Archivi del mese: giugno 2014

Day 80 – “Where is my mind?”

In teoria, sono bravissima.
In un sacco di cose.
Sono la prima della classe, sulla carta.
E’ la pratica che mi frega.
Quando si tratta di essere concreti, subentra l’incertezza, l’eco sbiadita in fondo ai pensieri che mi ricorda quanto sarebbe grave fallire.
I lunedì sono posti difficili da abitare, quasi sempre.
Hanno soffitti di nuvole spesse e pareti afose, senza indizi a cui aggrapparsi prima del lancio.
Ti saltano veloci sulla pancia e sono già oltre, già passato.
Ma quell’unico istante è così pesante da schiacciare le difese, lasciandoti stordito e vulnerabile fino a sera.
E’ la sera che porta i suoi contorni, le labbra che disegnano giornate lontanissime, quei capelli anarchici, gli occhi di miele.
La sera me lo poggia a portata di bacio e poi mi ricorda, crudele, quanti mondi ci siano da attraversare, prima di averlo sul serio.
Sono impaziente, distratta, affamata, mentre ricordo a me stessa che questo viaggio finirà nello stesso letto da cui è iniziato, dopotutto.

IL MOMENTO FELICE: salire all’ultimo piano della casa ad annusare la pioggia dalla finestra socchiusa.

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Days 77 – 78 – 79 – Yes, weekend!

Il venerdì è un faro di speranza, per chi lavora.
Riesci a vedere la fine di quel lungo ed oscuro tunnel che è la settimana e già pregusti le meraviglie del weekend.
Una serie di piani selvaggi tipo: dormire, lavarsi i capelli ed avere tempo per la messa in piega, provare a dare un aspetto dignitoso all’armadio… cose del genere, divertimento sfrenato!
Dopo aver dimenticato uno dei mostri a scuola (sono una bruttissima persona, lo so.) ed aver trascorso il pomeriggio a cercare di sedare le sue urla da otite acuta, sono corsa a casa di un’amica che non poteva muoversi di lì ed aveva voglia di compagnia.
La serata era tiepida, il giardino bellissimo e le ragazze di umore pigro come me.
Snack, bicchieri pieni e via con un’infinita partita a Scarabeo, ognuna rivendicando le regole del proprio Paese!
Vorrei solo dire che l’Italia ha stracciato tutti, comunque. u_u

Il sabato è stato decisamente produttivo.
Intanto… HO TROVATO DEI JEANS NORMALI!!!
Proprio quando avevo perso ogni speranza, sono entrata da Sainsbury’s per ripararmi dal temporale e mi sono diretta, ridacchiando, al reparto abbigliamento, per passare il tempo, convinta di imbattermi in cose orrende.
Invece no. Loro erano lì e mi attendevano.
Normali, comodi, a buon prezzo, che volere di più?
Sono anche riuscita a trovare tutto quello che mi serve per la missione Compleanno di M., di cui non posso ancora scrivere altro, e sono fierissima di me!!!

La domenica è il mio giorno preferito per esplorare, così mi sono messa in cammino per andare a visitare il V&A Museum of Childhood a Bethnal Green, ma qualcosa è andato storto.
Mentre fotografavo, come al solito, ogni centimetro quadrato dei dintorni, mi sono resa conto di non essere nel posto giusto.
Ogni insegna era scritta in arabo, incontravo solo persone arabe e c’era perfino una grande Moschea.
Per un attimo, ho pensato di essere entrata per sbaglio in un’altra dimensione, ma poi ho realizzato di essere a Whitechapel e mi sono rifugiata nel primo Starbucks per capire come tornare al posto giusto.
Il museo l’ho trovato davvero bello, affascinante e stranamente tranquillo, per essere un posto frequentato principalmente da famiglie.
C’erano giocattoli d’ogni epoca, banchi di scuola, vestiti, mobili ed oggetti d’arredamento.
Impronte d’infanzia che cambiavano col passare dei secoli.
Ho pensato di fare una sorpresa ad un amico e così sono andata a trovarlo al lavoro, proprio in tempo per farlo sfogare per la brutta giornata.
Ho scoperto che avrebbe staccato di lì ad un’ora, per cui mi sono lasciata attirare dai 5 piani di Debenhams, dove avrei comprato decine di abiti da cerimonia per poi indossarli ogni giorno.
Ehhh, se solo fossi ricca!
Mi sono anche ritrovata nel bel mezzo di un episodio di Say Yes To The Dress, con amiche della sposa commosse che lanciavano gridolini e giudicavano gli abiti davanti ai camerini.
La serata si è conclusa con tantissime chiacchiere e risate da star male, davanti a qualcosa di buono da mettere sotto i denti insieme alla consapevolezza che, probabilmente, ci rivedremo tra un mese, se tutto va bene.

