inevitabilmente ne escludono altre, almeno temporaneamente.
Sono concentrata su altre stanze della mia vita, ora, e questa resta chiusa, in ombra, a prendere polvere.
Ho bisogno di uscire, di andare lontano, ma poi torno.
Lascio un cartello appeso alla porta, avvisate voi chi passa di qui, ok?

Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | Lascia un commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.