Archivi del mese: dicembre 2014

Interrogazione a sorpresa.

Mi rivedi dopo circa dieci anni e non mi chiedi come sto, come mai sono qui, che ne è stato delle amicizie comuni che un tempo ci univano. Mi scocchi un sorriso un po’ sbilenco e mi chiedi solo se scrivo ancora. Senza preamboli,non un convenevole, mi lanci solo quel “scrivi ancora?” , pretendendo io lo afferri al volo senza barcollare. Resto in equilibrio, ma anche in silenzio. Non so la risposta, non ho studiato, tutto mi aspettavo da questa giornata ma non una domanda così. Non da te, soprattutto. Tu che mi sedevi di fronte, dieci anni fa, sciorinando con leggerezza i motivi per cui avrei dovuto prendere quel manoscritto, rilegato con tutto l’amore di cui solo a diciassette anni si è capaci, e farlo a pezzi, per renderlo più plausibile.

Plausibile.

Avrei voluto chiederti come si possa chiedere ad una storia d’amore di essere plausibile, ma non l’ho fatto. Neppure allora sapevo la risposta, anche allora ho lasciato cadere sul tavolo un silenzio imbarazzato. Lo stesso tavolo dietro al quale te ne stai stasera, dopo tutti questi anni. Uguale a sempre.

“Mmh… no.”, dico alla fine. Per evitare ogni altra domanda, soprattutto. Aggiungi “Peccato. C’era del talento.”, e forse un po’ di stizza la provo. Perché in fondo che ne sai di me, che ne hai mai saputo, poi. Porto i toni su frivolezze collaudate e tu no, non vuoi, ti va di riprovarci. “Magari hai qualcosa nel cassetto,non si può mai sapere,non ci credo che hai smesso”. Credici, invece. Ho smesso eccome, di darmi in pasto a chi tratta le parole come merce. Lo penso soltanto, continuo a sorridere ma sempre di meno, sempre più piano, ormai lontanissima.

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“I am a revenant”.

A volte vorrei dimenticare quello che so. Un colpo di gomma e quella decisione non sarebbe altro che un’ombra grigiastra sul foglio. Non saprei più di non avere scadenze, mi affannerei a vivere gli istanti con la fretta di chi non vuole sprecare neppure uno sguardo, conserverei tutto.

Vorrei ricordare la sensazione vivida che ad un certo punto mi ha spinta a dire basta. Sembra così fumosa, adesso, così piccola e trascurabile in confronto al resto. Se la sentissi di nuovo, una volta al giorno, magari appena sveglia, potrei scrollarmi di dosso questo senso di errore fatale che a volte mi insegue.

Affondo le scarpe in un metro di neve, quando chiudo gli occhi. Annuso il silenzio e mi canta certezze. Ad occhi chiusi si sceglie meglio, non si può sbagliare, non ci sono distrazioni. Ho una presa sicura a non farmi cadere. La mia.

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Happiness is a choice.

“…because I’m better than this…”

Ieri sera ho cantato questa frase tra me e me per ore, credendoci fermamente.

È stata una Vigilia strana. Non per le cose diverse, ma per via di quelle uguali.

I nervi scoperti, i soliti difetti, le ferite aperte… ieri era tutto più evidente, ai miei occhi. Ho occhi stranieri, adesso, non solo estranei, e penso che questo aggiunga sfumature al quadro d’insieme.

Sono grata, immensamente e profondamente grata, per i tesori ricevuti, conquistati, o trovati per caso lungo i sentieri della mia avventura. Grata per tutto.

Anche se il mio giorno, la mia festa, il mio Natale, lo immagino diverso, ho capito che non è qui che potrò trovarlo e non è dagli altri che posso pretenderlo.

Va bene essere tristi, non è come essere infelici, è molto diverso.

Ieri ero triste, nonostante gli sforzi per evitarlo, nonostante quello che ci si potrebbe aspettare da me alla Vigilia di Natale. Ero triste e l’ho accettato, non è una colpa, né una vergogna.

L’ho accettato perché so cosa fare per non esserlo più, lo so perfettamente ormai, dopo tutti questi anni e tutti questi viaggi. So dov’è l’interruttore e so come raggiungerlo per riaccendere la gioia.

Clic.

Buon Natale, ogni volta che lo VORRETE.

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I regali che non ti aspetti. (E che probabilmente non vuoi.)