Ahh, ecco cosa dovevo fare! Studiare!
Magari domani, eh.

I MOMENTI FELICI: le foto orribili in giardino./Impacchettare i regali per M./La musica in metro.

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Days 75 – 76 – “…and I want to stay here cause I’m waiting for the rain…”

  • La sveglia un po’ più tardi e la calma conseguente;
  • un caffè senza fretta allo Starbucks accanto alla scuola e trovarlo esattamente uguale a quello della mia caffettiera di Casa, perfetto con la noce moscata;
  • le risate con le compagne di classe;
  • indossare un bel vestito senza alcun motivo particolare;
  • preparare il banana bread tutti insieme, nonostante le urla e i capricci;
  • scoprire che mi mancano i miei;
  • addormentarsi di colpo in pausa pranzo;
  • insegnare alla marmocchia i giochini idioti che si facevano alle medie con la calcolatrice;
  • L’IMMINENTE ARRIVO DI M.!!! (e il conseguente panico per non aver ancora finito ciò che serve per il suo compleanno!);
  • il mal di denti;
  • il mal di stomaco;
  • il mal di testa;
  • la tinta pronta ad essere usata;
  • il bisogno di tagliare i capelli;
  • Ragazzine Rancorose alla riscossa: IL RITORNO! (sottotitolo: fatti una vita, inizi ad avere una certa età pure tu, per certe cagate.);
  • l’esame che incombe:
  • i messaggi vocali infiniti con l’ex coinquilina;
  • l’Amore. L’Amore immenso.

 

I MOMENTI FELICI: biglietti presi!/Pensare quanto mi mancasse la pioggia e vederla arrivare poche ore dopo.

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Day 74 – Round here.

Quando mi capitano giornate piene di Bellezza, è difficile parlarne.
Vorrei essere una fotografa di talento, una pittrice, una regista; prendere in mano la mia attrezzatura da lavoro e catturare i momenti, per regalarli ai passanti.
Invece mi trovo a fare i conti con un pc un po’ malandato e delle dita troppo incerte.
Ho camminato a lungo tra i sentieri di Battersea Park.
Indugiando sul panorama assolato sorretto dal ponte, girando attorno alla Peace Pagoda decine di volte, scambiando qualche parola con le gelataie italiane appostate all’ombra, sbuffando davanti alla porta chiusa della Pump Gallery.
C’erano poche persone, tutte silenziose, ad occhi socchiusi nella quiete di metà mattino.
Ho sopportato perfino il sole, caldissimo, prima di rifugiarmi tra le grandi sale del Royal College of Art trasformato in museo in occasione delle mostre di fine anno.
Centinaia di lavori di studenti di moda, letteratura, scultura, cinema, arti d’ogni genere, a me incomprensibili, il più delle volte.
Accanto ad ogni opera, c’erano i biglietti da visita, ricercati anche quelli, così li ho raccolti tutti, uno per ogni laureato, come per augurare loro buona fortuna nel mondo reale, invogliando gli altri curiosi a fare lo stesso.
Poche fermate di bus più tardi, c’era casa, la quotidianità, appoggiata proprio accanto alla meraviglia, come se fosse normale.

IL MOMENTO FELICE: decidere di varcare il cancello, finalmente.

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Day 73 – Mumbleday.

