Archivi del mese: giugno 2013

“…if you only knew my mind is full of razors…”

Resta il fatto che un pugno in faccia te l’avrei piantato volentieri, ecco.

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Categorie: Ordinary li(f)e, Somebody told me | 2 commenti

That happy. That way.

Almeno ho i miei gatti da comodino, qui.
Appollaiati in pose plastiche con aria pigra, tra un libro ed una bottiglietta d’acqua.

Almeno avrò un’estate talmente fitta di lavoro da illudermi di poterla superare in fretta ed uscirne indenne, anche quest’anno.

Almeno i lavori in casa nuova sono iniziati e procedono più in fretta di quanto mi aspettassi.
I colori si aggrappano alle pareti, le stanze prendono forma, il (tra)passato comincia ad andar via.

Almeno uno sconosciuto mi è passato accanto, mentre tornavo a casa con il fastidio del caldo, la stanchezza del lavoro, gli occhiali scuri a coprire il riposo scorretto… e: “Che bella che sei con i capelli rossi!”.
Solo questo, senza pretese.

Almeno l’ho detto ad alta voce, in parte, sorridendo.

Almeno i miei vestiti a pois sono sempre comodi e sempre adatti.
E se non lo sono, fingerò che lo siano, perché mi piacciono da matti.

Almeno ho finito il decimo libro di questo 2013 e posso cominciare l’undicesimo.
Che parla di un gatto e di Londra e promette di farsi sottolineare spesso.

Almeno i QOTSA suoneranno finalmente in Italia ed ho già il biglietto.

Almeno ha perso ogni senso, come speravo, perché l’ho scritto troppe volte.
AL – ME – NO.
A(l) Me No.
A Me Non succedono certe cose da film. Non in questa parte di vita.
Non sarò mai felice in modo semplice.

Almeno credo.

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Poi mi chiedono perché io non abbia fiducia nell’umanità.

[Si avvicina una ragazza che indossa una t-shirt dei The Clash.]

Io: “Complimenti per la maglietta!”
Lei: “Ah, grazie.”
Io: “E quindi anche per i gusti musicali!”
Lei (osservando la t-shirt): “Perché?”
Io: “…”

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5 piccole cose.

In passato, mi sono sentita spesso definire una persona “solare”, che poi non so bene cosa voglia dire, se vogliamo proprio essere onesti.
“Solare” è la parola che utilizzano nei servizi di Studio Aperto per definire la vittima di qualche orribile crimine su cui lucrare per mesi, se non anni.
“Solare” nel senso di “aperta”, “allegra”, “disponibile”?
Non saprei, forse potrei sembrarlo e, qualche volta, perfino esserlo sul serio.
Ma “solare” mi sta un po’ sulle scatole, come termine, mi lascia una smorfia in faccia, quando lo sento.
Ché il sole ed io non siamo neppure in buoni rapporti, a dirla tutta.
Mi guarda e chiudo gli occhi, mi accarezza e mi nascondo sotto gli alberi, mi saluta al mattino e tiro le tende facendogli una linguaccia.
Gli occhiali scuri non vanno via dalla mia borsa neppure in pieno Inverno e credo di essere una delle maggiori consumatrici di protezione 50+ nei mesi caldi (e per “caldo” intendo sopra i 12 gradi, più o meno).
Oggi fa caldo, molto caldo, perfino per le persone che solitamente mi prendono in giro quando me ne lamento neanche mi stessero strappando i capelli a grandi ciocche.
Fa caldo sul serio, all’improvviso, e la gravità sembra avere nettamente la meglio sugli angoli del mio sorriso, capovolgendolo in un broncio inconsolabile.
Allora mi sono guardata allo specchio chiedendomi: “Cosa c’è di buono in questa giornata iniziata da poco? Elenca 5 cose, forza!”… e l’ho trovata una buona idea.
Chiedermelo tutti i giorni, intendo. Nei momenti in cui sbuffo come una teiera, scalcio senza sosta e faccio i capricci perché il mondo non sembra come lo vorrei io.
Chiedermi cosa mi abbia regalato un istante di gioia, un sorriso, un’ombra di tepore, in quella giornata. E tenerlo ben stretto, ben presente, bene in vista fino alla buonanotte.
Le piccole cose mi piacciono molto, danno senso e profondità al quadro d’insieme.
Allora ho deciso di elencarne qualcuna qui, in una delle liste che tanto mi sono care, per tornare a pescarne un po’ nei giorni in cui sarà più difficile individuarne 5, tra tutto quello che sembra non funzionare.