Nel corso della mia vita (soprattutto) telematica, sono riuscita a guadagnarmi l’odio di un numero incalcolabile di persone, per un motivo su tutti: la mia ossessione inarrestabile per il Natale. (Non ve n’eravate accorti, vero?)
Ché io mica sono di quelle persone che apprezzano profondamente qualcosa e punto?! No. Io voglio condividere, voglio contagiare, voglio costringere il prossimo a vivere quelle determinate cose con la stessa gioia – pericolosamente vicina alla follia – che da sempre mi contraddistingue in questo periodo di festa.
Da Settembre a Febbraio, intendo.

Ecco, pensavo di aver raggiunto il tetto massimo di fastidio umanamente possibile da arrecare al prossimo, con tutti i miei vestiti a tema, il cibo a tema, le foto a tema, le feste a tema, i film a tema… ma poi è arrivato firesidechats21 con una proposta indecente e tutto è cambiato.

Ebbene, dopo settimane di Whatsapp, Skype, lo stramaledetto Hangout (che merita tutto il mio disprezzo insieme a Google+), mails, registrazioni, videochattate in pigiama e con cappelli improbabili… l’asse Torino-Londra ha dato finalmente i suoi frutti.
E voi siete quelli che se li dovranno sorbire.

Ladies and gentlemen, direttamente dalla chitarra di quel tizio lì capellone che mi crea scompensi mentali perché si chiama come M., direttamente dal basso del mio ex bassista che si è prestato nonostante sia un po’ Grinch, direttamente dal mio evidente mal di gola unito alla mania di aggiungere strumenti ACCASO (TM) tanto per creare disagio, direttamente dalla pazienza senza fine di M. ormai ribattezzato TimbalaM per via delle sue indubbie capacità di producer nonostante l’assenza di panza e pelle scura… eccola qui, la canzone del Natale 2014 che vi farà rimpiangere Mariah Carey e Michael Bublè!

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“…questo fuoco non arde più…”

Quando ho girato questo video, un po’ mi tremavano le mani, un po’ avrei voluto lasciar perdere ed ascoltare soltanto, per la prima volta, questa canzone che mi ha travolta come un pugno in piena pancia. Ma ho resistito. Era più forte la voglia di conservarla per bene, a lungo, per poterla riascoltare ancora e ancora, fino a perderla.
Quella sera, a fine show, Viola mi ha raccontato di come le scrive, certe cose, di come le nascono tra le dita e di quanto possano essere necessarie a tappare certi buchi neri che uno si porta dentro.
Le ho detto di quel piccolo progetto che avevo all’epoca, con un paio di belle persone, e della cover della sua “Still I” che ci piaceva tanto fare e lei era così sorpresa ed umile e felice di aver lasciato qualcosa a qualcuno, da spingermi a lasciar perdere.
Perché suonare è sempre incredibile, sempre, sempre; ma suonare qualcosa che puoi davvero chiamare tuo, qualcosa che hai cercato a fondo e tirato fuori con le pinze per non spezzarlo nel tragitto, o che hai scovato in una stanza segreta di quello che eri e pensavi di non essere più… ecco, quello è di più. Molto di più.
Qualunque sia lo scopo, il modo, il luogo. Qualunque sia la forma, ché una ninna nanna non ha meno valore di un’opera lirica, ve lo assicuro.
Credo, sinceramente, di non avere alcun talento particolare, musicalmente parlando (e non).
So un paio di cose, questo sì, ma è cosa ben diversa.
E’ una consapevolezza che, negli anni, mi ha più volte bloccata lasciandomi addosso un senso di frustrazione spesso e tagliente.
Ma non è abbastanza. Non è più forte di quella sensazione, di quello che una canzone tua, tua davvero, può dare. Anche quando passano dieci anni e riascoltandola la trovi brutta, o ridicola, o imbarazzante.
Resta comunque l’eco lontana di qualcuno che, da qualche parte, sei stato. E che, prima o poi, incontrerai ancora, guardandoti allo specchio.

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Cose che capita(ro)no.

Dunque, sabato vi siete persi uno dei miei eventi annuali preferiti, ossia il pazzo, rumoroso, colorato, assurdo SantaCon!
Per chi non fosse informato: si tratta di una sorta di parata di centinaia di persone travestite da Babbo Natale (e no, non intendo solo il classico costume che tutti conosciamo, ma davvero ogni più incredibile interpretazione voi possiate immaginarne.) o da altre creature natalizie, che se ne vanno in giro per la città a fare un sacco di casino, fondamentalmente.

Tappa a Buckingham Palace.

                                      God save the queen!

