Archivi del mese: maggio 2015

Fine. :)

Oggi ho messo un punto ad un nuovo romanzo tutto mio.
Proprio poco fa, senza difficoltà, con decisione.
Ho scritto l’ultima pagina e basta, come non mi succedeva da dieci anni.
Dopo tutte le storie lasciate a metà, tutti i dubbi, tutta la vergogna, dopo i libri nascosti e i quaderni strappati, ho ricominciato a scrivere proprio in quest’anno terribile. E no, non è neppure una storia triste, tutto sommato.
All’inizio del 2015, sull’onda emotiva del Capodanno, mi ero ripromessa di provare a vedermi per quella che sono, senza tormentarmi perché “non posso definirmi scrittrice/musicista/educatrice/linguista/checcavoloneso perché i veri scrittori/musicisti/educatori/linguisti/checcavoloneso sono altri!”.
Beh, non è vero. Se scrivi, sei uno scrittore. E così via.
E allora al diavolo l’eterno tormento, l’autocommiserazione, LE SCUSE.
Se vuoi farlo, fallo; è questo il punto, l’unica cosa che conta davvero.
Beh, è stato bellissimo e terribile allo stesso tempo, come è sempre stato, per me, scrivere. Ma stavolta mi sono risparmiata lo sforzo di far finta di non volerlo fare e questo mi ha portato ad oggi, al punto finale.
The end. 🙂

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Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | 13 commenti

Throwbackthursday.

Non ci sono oggetti neutri nella mia vita, in questo particolare momento.
Non ci sono porte che siano solo porte, o libri che siano libri e basta, o lampadari, cappotti, detersivi.
Sono tornata a casa dopo una lunga giornata di festa e non vedevo l’ora di togliere il bell’abito scelto per l’occasione. Mi sono tuffata automaticamente nell’armadio ed ho afferrato due indumenti a caso dalla pila dei pigiami (che spesso – neanche a dirlo – pigiami non sono).
E’ che questa felpa e questi leggings li ho indossati per l’ultima volta in un ostello di Oslo, cercando di dormire un po’ in mezzo a tutte quelle emozioni nuove. E’ stato un viaggio bellissimo, frenetico, di cui non ho mai parlato davvero su queste pagine, perché tutto quello che ne è venuto dopo è stato tremendo e mi ha distrutta.
Se ripenso a quel viaggio, ho come una sensazione di nausea, un insensato senso di colpa per quanto mi sono divertita, assolutamente ignara di quanto stava per succedere.
Quel weekend fuori dal mondo è stato l’ultimo prima che il mio mondo si crepasse irrimediabilmente.

In cucina, gli ostacoli non sono di meno.
C’è quella tazza gialla, che mi piace tanto, che mi ricorderà per sempre il giorno prima dell’inizio di quel mese terribile.
Ci ho trascorso tre ore, in quella libreria del centro commerciale, e ne sono uscita con una lista di 29 libri che avrei voluto acquistare, prima o poi, finanze permettendo. Ne ho portato con me soltanto uno, quello per cui ero entrata in principio, ma mi sentivo talmente frustrata che ho deciso di regalarmi anche quella tazza semplicissima, in offerta, perfetta per la mia collezione in continua crescita.
In quel centro commerciale ho pianto a dirotto, tra le corsie del supermercato, un mese più tardi, quando ho ricordato di colpo quel giorno. L’ultimo giorno sereno davvero.

E’ iniziato tutto in quel giovedì di febbraio, ma non l’ho capito subito. Ho perfino riso, al mattino, di fronte al primo sintomo; sembrava buffo, strano, ma non preoccupante.
Era giovedì pomeriggio e non ridevo più, ero nervosa, agitata, ma io tendo ad esagerare, a sentirmi in ansia per niente.
Ho detto NO. Quel pomeriggio io ho detto NO e quella risposta mi perseguita. Ci penso tutti i giorni, immancabilmente, per quanto sia inutile e deleterio.
Non saprò mai se da una risposta diversa avrei avuto un finale migliore, ma non riesco a non chiedermelo, fantasticando di una realtà alternativa in cui quel NO non l’ho mai detto e tutto è ancora normale.
In fondo è possibile, no? La scienza le ipotizza, cose così.
A me i giovedì non sono mai piaciuti, poi. In terza elementare, al giovedì c’erano due ore di fila di matematica e quella maestra proprio non mi piaceva, mi aveva anche tirato un ceffone una volta, ingiustamente.
E’ iniziato tutto di giovedì ed è finito tutto di giovedì, un mese dopo.
Quell’istante continuo a riviverlo prima di addormentarmi, mentre aspetto il treno, al ristorante con gli amici, mentre canto sotto la doccia.
E’ un’immagine incredibilmente nitida, carica di particolari, che mi si piazza davanti agli occhi ogni giorno. Lo giuro, ogni giorno.
Ho il terrore di arrivare a ricordare solo quel momento, quegli occhi fissi, che si spengono davanti a me, mentre tutti gli anni di Vita bellissima condivisa sbiadiscono, diventando inafferrabili.

Scelgo una fotografia, ogni giovedì, per non dimenticare, per dedicare un gesto a quell’Amore enorme che ancora mi pulsa in petto. Questa settimana ho realizzato che, prima o poi, le foto finiranno e non potrò più averne di nuove. Mai più.
Vorrei averne scattate di più, centinaia di più, migliaia. Vorrei aver reso immagine eterna ogni singola espressione, vorrei aver registrato di più quella voce inconfondibile, vorrei aver trascorso più tempo a fare niente, assolutamente niente, insieme.

Ho sempre pensato che, in caso mi venisse offerta l’opportunità di scegliere un superpotere, avrei optato per il teletrasporto senza esitare neppure per un istante.
Non lo penso più.
Adesso sceglierei la capacità di viaggiare nel tempo.
Darei tutto – tutto – per avere ancora del tempo.

Categorie: Beyond | 3 commenti

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