Poiché non ci era bastata la domenica disastrosa, la settimana è iniziata con urla strazianti e panico generale, dopo che il più piccolo dei mostri ha pensato bene di prendersi una bella scossa elettrica, toccando ciò che non avrebbe dovuto.
Nulla di grave, a parte lo spavento, ma diciamo che non ha aiutato a rimettere in sesto l’umore già pessimo di tutti.
Mi sono resa conto di avere un esame imminente e di non essere poi così sicura di sentirmi abbastanza preparata, ma questo non mi ferma dal trascorrere le ore libere guardando nel vuoto seduto per terra in un parco, o facendo zapping compulsivo tra Comedy Central e TLC, lasciando i libri a prendere polvere.
Qualcosa mi dice che anche stavoltà mi affiderò al pluricollaudato metodo “procrastinate now and panic later”.

In tutto ciò, sto evitando palesemente un paio di persone, da più di una settimana.
Una in particolare, ad essere onesti.
Ho iniziato inventandomi scuse improbabili per non presentarmi agli appuntamenti proposti da quest’ultima, poi ho optato semplicemente per il silenzio, non rispondendo affatto.
Mi rendo conto di quanto sia immaturo e maleducato, ma so che dovrò affrontare discorsi spiacevoli, prossimamente, per cui sto cercando di rimandare il momento e, magari, di organizzare un discorso di senso compiuto nella mia testa.
Il problema è che questa persona ha un’ottima capacità di farmi saltare i nervi e non vorrei lasciarmi andare ad urla ed imprecazioni, passando dalla parte del torto.
Non sono arrabbiata, non ce l’ho con lei, quindi non voglio che traspaia questo dalle mie reazioni.
Sono solo consapevole di quanto poco (o niente) abbiamo in comune sotto milioni di punti di vista e, quindi, di quanto poco m’importi il frequentarci in maniera regolare.
Non è cattiveria, è proprio che non ho niente da dirle, alla fine dei conti.
Non è una persona alla quale parlerei degli affaracci miei, ci ho già provato ed è stato un fallimento totale, zero ricezione.
Non è una persona con la quale possa condividere cose come mostre, eventi, concerti, perché ha gusti TOTALMENTE opposti ai miei, pazienza.
Per cui, non vedo perché si debba accanire a coinvolgermi in cose che non voglio fare, provando a farmi sentire in colpa quando rispondo di no.
Credo che la questione debba essere chiarita una volta per tutte, ma vorrei che non ci fossero vittime, dato che mi capiterà di averci a che fare in altre sedi.

Stupido lunedì.

IL MOMENTO FELICE: il Flat White prima della lezione.

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Day 72 – Injuring is the way.

Quella che doveva essere una domenica di divertimento, si è trasformata in una grottesca tragedia!
Ma andiamo con ordine…

La capa fa parte di un comitato che si occupa dell’organizzazione di un grande evento di beneficenza in memoria di un paio di persone del quartiere venute a mancare in un tragico incidente.
Si tratta di una giornata per famiglie, in un enorme campo da calcio, con decine di stands, animazione per bambini, buon cibo, musica live, giostre ed una biciclettata di 3 giorni fino alla Cornovaglia e ritorno.
Dopo pranzo, ho portato i marmocchi sul luogo e, dopo un inizio soft con giochi “in spiaggia” (posticcia, ovviamente, ma con sabbia fantastica, paletta e secchiello), una partita a Forza 4 formato gigante ed un paio di doughnuts, ci siamo lanciati alla scoperta dell’attrazione principale: il malefico Helter Skelter.
E no, non mi riferisco al pezzo dei Beatles, ma ad una simpatica torre altissima con uno scivolo in legno grezzo che gira tutt’attorno.
Entri nella torre, sali un bel po’ di scale, in cima ti danno UNO ZERBINO, ti ci siedi sopra e via, giù per lo scivolo, senza alcuna protezione.
Roba da denuncia, se non ci fosse la scusa del “VICTORIAN” davanti al nome.
Per la serie: non è pericoloso, è VINTAGE!
Insomma, il più piccolo dei marmocchi era troppo basso per andare da solo, così mi sono lasciata convincere e siamo saliti insieme.
Ecco, se avessi affrontato la discesa da sola, forse ne sarei uscita illesa.
Invece no.
Invece, proprio a pochi metri dal traguardo, ho dovuto compiere un movimento improvviso per evitare che lui cadesse di faccia, mi è volata via una scarpa, e mi sono ritrovata con interessanti ustioni da attrito e graffi ovunque.
Per l’ora successiva, avevo un piede talmente gonfio e dolorante da non poter indossare le scarpe, così ho preso una mezza pinta di Pimms e mi sono rifugiata sotto al palco ad ascoltare una band blues niente male, essendo ormai fuori servizio.
Ma non era ancora finita.
Proprio alla fine del concerto, ecco apparire la più grande che con aria agitata mi dice, testuali parole: “G. è ferito, sta sanguinando! E’ stato colpito da UNA NOCE DI COCCO!”.