Ai turisti allibiti che mi chiedevano, di tanto in tanto, che diavolo stessimo facendo, io rispondevo automaticamente: “We’re spreading the joy!”, ma devo dire che i più erano lì per avere una scusa per ubriacarsi vergognosamente alle 11 del mattino.
Ad ogni modo, non potevo di certo mancare, così ho trascinato un’amica a Clapham Common, dove il gruppo South London aveva appuntamento per partire alla conquista della città.

I primi arrivati.

                                  I primi arrivati.

La passeggiata fino a Brixton è stata anche piacevole, dato che stranamente era una giornata di sole (ma comunque gelida, a giudicare dal prato ghiacciato sotto casa.), ma il breve viaggio in treno fino a Victoria è stato davvero surreale. Tutto quel Natale ha letteralmente invaso ogni vagone, cercando di coinvolgere i poveri passeggeri ignari di cosa stesse accadendo.
Da lì, tappa a Buckingham Palace, dove la polizia non ha potuto impedire ai più folli di scalare (letteralmente) le statue per sistemarvici a cavalcioni a cantare Christmas Carols incitando la folla.
Mi sono divertita talmente tanto che quasi non mi sono resa conto dell’ipotermia che intanto reclamava la mia vita, finché non ho ceduto e mi sono diretta verso Trafalgar Square, dove mi aspettava un amico.
La cosa divertente è che i tre gruppi (Sud, Nord, Est) di Santa-folli avevano dei percorsi ben precisi da percorrere e nessuno di questi copriva la zona centralissima, per cui non è stato proprio semplicissimo passeggiare per quelle strade vestita così:

IMG_20141206_115828

In realtà uso questi vestiti più spesso di quanto si     possa pensare.

Una signora mi ha chiesto se il cappello fosse fatto a mano (non si capisce bene da questa foto, ma vi assicuro che è bellissimo, ed ha un sacco di mini campenelli!); una bambina ha detto alla madre “No, mum, she MUST be a real elf!”; un ubriaco mi ha fatto i complimenti per lo spirito natalizio; due tizi mi hanno intervistata riguardo l’influenza che possono avere sulle persone i videogames violenti.
Sì, voglio dire, in mezzo alla folla di Trafalgar, tu scegli una conciata in questo modo per parlare di un argomento serio… dei geni del male, devo dire. Ho farfugliato qualcosa di confuso lottando contro me stessa per non scoppiare a ridere nel microfono peggiorando la situazione e poi sono fuggita via.
Comunque sono giustificata: sto dando sfogo così alla mia Natalite (per gli anglofoni: O.C.D., Obsessive Christmas Disorder) solo perché non ho ancora potuto fare il mio gigantesco albero che mi aspetta in Italia, ossia uno dei moivi per cui sto facendo un febbrile conto alla rovescia a metà tra l’eccitazione e la disperazione.
Emozioni semplici nella mia testa, mai.

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L’autoflagellazione è l’unica via.

A volte faccio delle scelte del cavolo e non riesco davvero a spiegarmi il perché.
Cose normalissime, decisioni che ho affrontato milioni di volte con tranquillità, situazioni di cui conosco perfettamente i pro e i contro… mi trasformano, all’improvviso e senza alcun motivo, in una totale imbecille.
Così, con serenità, faccio cose che non potranno mai e dico MAI essermi d’aiuto.

Inizio questo post domenicale con tale melodrammaticità perché il momento è arrivato, non ci sono più scuse: devo fare la valigia.
Che poi, stavolta dovrebbe essere un po’ più semplice, ché British Airways mi lascia portare: numero 1 bagaglio a mano di dimensioni ragionevoli; numero 1 bagaglio personale di dimensioni altrettanto ragionevoli; numero 1 bagaglio da stiva compreso nel biglietto; numero 1 altro bagaglio da stiva che ho aggiunto proprio per evitare di avere problemi.
Ma no, non è abbastanza.
Perché al momento del trasloco, ho avuto la brillante idea di portare con me una stramaledettissima valigia che non usavo da anni (e ci sarà stato un motivo, no, brutta idiota?!), di dimensioni ridicole, oltre al sempre amato bagaglio a mano super versatile che consiste in uno zaino molto ampio con carrello e duemila tasche.
Cioè, ripeto: mi trasferisco in un’altra città, in un altro Stato, e butto in stiva UNA sola valigia che la donna media userebbe per un weekend fuori porta. Ci rendiamo conto??!
Valigia che, tra l’altro, aveva la maniglia (quella che va su e giù, per intenderci) mezza bloccata e che Ryanair ha pensato bene di distruggere del tutto durante il viaggio, restituendomela SENZA parte della maniglia e con il carrellino staccato dal resto del bagaglio.
Ma io dico: ho una valigia ENORME, perfettamente funzionante, che da anni uso solo per fare il cambio di stagione… e la lascio in Italia. Mi sembra giusto.
Il punto è che adesso sono nel panico più totale, perché ne ho comprata una nuova, in saldo, un po’ più grande di quella distrutta (ma comunque non abbastanza… perché continuo a non riflettere prima di fare le cose, mi chiedo?!), e si è riempita nel giro di niente. Un paio di sacchi sottovuoto e basta, già non ci entra più niente (acquisto utilissimo, devo dire.).
Ma quando ciò è accaduto, non mi sono preoccupata, pensando che tanto ho l’altra, la faccio resistere fino all’atterraggio e via, che sarà mai?!
Certo.
Anche lei, nemmeno a dirlo, è già talmente piena che rischia di esplodere da un momento all’altro.
E indovinate un po’… questa maledetta stanza è ancora PIENA di cose che non so proprio dove infilare.
Ho riempito un sacco di vestiti e scarpe da portare ad un charity shop; buttato via scartoffie di ogni tipo che, normalmente, conserverei; usato la sempreverde tattica della biancheria infilata nelle scarpe; utilizzato ogni centimetro disponibile tra un oggetto e l’altro… non c’è niente da fare, devo comprare un’altra valigia, stavolta magari DAVVERO grande, buttando via soldi che mi servirebbero per altro.