 

  • svegliarmi quando mi pare e sentirmi riposata;
  • lavarmi la faccia con acqua fredda e sentirmi già meglio;
  • l’odore, la consistenza ed il calore della pelle di M. contro la mia, in un abbraccio;
  • riordinare armadio/stanza/casa e vedere tutto “al posto giusto” almeno per un po’;
  • iniziare un viaggio e riempire la valigia di aspettative;
  • il profumo del caffè, aprendone una nuova confezione, versandolo nella tazza, lasciandolo sul comodino per sedermi comoda prima di berlo;
  • affondare le mani nel pelo dei miei gatti, sentire le fusa, guardare le loro pose buffe mentre dormono o giocano;
  • fare una lunga doccia dopo un viaggio in treno e sentirsi finalmente puliti;
  • immergersi nelle lenzuola appena cambiate;
  • farsi massaggiare da mani grandi e sentire un dolore sciogliersi lentamente sotto a quel tocco fermo ma delicato;
  • l’acqua che cambia colore dopo il tuffo della bustina del tè;
  • sfornare dolci in un giorno qualunque e decorarli a festa;
  • comprare vestiti nuovi ed indossarli subito;
  • mettersi finalmente a letto dopo una giornata faticosa e lasciar andare le tensioni;
  • trovare un libro interessante e tenerlo IN BRACCIO a lungo vagando tra gli scaffali prima di andare a pagarlo;
  • cantare a piena voce, ad occhi chiusi, lasciandosi trasportare dalla musica, senza mancare una nota;
  • entrare in un posto caldo dopo aver camminato a lungo in mezzo al vento gelido;
  • il rumore della neve fresca sotto ai passi;
  • il silenzio che avvolge il mondo durante e dopo una nevicata;
  • chiacchierare senza sforzo né fretta con un amico;
  • preparare una sorpresa per una persona cara;
  • mangiare qualcosa di veramente buono, di cui si aveva voglia da un po’;
  • pettinare i capelli e trovarli “a posto”, per una volta;
  • l’attimo prima che inizi un concerto;
  • il rumore, il colore e l’odore di un temporale;
  • visitare un posto nuovo e trovarlo bellissimo;

 

Siamo solo all’inizio della giornata ed ho già trovato 5 piccole cose per cui sorridere.
E voi?

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La butto lì…

Nessuno di voi sarà al concerto dei Paramore di lunedì a Milano, vero?

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“I can’t get no satisfaction”.

Mi sono riscoperta piena di risentimento, ultimamente.
Ho cattivi pensieri ed un senso perenne di insoddisfazione ancorati alle ossa, come qualcosa di appiccicoso e pesante che mi rende faticosi i movimenti più elementari, obbligandomi a stagnarci dentro.
A volte mi fermo e respiro forte, provando a cacciarlo via dai polmoni, obbligandomi a distendere i lineamenti in un sorriso e ripetendo a me stessa che pensar male non porta a nulla, non è sano, diventa tossico per l’anima e per il corpo.
Mi sento tremendamente invecchiata, poco piacevole da guardare, noiosa e per niente interessante.
Negli ultimi giorni mi sono sentita chiamare “signora” non so più quante volte ed ho perfino comprato una crema per il viso, ma non antirughe, perché quelle costano troppo.
Mi sforzo di essere la stessa di sempre, le rare volte in cui mi capita di essere in mezzo ad altre persone, ma questo non sembra sortire alcun effetto sul tarlo cattivo che, giorno dopo giorno, si sta scavando una nicchia sempre più profonda tra le pieghe del cervello, bucandone i pensieri.

Preparerò una torta, oggi, ma non potrò mangiarla fino a domani.
Ho quasi paura di rovinarla, impastandola con le mani piene di queste sensazioni negative, è per questo che ho deciso di rovesciarle qui, sul foglio virtuale che saprà metterle in ordine, in bella grafia distaccata e sterile, ben lontana dai fremiti delle mie dita.

Non scrivo canzoni da tempo. Soltanto una, in mezzo a mesi e mesi di silenzio.
Non è stato difficile buttar giù le idee, ma a volte sembra impossibile cantarle, per quanto mi pungono la gola.

Dopotutto ho il diritto di stare così.
Non mi sentirò in colpa. Non più.

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A porte chiuse.

Guardo l’inizio dell’estate dalla finestra e quasi non me ne rammarico, quasi invidio il vociare sommesso di chi lo percorre, quasi non sento il richiamo del letto.
Quasi.
Avrei potuto chiamare due amici, proporre mete, cambiarmi e sfoggiare il sorriso da festa, ma questa serata l’ho voluta rinchiudere al freddo, in questa casa con dentro l’Autunno e il mio incedere accartocciato, come di foglia che cade.
Oggi mi basta il silenzio, tra gola e pensieri, mentre il resto finisce sullo sfondo, opaco e distante anche mentre mi inghiotte.

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