Sul serio. una noce di cocco, capite?
Ora, io lo so che mi sono guadagnata un posto all’inferno, ma volevo ridere tantissimo.
Volevo lasciarmi cadere sul prato e ridere sguaiatamente, perché l’idea della noce di cocco volante è davvero troppo ridicola, soprattutto in piena Londra, mica in spiaggia, ecco.
Invece mi sono trattenuta e sono corsa allo stand dei soccorsi, dove ho trovato il povero bimbo con un grosso taglio accanto all’occhio, urlante e disperato (se ci penso adesso, mi sento un po’ in colpa, in effetti. Sono una brutta persona.), con una piccola folla attorno.
Panico generale, mille cose a cui pensare, così mi sono offerta di pensare io agli altri, mentre il padre portava lui in ospedale per i punti.
Altri piccoli drammi, ritorno a casa, routine della sera e tutti a letto, sfiniti ed acciaccati.

Ora sono zoppa, piena di piccole ferite e con occhiaie profonde come crateri lunari, ma chi se ne frega, ho avuto una gigantesca nuvola di zucchero filato!

IL MOMENTO FELICE: buona musica, buon drink, il vento giusto.

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Day 71 – You say shopaholic like it’s a bad thing!

C’era una volta, tanto tempo fa, un luogo magico dove chiunque aveva la possibilità di cercare, provare ed infine scegliere diversi modelli di jeans.
Ma un brutto giorno, un terribile stregone di nome Moda inventò un’arma impossibile da distruggere: i jeans modello skinny.
Da allora, qualunque luogo magico, in ogni parte del mondo conosciuto, fu invaso da skinny jeans di ogni colore, materiale e fantasia, lasciando gli altri modelli ad agonizzare in magazzino, fino a causarne l’estinzione totale.
Così, tutti vissero infelici e con il culone in evidenza.
FINE.

Questa fiaba è tratta da una storia vera.
Si dà il caso che comprare un paio di jeans non sia poi così semplice, al giorno d’oggi.
Ho girato un reparto ENORME interamente dedicato al denim, in centro, per una cosa tipo due ore e mezza, ottenendo nient’altro che un mal di testa da manuale ed simpatico giramento di coglioni.
Perché puoi trovare i jeans skinny, gli skinny super morbidi, gli skinny super elastici, gli skinny colorati, gli skinny con la cerniera alla caviglia, gli skinny a stampa.
Nient’altro!
Anzi, ad onor del vero, si sono inventati anche i bellissimi jeans stile “boyfriend”, cioè larghissimi sul culo e sformati sulle gambe.
Donano un sacco a… nessuno!
Io capisco che la moda sia in continuo cambiamento e che i negozi si adattino alle tendenze, ma parliamo di jeans. Maledettissimi jeans!
Dovrebbero essere la cosa più semplice del mondo, o sbaglio io?
Voglio dire, a me i jeans fanno pensare ad una giornata frettolosa, in cui devi andare a fare la spesa di corsa, fare la fila alla posta e portare fuori il cane, allora non vale la pena stare a pensarci troppo e salti in un paio di jeans.
Come diavolo puoi saltare in un paio di skinny jeans???
Per non parlare del fatto che stiano davvero bene a poche persone, dato che mettono in evidenza ogni singola curva e, nel mio caso, non è proprio un bel vedere.
Ho la vita stretta, il sedere sporgente, i fianchi larghi, le gambe corte… voglio dei dannati jeans normali!
Non che li indosserei quotidianamente, sono un po’ allergica ai pantaloni in generale, sono decisamente un tipo da vestitino, ma ogni tanto sarebbe utile e non mi sembra di chiedere chissà cosa.
Sarà che l’ultima volta che ho comprato un paio di jeans era il 2005?

