Archivi del mese: ottobre 2013

Boo!

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              …Scary night y’all!

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Categorie: Imagine, Ordinary li(f)e | Lascia un commento

Enne di enne.

Io dico solo che non ho neppure più la voglia di spiegare, anche perché a questo punto dovresti arrivarci da te, porca miseria.

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Gratitudine.

Grazie, pioggia insignificante che quasi non bagna le strade, per esserti fatta viva immediatamente dopo la mia già imperfetta messa in piega.

Grazie, Piemonte intero, per aver organizzato dei fighissimi eventi a tema Halloween SOLO per bambini.

Grazie, universo, per avermi dimostrato ancora una volta che la gentilezza, nei confronti di certi soggetti, è energia sprecata. (E mi si devono atrofizzare le dita la prossima volta che proverò a scrivergli anche solo un saluto.)

Grazie, tecnico Wind, per aver installato la linea telefonica senza darmi il mio nuovo numero di casa e lasciandomi in balìa di un cordless rotto dal quale non posso autotelefonarmi.

Grazie, Trenitalia, per aver reso disponibili solo le prenotazioni di treni per me inutili.

Grazie, Gumtree, per avermi messa in contatto con affittuari che hanno scritto in fronte “voglio truffarti”.

Grazie, umore pessimo, per questa giornata, eh.

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Lei.

Lei sta per sposarsi.
E forse “sta per” non è esattamente l’espressione giusta, ché Settembre è lontano, ma sembra imminente lo stesso.
Perché ha già scelto il posto, e non me l’ha neppure detto lei, l’ho saputo da altri, e un po’ ha fatto male all’orgoglio.
Ma solo un po’, per un attimo, a quella parte di me che è rimasta in camera sua, sul letto a castello, a scrivere frasi di canzoni sull’armadio e combattere contro i fantasmi, quelli veri.
Sembra che siano passate intere galassie, tra le porte delle nostre stanze, immobili e scure, affacciate su quel corridoio silenzioso che solo lei aveva voglia di attraversare, per raggiungermi.
Lei sta per sposarsi e me l’aspettavo da un po’, tutti se l’aspettavano, ma io, più di chiunque, riesco a cogliere il lato ironico della cosa.
Me l’ha detto mesi fa, con un sorriso, senza entusiasmo, ma piena di serenità; poi mi ha chiesto quando lo farò io “ché ORMAI è ora!”.
Poi basta, nessun particolare nessun progetto condiviso.
Le distanze, su di noi, hanno avuto la meglio, per quanto ci giurassimo il contrario quasi ogni giorno, a suo tempo.
Ho fatto passi da gigante, negli ultimi 10 anni, ed ho voluto farli da sola, tutte le volte.
Lei non riusciva a capirlo, questo, ed io non avevo il tempo, i mezzi, la voglia per spiegarlo.
Adesso la guardo da lontano, anche quando ci troviamo insieme, ridendo come sempre, e capisco che l’ha imparato, dopotutto.
E che, in qualche modo, è un’altra cosa che abbiamo affrontato insieme, senza saperlo.

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Go ahead and smile.

Io non lo so cosa vorrei fare da grande.
Ho molte mezze idee e neppure un barattolo di coraggio per provare a metterne in forno qualcuna.
Ho imparato a riconoscere che in certe cose sono davvero brava, preparata, capace. E vorrei che bastasse, ma non è quasi mai così.
Ho detto addio così tante volte a questa piccola avventura da non avere più parole da dedicarle, ora che sta finendo sul serio, senza proroghe, senza più possibilità di tornare indietro e salutarla ancora.
È finita e non so come sentirmi.
Non so cosa farò, come sarò, che mi inventerò per nascondere la paura immensa di svegliarmi in un episodio passato della mia vita che odio aver dovuto interpretare.
Voglio solo andare avanti.

“…we only see what’s in front of us, we only see straight ahead…”

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Dal lato cupo della FALLing Playlist.