La cosa divertente sarà trovare il modo di arrivare a Gatwick con tutta quella roba addosso, soprattutto.
Quando voi, dannati scienziati, inventerete il teletrasporto, sarà sempre troppo tardi.

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La donna che non sapeva usare le sopracciglia.

Quando io ed M. ci siamo conosciuti, è stata chiara da subito la cosa che più ci avrebbe uniti: abbiamo entrambi l’incredibile capacità di andare avanti per anni (sul serio, anni.) inventando scenari assurdi su qualsivoglia idiozia, fino a renderli talmente precisi e vividi da usarli come esempio in situazioni reali.
Ricordo perfettamente il momento in cui è nato l’universo di Nick Manetti, per dirne una.
Passeggiavamo per le vie della ridente Pietralata (quartiere di Roma rinomato per… no, ok, non riesco a trovare una cosa plausibile, però ci abitavo io, quindi è figo ebbasta.), quando, dal nulla, abbiamo iniziato a parlarci in modo melodrammatico, appellandoci a vicenda come Nick Manetti e Brittany Marvin (chiaro omaggio alla Murphy che, all’epoca, era ancora viva, sigh.).
Ecco, non ci siamo mai più fermati.
Nel giro di qualche mese, lo scherzo è andato avanti talmente tanto, arricchendosi di particolari e vicende immaginarie, che una sera, su MSN (come suona vintage, mamma mia.), abbiamo deciso di scrivere una sceneggiatura e – udite udite – provare a trasformare il tutto in una graphic novel.
Poi ci siamo ricordati di non avere alcuna capacità in ambito fumettistico, così l’idea si è spostata su foto di gente reale modificate al pc di modo da farle sembrare disegni.
Tra Lazio e Piemonte, siamo riusciti a coinvolgere un numero incredibile di persone disposte ad interpretare i vari personaggi della storia (che poi è un banale poliziesco-noir, con le classiche battutacce da eroe anni ’80.) ed abbiamo inscenato sparatorie nel cortile della mia vecchia casa, rapimenti in camera delle mie coinquiline sicule, ritrovamenti di cadaveri nel cortile di un amico di M. (con tanto di vecchia affacciata alla finestra ad osservare il tutto con aria allibita), scazzottate davanti ad un locale e così via.
Ci sono voluti mesi, dato che vivevamo ancora a 700 KM l’uno dall’altra e potevamo vederci solo certi weekend, ma ce l’abbiamo fatta.
Avevo perfino iniziato ad elaborare le foto (io che di Photoshop so meno di niente, tra l’altro.), quand’ecco che ho fatto una scoperta terribile.