Ad ogni modo, dopo essere uscita dal negozio con un pacchetto di M&M’S, due magliette di Harry Potter (non so ancora scegliere tra Gryffindor e Slytherin, ho dovuto optare per entrambe.), una confezione gigante di calzini (un paio dei quali ho prontamente sostituito ai collant in cui stavo facendo la sauna a causa dei cinquemila gradi) e dei bigodini (sì, avete letto bene), ho deciso di visitare, finalmente, The Photographers’ Gallery, dopo aver rimandato per settimane.
E’ piccolina, tutto sommato, ma molto interessante.
Ho continuato a vagare per le strade del centro senza una meta precisa, godendomi semplicemente il sabato e la libertà di essere da sola, di poter scegliere quando fermarmi, quando, se e con chi parlare.

Mi sono ritrovata, senza sapere come, a Charlotte Street, dove mi aspetto sempre di veder spuntare uno dei personaggi del libro.
Stavolta, però, sono andata oltre, ho scelto un vicolo diverso da quello che imbocco di solito, ed ho scovato un piccolo tesoro.
Un negozietto di strumenti musicali, pieno zeppo di meraviglie e di cartelli che incitavano a provare qualunque cosa, senza neppure chiedere.
Mi sono guardata intorno per un po’, timorosa di farlo sul serio, ma poi ho notato l’estrema gentilezza dei proprietari, mi sono lasciata riempire i pensieri dalle tante canzoni sovrapposte, dai clienti seduti in ogni angolo con violini, clarinetti, tamburi d’ogni sorta.
Ho scelto una chitarra acustica di un blu cobalto impossibile da non amare all’istante, mi sono sistemata in un angolino del piano interrato, lontana dagli altri, ed ho suonato una canzone che avevo scritto per M. tantissimo tempo fa, all’inizio di tutto.
Prima piano, poi con più sicurezza, cantandoci sopra anche le parole.
C’erano due donne ad ascoltare e me ne sono accorta solo alla fine, fortunatamente.

Babysitting serale da vicini che espongono, in bagno, incorniciate, lettere da parte della regina, di Tony Blair e duchi random… O_o Gggiààà!
In TV c’era Coraline, i bimbi dormivano sereni e a fine serata il portafogli era più pieno.
Chi ha bisogno di andare a ballare?!

IL MOMENTO FELICE: “I was alone and then I found you..:”

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Day 70 – Goals.

A me non è mai fregato più di tanto dello sport in generale (se escludiamo quel paio d’anni di ginnastica artistica e ritmica alle medie), figuriamoci del calcio.
Però sono una di quelle brutte persone che, quando gioca la Nazionale, segue quasi volentieri la cosa, lo devo ammettere mestamente.
Ricordo ancora i famigerati mondiali del 2006, quando vivevo a Roma e con le coinquiline si organizzavano cene in balcone per guardare la partita tutte insieme, urlando ad ogni azione per non fare brutta figura agli occhi del resto del quartiere, che urlava tutto l’anno per la Roma.
Non avevo mai vissuto un Mondiale all’estero, però…
Lo scorso sabato, neanche fosse un segno del destino, l’Italia ha giocato la prima partita proprio contro l’Inghilterra (lasciamo stare il risultato… se devo prendere come un segno anche quello… mmmh…), spaccando a metà il mio improvvisato cuore di tifosa.
In realtà ero in Italia per il weekend ed il mio entusiasmo si è tramutato in sonno profondo dopo i primi 4 minuti di gioco.
Così, quando ieri ho iniziato a sentire l’inno di Mameli riecheggiare in corridoio, sono uscita sospettosa dalla utility room e mi sono ritrovata la capa con un sorriso gigante ed una Nastro Azzurro tra le mani.
Temendo fosse una trappola, ho sorriso incerta e sono rimasta immobile, ma lei mi ha praticamente trascinata in cucina, davanti allo schermo gigante sintonizzato su Italia-Costa Rica, mi ha messo un piatto di amatriciana sotto al naso ed abbiamo brindato, mentre i marmocchi provavano ad improvvisare cori in un italiano improbabile.
Ok che a loro avrebbe fatto comodo una vittoria dell’Italia, ma è stato bello lo stesso, mi sono divertita, ho un nuovo, piccolo ricordo da mettere nella stanza della memoria riservata alle occorrenze calcistiche.
Magari accanto a quello di me bambinetta delle elementari che colleziono le mini figurine dei calciatori solo per masticare milioni di chewing gum al parco sotto casa.
“No, mamma, ma è per le figurine!”