“…cynical in most things, in hope I will wait,
works better down on paper than when we talk straight.”

(…e non aggiungerò altro.)

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Niente.

Ci vuol poco a dire la verità.
Anzi, non poco, niente.
Basta fermarsi un istante e guardarsi dritto in faccia, senza scuse, senza scappatoie.
Basta ammettere di essere piccoli di fronte al buio, smettere di parlare e provare soltanto a dire.
La tua verità ha artigli affilati, ma ho imparato a smussarne la ferocia accettando quel dolore opaco che non sa più distruggermi.
L’unico segno evidente di ciò che eravamo è quella macchia lieve di rimpianto che fa più scuri i tuoi occhi ogni volta che menti.

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Slow down.

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Oggi un po’ di Natale è venuto a farmi visita.
E non li sento neppure, quelli che dicono che è troppo presto, che non è ancora il momento, che.
C’erano alberi e palline e ghirlande e decori bellissimi, che ho guardato da vicino, accarezzando ogni oggetto con mano leggera e sorriso nascosto tra i colori della sciarpa.
Avrei voluto portare tutto a casa con me, ma ho deciso di aspettare, di lasciare ogni cosa al proprio posto in quello scenario ben studiato.
Ho passeggiato e giocato ed ascoltato il suono grigiastro della domenica in un bel giardino non mio.
E c’è qualcuno, in sottofondo, che pian piano sto ritrovando, lasciandogli uno spazietto in ogni giornata, senza fretta, come se fosse normale di nuovo.
Oggi ho fatto tutto piano, sottovoce, seguendo il passo solenne dell’Autunno.

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Prima il procrastinare, poi il dovere.

Il mondo è un brutto posto quando è sabato, hai le tonsille talmente ingrossate che temi possano esplodere da un momento all’altro, devi vestirti per forza di verde acido (che con il rosa shocking sulla testa non è proprio un bellissimo spettacolo) e devi lavorare SORRIDENDO ed ostentando allegria e disponibilità.
Provo a convincermi che la cioccolata calda e le caldarroste gratis saranno una giusta ricompensa, ma non sta funzionando granché e infatti sono qui a perder tempo invece di vestirmi. (Di verde acido, ripeto. Non me ne faccio una ragione, no.)
Ho trangugiato qualcosa come mezzo vasetto di miele alla lavanda (che mi ha fatto ripensare a quel giorno di anni fa… “Ti piace la lavanda?”, “Mi fa pensare alle damigelle dei matrimoni americani, ai campi in estate…”, “Sì, ok, ne ho un mazzo gigantesco da buttare via, lo vuoi o butto in discarica?”, “…evviva la poesia, proprio… <_< “) e credo che la quantità spropositata di FROBEN che ho nebulizzato in gola da stamattina ad un secondo fa, mi farà morire per avvelenamento entro le prossime due ore.
Il che sarebbe un’ottima scusa per non presentarmi al lavoro, almeno.
Ho perfino lavato tutti i pavimenti di casa, stamattina, pur di rimandare il momento in cui dovrò uscire, prendere un treno e avere a che fare con l’umanità.
Orribile, orribile momento.

Vi lascio con Soko, la tenera, cazzutissima Soko, che nella FALLingl Playlist è a casa sua.
E anche nel mio cuore.
Amatela, altrimenti ve la farà pagare cara.

 

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“…sto bene se non torni mai…”

C’è chi cucina, qui intorno, e l’odore di buono delle cipolle si appropria delle strade, ricordandomi che sarebbe ora di pranzo anche per me.
Le foglie volteggiano lente ed incessanti nello spazio infinito tra rami e strada, mentre le guardo.
Vorrei restare qui, con i miei malanni, questo strano libro che stringo forte tra le dita come fosse un’ancora, la frutta profumata che mi hanno regalato e nessuna fretta.
Solo star seduta qui e basta, oggi, in attesa della tempesta.

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