In tutti gli scatti in cui appariva il mio personaggio (Brittany, appunto: una tizia che uccide un sacco di gente sempre per caso, non si sa come.), qualunque fosse la situazione, la mia faccia era sempre la stessa.
Più o meno così:

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Eppure ricordavo bene di essermi impegnata, ero convinta che in ogni scatto si sarebbe notato quanto stessi trattenendo le risate, avevo perfino avuto paura di essere davvero strangolata da mio marito… invece niente, la mia faccia esprimeva il vuoto più assoluto.
Così M. mi ha fatto notare il problema: NON SO USARE LE SOPRACCIGLIA.
Davvero, è tutto lì, a quanto pare non le muovo abbastanza da rendere le mie espressioni riconoscibili!
E’ stato un duro colpo, questa nuova consapevolezza ha messo fine ad ogni mia aspirazione nell’ambito della recitazione.
Poi in realtà il progetto non è mai stato portato a termine perché siamo troppo pigri per scrivere i dialoghi, ma non si può mai sapere, le foto sono sempre lì e i poveri amici che si sono prestati ad interpretare i vari personaggi chiedono a gran voce da anni ed anni di vedere il lavoro finito.
Questa dovrebbe essere la copertina, tra l’altro:

ManCopertina

Da notare la posizione naturalissima del soggetto e la qualità sopraffina dell’immagine. XD

Tutta questa premessa lunghissima, per dire che una band di Torino (cioè, non proprio Torino, ma lì intorno, dai.) mi ha chiesto di apparire nel loro nuovo video (nonché di collaborare al nuovo album, ma quella è un’altra storia in cui sono in questione le mie dubbie capacità musicali, non le mie sopracciglia.).
Ora, no, non si tratta di quei video in cui un po’ di gente finge di pogare ad un concerto, credo ci sia di mezzo una specie di trama, il che rende inevitabile l’utilizzare la faccia in un certo modo.
A parte che la suddetta band non mi vede da circa un anno e probabilmente hanno un ricordo distorto di me; a parte che loro sono dei punkettoni puri e crudi e io ho la credibilità di un pulcino con gli anfibi; a parte che qualcuno qui sa bene che davanti ad una telecamera mi comporto come un’idiota totale (quel qualcuno confermi la mia versione, grazie.); a parte che mi vergogno tantissimo all’idea…
Loro hanno già deciso che la cosa si farà, io per ora mi tengo sul vago e sto valutando un trapianto di sopracciglia… dite che esiste?

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Le perle ai pirla.

E’ tornata la neve su WordPress! (Lo so che lo dico ogni anno, sì.
E, a quanto mi dicono, anche sulle mie Alpi. Aspettatemi, Alpi, torno presto!
Poiché è Natale, voglio farvi dono di una lista di criteri di ricerca che lo strano popolo di internet ha ingenuamente utilizzato per arrivare chissà dove, ritrovandosi, invece, qui.
Spero gli vogliate bene quanto gliene voglio io.

QUELLI CHE “DOTTORE, CHIAMI UN DOTTOREEEH!”.

  • tachipirina scaduta fa male
  • come mi e iniziata la gotta (CHIUNQUE TU SIA, VORREI LEGGERE LA TUA STORIA! TI PREGO, PALESATI!)
  • placche alla gola actigrip (UNA LUNGA STORIA D’AMORE.)
  • prendere troppi actigrip
  • trucco della nonna. per cagare molle (ANDARE A PRANZO DALLA NONNA, SUPPONGO.)
  • cioccolata calda quando raschia la gola

QUELLI CHE CERCAVANO TABATHA MANI DI FORBICE.

  • tinta capelli rossi il mio ragazzo
  • capelli alexz johnson
  • red hair girls
  • vorrei essere bionda ma tutti mi dicono che sono roscia (SOPPROBBLEMI.)
  • little red haired girl (PRESENTE!)
  • tonalità colore capelli la sirenetta (“…PART OF YOUR WOOOOOORLD!…”)
  • voglio farmi bionda platino
  • alexz johnson dai capelli rossi (MA NON ERA ANNA?)
  • tinta capelli insieme al mio ragazzo
  • si è innamorato dei miei capelli (SECONDO ME SONO LE TETTE.)
  • redhaired
  • capelli rasati uomo 2012 stempiati (CHE QUALCUNO MI PARLI DI QUESTO TREND, VI PREGO.)
  • video di donne che hanno fatto la tinta rossa ai loro capelli

QUELLI CHE “CI CREDO CHE SEI FINITO SUL MIO BLOG!”