IL MOMENTO FELICE: “At least, your song sounds happy! Parapappappappappà!”

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Day 69 – Back to the future.

Sono tornata al mio Caffè Nero di fiducia dopo qualche settimana di latitanza e mi sono fermata tutto il tempo necessario ad acclimatarmi ai divanetti in fondo al locale, dove non mi ero ancora mai seduta.
Mi sono sistemata comoda, ho perfino tolto le scarpe, e mi sono tuffata in un libro bellissimo che non trovo mai il tempo di portare avanti.
Riaprirlo mi ha ricordato del giorno in cui è arrivato a casa, insieme ad un altro che ho divorato nel giro di qualche ora.
M. è così; a volte torna dal lavoro e mi regala libri, e sono sempre perfetti, di quelli che restano.
Sa quali sono le copertine che attirerebbero la mia attenzione, sa quali sono i miei criteri d’acquisto in libreria.
Sa che di un mazzo di fiori non me ne farei nulla, ché lontani dai prati non mi piacciono per niente.
Allora si presenta con mazzi di pagine e me le porge quasi con timore, sperando di aver scelto quelle più adatte.
Come si fa a non sentire la mancanza di cose così?

IL MOMENTO FELICE: aggiornare il mio quaderno delle avventure.

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Day 68 – (Mon)day by (Mon)day.

Questo mese sembra una serie lunghissima di fastidiosi lunedì.
Sono costantemente convinta che sia lunedì, ne sento addosso il peso, il caffè non fa effetto e sto meditando di passare a quegli integratori farlocchi tipo il Polase (una confezione di Berocca mi lancia occhiate concupiscenti ogni volta che entro in cucina, vorrà pur dire qualcosa!), mentre gli impegni si accumulano e le giornate calde si fanno più numerose.
Provo a pensare che in Italia starei peggio, poi sento amici e parenti che mi narrano di inondazioni e vestiti pesanti in agguato e allora maledico per l’ennesima volta il riscaldamento globale, così, tanto per incolpare qualcuno.
Intanto, pare ci sia una collaborazione con una band di amici, all’orizzonte.
Stiamo pensando di scrivere (e magari registrare) un pezzo insieme, quindi a breve inizieremo a scambiarci idee lavorandoci su a distanza.
Qualcosa mi dice che non sarà facile provare tutti insieme su Skype come nel surreale film “Il batterista nudo”!
Tra le altre cose, ho tristemente scoperto che la data acustica di Nick Oliveri è SOLD OUT, quindi stasera dovrò lottare contro l’istinto di presentarmi lo stesso davanti al locale travestendomi da bidone dell’immondizia per provare ad entrare di nascosto.
E’ possibile che sia così famoso, da queste parti?
Ogni volta che lo nomino a qualcuno, mi sento rispondere “WHO??” e poi i biglietti finiscono così, in un lampo?
Odio profondo.
Per non parlare dell’unica data londinese dei Subways che mi sono persa ormai 3 settimane fa e di cui sono venuta a conoscenza solo ieri, essendo rincoglionita.
Mi sa che le newsletter servono a qualcosa, tutto sommato.Sto pensando di spendere tutta la mia prossima paga in uno di quei centri-massaggi loschi dei centri commerciali, magari riesco a liberarmi dell’odioso blocco che si è impossessato delle mie spalle e mi impedisce di usare il collo in modo normale, che dite?

IL MOMENTO FELICE: una mail inaspettata.

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