  • piove amo la pioggia
  • odio l’estate
  • odio le scarpe aperte
  • odio l’abbronzatura
  • odio il 3d
  • camera da letto disordinata
  • hayley williams gnocca (E IO CHE C’ENTRO??)
  • giuro che vorrei guardare alle cose con serenità (LA SERENITà è SOPRAVVALUTATA, PFF!)
  • bacchetta magica per arricciare i capelli
  • come superare la musofobia (QUANDO LO SCOPRI, FAMMI SAPERE.)
  • londra love
  • ho pensato di dimenticarti ma me lo sono dimenticato
  • passato non risolto
  • reggiseno fastidioso in estate, cosa indossare
  • mi manca roma (TRANQUILLO, POI PASSA.)
  • inutilità onomastico
  • l’estate è una stagione che odio (METTITI IN FILA.)
  • bimbe paffute foto (STAI CERCANDO DI DIRMI QUALCOSA??)
  • alle brutture si può soprevvivere (AGLI ERRORI DI BATTITURA, NO.)
  • lascio i bla bla bla ai blablaologi
  • tu cosi’ diverso da come credevo (CE L’AVEVA PICCOLO, EH?)
  • tutto ciò che non è risolto del passato ritorna (“UN DRAMMA DRAMMATICO.”)
  • miss occhiaie 2012 (Sì, SONO IO, MA NON RILASCIO AUTOGRAFI.)
  • essere mainstream
  • rigirare il coltello nella piaga
  • problema occhiaie su foto tessera (SOLO SULLA FOTO TESSERA? BEATO TE.)
  • cose che non interessano a nessuno
  • gli incisivi di hermione granger (E PURE I MIEI.)
  • vorrei fare il camionista per le miniere del canada del nord (TI PREGO, PORTAMI CON TE!)
  • fotografa famosa che fotografa i casi umani (POTREMMO COLLABORARE ALLA MIA RUBRICA!)
  • cose da fare al mercoledì sera
  • il passato che ritorna perchè non risolto (“UNA STORIA LACRIME STRAPPA”.)
  • mood swings available every 10 minutes (STAI PARLANDO CON ME?!)
  • esperti di tecnologia (SEI NEL POSTO SBAGLIATO.)
  • odio le spiagge affollate
  • sono monotematica (QUA LA MANO!)

QUELLI CHE CERCAVANO L’ORACOLO.

  • cosa significa blablaologo (SE NON LO SAI, DEVI ANDARTENE IMMEDIATAMENTE DA QUESTO BLOG!)
  • dove comprare un dondolo
  • qual’è il graffio di marilyn manson (???)
  • per cagnolini in casa la cassetta con la sabbia va bene? (MI PIACE COME RAGIONI, TRASFORMIAMO I CANI IN GATTI!)
  • wind se ricarico dalla banca quanto mi danno? (“UN MILIONE DI EURO… IN LIRE!”)
  • che succede alla fine dei 100happydays (ARRIVANO I DISSENNATORI E NON SARAI MAI PIù CAPACE DI ESSERE FELICE.)
  • perche lacey mosley ha abbandonato i flyleaf? (LASCIA STARE, GUARDA! T_T )
  • mio padre non lavora, posso iscrivermi all’universita? (CERTO, COSì DOPO SARETE IN DUE AD ESSERE DISOCCUPATI!)
  • soluzione per la voce registrata (NON REGISTRARLA.)
  • dove si vende la caffettiera di peppa pig (MA PROPRIO LA SUA? MI SA CHE DEVI CHIEDERLO A LEI.)

QUELLI CHE CERCAVANO YOUPORN. (E adesso ne arriveranno altri dieci miliardi, dato che ho scritto YouPorn.)

  • me lo baci perugina (IO TI AMO TANTISSIMO! XD )
  • foto di camionisti (POSSIBILMENTE DEL CANADA DEL NORD.)
  • ho scoperto che aveva le autoreggenti (E POI??)
  • la parte delle cosce che le calze lasciano scoperta (L’ALLUCE, DI SOLITO. SEMPRE Lì SI BUCANO, LE BASTARDE.)
  • batman dentro robin (SE BATMAN è CHRISTIAN BALE… BEATO ROBIN!)
  • belle chiappe (GRAZIE.)
  • camion maiali

QUELLI CHE “LA INDOVINO CON UNA!”.

  • canzone pubblicità 24 ore in sala parto (IL CUI SOLO SPOT ERA SPAVENTOSO, FIGURIAMOCI IL PROGRAMMA INTERO.)
  • wo oh oh oooh 2012
  • come si chiama la canzone che picchia dei creedence
  • canzone recente che fa wo oh oh oh
  • canzone wooh wooh
  • oh oh oh oh oooh canzone 2012 (VA BENE, HO CAPITO, L’HO SCRITTA IO, LO AMMETTO!)
  • la mia testa è vuota e non me frega niente testo grateful dead
  • canzone che dice ladies and gentlemen to be or not to be that is the question

QUELLI CHE NON SI VERGOGNANO DEL PROPRIO FETICISMO.

  • sono entrata scalza
  • scalza tra la gente
  • http://www.scalza stivali (QUASI QUASI CONTROLLO SE ESISTE DAVVERO,)
  • ragazza lavora scalza
  • ragazza scalza in treno (IMPICCATELA!)
  • la vicina viene da me scalza (NON APRIRE LA PORTA.)
  • piedi nudi sotto al tavolo (FINCHé RESTANO SOTTO, SI PUò ANCORA ACCETTARE.)
  • dr.martens dolore dorso piede
  • scalza sera ristorante
  • scalzi fuori casa
  • piedi nudi bagnati con ballerine (MA SONO NUDI O CON BALLERINE??)
  • scalza scarpe in mano
  • cerco ragazza scalza (VAI DALLA VICINA.)
  • tornare a casa con i tacchi in mano (E IL RESTO DELLE SCARPE?)
  • scalza ragazza
  • rientrare a casa scalza
  • ragazza scalza in città
  • ragazza in casa piedi nudi
  • sfilarsi le scarpe sotto il tavolo
  • la fanciulla scalza
  • scarpe gatto
  • “a piedi nudi sull’asfalto” “scalza”
  • scalza in casa liscio
  • scarpe estive bucate (BUTTALE.)
  • decoltè che scalzano (MA CHE LINGUA è??)
  • dr.martens meglio un numero in meno
  • outfit scalza
  • doc martens stanno bene a chi ha le gambe grosse?
  • ragazza tamarra scarpe ginnastica (MA COME TI PERMETTI?!)
  • star che vanno scalze (DOVE VANNO?)
  • odiare le scarpe aperte (E’ COSA BUONA E GIUSTA.)
  • dorothy scalza
  • scarpe matrimonio invitata non capace tacchi (Sì, MI HAI TROVATA.)
  • le all star è meglio comprarle mezzo numero in più o mezzo in meno

QUELLI CHE… CHE??! o_O

  • ce qualcuno che mi spetta (SPERO SIA UN PROFESSORE DI GRAMMATICA.)
  • le finestre debbono stare aperte per non entrare il caldo (ANCHE I DIZIONARI DEBBONO STARE APERTI, FIDATI.)
  • mamma i me cojona facebook (NO CAPIRE, SORRY!)
  • uhm uhm il mio nome (GENTE CHE NON RICORDA IL PROPRIO NOME E LO CHIEDE A GOOGLE.)
  • cummings tante piccole altre cose che hanno le mani piccole (…COS…??? O_o )

Grazie, WordPress, davvero, solo tu regali certe gioie.

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‘twas a cold day in December.

Mi piace quando un nuovo mese inizia di lunedì, mi dà l’illusione che le cose abbiano un senso preciso, sembra tutto più ordinato.
Se poi è un lunedì grigio, grigissimo, ma proprio che più grigio non si può (e insomma, il color “fumo di Londra” dovrà pur aver preso il nome da qualcosa, no?) e nonostante questo (anzi, diciamo PROPRIO PER questo!) me ne vado in giro con un grosso sorriso appeso alla faccia… non ci sono dubbi: sarà un gran mese.
Come ha scritto la tenera Emily, è l’ultimo capitolo del libro 2014, per cui sarà meglio renderlo speciale.
Sono stata brava a concludere il capitolo precedente, poiché l’ultimo weekend di Novembre è stato talmente figo da avermi lasciato addosso un senso di euforia difficile da nascondere.

Cominciamo col dire semplicemente questo: THE WORLD’S LARGEST CAKE SCULPTURE (prego cliccare qui: https://www.youtube.com/watch?v=yQq1o8k8GrM).
Sì, avete letto bene. Sì, l’avete vista.
Sì, l’ho mangiata!
Cioè, non tutta, eh, nemmeno io avrei potuto, ma avrei volentieri fatto la fila più e più volte tipo Peter Griffin in quel famoso sketch al supermercato (che poi in realtà erano davvero suoi sosia, ma questa è un’altra storia.), invece mi sono limitata a due sole fettone, a distanza di qualche ora, per non destare troppi sospetti.
Tutto ciò è avvenuto al Westfield Shopping Centre di Shepherd’s Bush (che di solito non mi cago minimamente, soprattutto perché quello di Stratford è più grande, più figo e decisamente più affordable.), accanto alla pista di pattinaggio sul ghiaccio, con gente assurdamente brava che si susseguiva sul palco.
C’era questa grossa pedana protetta da pannelli trasparenti, il gigantesco paesaggio di torta (che potete ammirare nella sua interezza nel video linkato sopra) ed un sacco di volontari intenti a servire fette di dolce e raccogliere donazioni per Make a Wish UK, che ha organizzato il tutto.
Il record sarà valido solo se la torta verrà mangiata interamente, ho sentito il dovere morale di partecipare, mica è stato per ingozzarmi!
Tra l’altro, l’iniziativa era sponsorizzata dal detersivo Fairy, quindi mi hanno anche regalato uno strofinaccio che attesta la mia partecipazione a questa dolce impresa.
Sì, mi sento orgogliosa e non importa se proprio il giorno prima avevo comprato un’intera New York Cheesecake (piccola, ma pur sempre intera e pur sempre solo per me) per consolarmi dato che stavo male.
Beh?! Cosa sono quegli sguardi di disapprovazione?? u_u

Ecco, grazie, Lorelai!

                Ecco, grazie, Lorelai!

E comunque no, non ho passato tutto il sabato con la faccia dentro ai dolci, sono anche stata al bel mercatino di Natale di Northcote Road (del quale non sapevo nulla, ma mi ci sono trovata in mezzo per caso e allora l’ho preso come un segno del dio Grappos! Se non cogliete la citazione, siete delle persone male.) e alla pista di pattinaggio sul ghiacchio del National History Museum.

Ma ieri.
Ieri è stato il trionfo ultimo di questo Novembre che io davvero non ho idea di come diavolo abbia fatto a passare così velocemente.
Dopo la delusione della scorsa domenica, con il diluvio, il malumore e tutto il resto, sono finalmente riuscita a tornare, dopo 5 anni, al Winter Wonderland!!!
Se non sapete cos’è (siete, di nuovo, delle persone male.): si tratta di una specie di grande fiera che appare magicamente ad Hyde Park ogni anno, con una marea di bancarelle natalizie, bar a tema (compreso quello interamente di ghiaccio), giostre per grandi e piccini, cibo tedesco a go go (perché, si sa, le fiere natalizie tedesche si battono difficilmente), mulled wine e spiced cider come non ci fosse un domani, l’immancabile pista di pattinaggio, ruota panoramica, musica live e tante, taaante, tantissime luci e decorazioni.
Per farla breve: un Paradiso in Terra, per un’elfa come me!
Le amiche con cui ci sono andata, probabilmente non mi rivolgeranno più la parola, ne sono consapevole. (Sì, andavo in giro ad abbracciare la gente senza motivo cantando a ripetizione “Deck the halls”, con le mie calze candy canes e il berretto di Santa Claus. E vabbè…)
In realtà eravamo un bel gruppo (comprese amiche di amiche, mai viste prima) e, di conseguenza, è stata un po’ un’impresa riuscire a muoverci senza perderci continuamente, così ad un certo punto abbiamo semplicemente accettato la cosa e amen, ogni fazione per la sua strada.
Inutile dirlo, mi sono ingozzata di nuovo, ma stavolta di bratwurst e pan fried potatoes, ma il mulled wine era talmente costoso (maledetti approfittatori!) da costringermi a berne un decimo di quanto avrei voluto.
La ciliegina sulla torta, però, ossia quello che aspettavo da settimane, è stato il Magical Ice Kingdom!
Ebbene, immaginate un capannone con temperatura tenuta costantemente sottozero per preservare un paesaggio magico fatto di NEVE VERAAAH (lo scrivo così come l’ho urlato, ndr) e meravigliose statue di ghiaccio, a creare l’illusione di una foresta incantata, con lupi, orsi, cerbiatti, cavalieri, castelli e draghi, UNICORNIIIII (lo scrivo così come l’ho urlato, ndr), specchi magici, FATEEEE (lo scrivo così come l’ho urlato, ndr) , alberi animati e perfino dei troni su cui ci si poteva effettivamente sedere (mi sono sentita proprio come una delle regine di Narnia, inutile dirlo.).
Mi stavano per cadere le dita di mani e piedi, ma ne è valsa la pena e fortunatamente ero in buona compagnia, con le due compagne di corso più “into Christmas” che sia riuscita a scovare nel mucchio, per cui non sono stata additata come pazza psicopatica, almeno in quel frangente. Cioè, credo. Spero.

Se poi aggiungiamo la gioia incontenibile per il teaser trailer di Star Wars (di cui il mondo ha già ampiamente parlato, quindi eviterò di farlo anche io.) e la consapevolezza di trovare uno dei miei posti preferiti già pieno di neve, quando tornerò in Italia… direi che ho tutti gli strumenti per affrontare queste ultimissime settimane di lavoro, scuola ed esami, prima dire goodbye, ma soprattutto thank you, a questo incredibile 2014.

Siate gioiosi, è lui che ve lo ordina!

Siate gioiosi, è lui che ve lo ordina!

Categorie: Imagine, Ordinary li(f)e, Somebody told me, TheLondonAdventures | 9 commenti

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