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Days 98 – 99 – 100 – Mission accomplished!

E così ce l’ho fatta.
Sono arrivata alla fine di questa piccola missione, contro ogni mio stesso pronostico, vincendo la pigrizia e l’incostanza.
Ma, soprattutto, impegnandomi a non lasciar scappare i ricordi, osservando senza fretta ogni momento, per imparare a riconoscere, vivere pienamente e conservare quelli felici.

Venerdì è stato un giorno strano e velocissimo.
Capa e marmocchi erano in fermento per la partenza, io anche.
E naturalmente c’era un’afa impossibile, rotta solo dal gavettone che mi ha colpita dritto in faccia, attraversando un pericoloso campo estivo.
La notte precedente è stata teatro di una tempesta di fulmini spaventosa (di cui potete trovate foto spettacolari in giro per il web, giusto per farvi un’idea) che mi ha svegliata bruscamente e tenuta vigile per un’ora, insieme al maledetto antifurto dell’auto di un genio del male che ha rotto le scatole a tutto il vicinato.
Nonostante tutto, sono riuscita a raggiungere le ragazze da Nando’s, per la cena d’addio di una di loro ed il compleanno di un’altra.
È stato strano, il posto era molto affollato e caldissimo, avevo poca fame ed una gamba dolorante.
Così abbiamo spostato i festeggiamenti all’aperto, con cheesecake e vino su una panchina di Northcote road, mentre la pioggia ricominciava a scendere.
I saluti sono stati frettolosi e molto tristi, perché stavolta è partita la mia preferita e la situazione sta diventando sempre più strana.
Mi sono lanciata verso un’ennesima notte in aeroporto, durante la quale non sono riuscita a chiudere occhio neppure per un’ora, vagando per negozi, ascoltando musica, contando i minuti.

IL MOMENTO FELICE: uscire di casa al tramonto.

Il volo è stato orribile, turbolento da far paura, apparentemente lunghissimo, ma sono riuscita a concedermi qualche minuto di sonno.
Ho trascorso il viaggio in pullman per Torino al telefono con i miei, chiassosi e sconclusionati come sempre, e poi è arrivato M. a portarmi a Casa nel caldo fastidioso di luglio.
Morgan ha fatto l’offeso per un po’ ed Anakin è dimagrito tanto, quindi ho iniziato a far la mamma gatta preoccupata da subito.
Ma poi sono venuti ad accoccolarsi addosso a me, come sempre, ed abbiamo finalmente dormito tutti insieme, così la giornata ha avuto senso.

IL MOMENTO FELICE: Casa.

Il giorno 100 non poteva essere migliore di così.
Una colazione veloce al bar e poi io ed M. ci siamo messi in marcia verso la montagna, lasciandoci alle spalle afa e pioggia della provincia Granda.
C’erano i soliti amici di (ex) band ad aspettarci, e tanta altra gente, per festeggiare il compleanno di uno di loro.
Ho riso tantissimo, bevuto buona birra e fortissimo pastis, parlato di cose serissime e di stupidaggini immense, suonato la chitarra e cantato vecchie canzoni, conosciuto persone nuove, sentito freddo, progettato serate, assistito a scene esilaranti di un M. decisamente di buonumore.
Siamo tornati a casa in serata, carichi di avanzi e stanchezza, storpiando canzoni.

IL MOMENTO FELICE: la sensazione rara di essere nel posto giusto al momento giusto.

Ho collezionato 100 giorni felici a cui ho voluto rendere omaggio, raccontandone qui alcuni momenti, che resteranno.
È stato un modo utile di tenere a bada le paure legate all’inizio delle avventure londinesi, fermandomi ogni sera a riflettere sulle mie decisioni, per capire cosa voglio davvero e cosa merito.
Ho imparato cose di me che non credevo esistessero, e forse mi voglio un po’ più bene di prima, nonostante tutto.
Chi lo dice che le mode internettiane siano sempre e solo frivole ed inutili?!

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Days 96 – 97 – Let this go.

Negli ultimi giorni sono stata poco fuori casa e molto fuori di me.
Ho lavorato, soprattutto.
Lavorato un sacco ed affrontato situazioni scomode.
Ho pensato di informarmi circa le pene inflitte in UK per infanticidio e/o abbandono di minori, ma il calendario è dalla mia parte e mi ricorda costantemente che dopodomani sarò altrove e potremo prendere tutti fiato.
Sembrano giornate tutte uguali, quelle che precedono una partenza, mi succede sempre così.
Sono talmente proiettata verso le ferie, da non riuscire a concentrarmi sul presente, infatti è stata dura individuare i Momenti Felici, ad essere onesta.
Ma ci sono.
Sono proprio lì, nascosti tra le pieghe delle lenzuola appena cambiate, tra ciocche di capelli schiariti dal sole, sul fondo di ogni tazza di caffè , nell’accento buffo che a volte mi scopro ad avere.
Oggi ho riaperto un cassetto in cui non frugavo da tempo.
Ho trovato piccoli tesori che non ricordavo di aver mai trovato.
Forse dovrei imparare a guardarmi un po’ più da vicino, per mettere a fuoco i dettagli preziosi, dimenticando il disastro totale che può essere il quadro generale.

I MOMENTI FELICI: la semplicità del preparare la valigia quando sai che stai tornando in un posto in cui hai già tutto ciò che potrebbe servirti./Riprendere una vecchia storia ed avere il coraggio di continuare a scriverla. Letteralmente.

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Days 94 – 95 – Home alone.

Il ritorno in Italia è previsto per sabato e, probabilmente, è lì che trascorrerò tutte le ferie, anche perché la povertà è grande in me e tutti i progetti alternativi sono andati a farsi benedire.
Da quando è finita la scuola (dei mostri, non la mia), la teoria mi vorrebbe più rilassata, più libera.
La pratica, neanche a dirlo, mi vede con un aspetto orribile da stress acuto e la voglia di veder passare il più in fretta possibile le giornate, senza fermarmi mai.
Il mattino è un momento infernale fatto di capricci impensabili alternati a lunghi momenti di facce inespressive davanti ad uno schermo.
Sono particolarmente intransigente, da quando mi sono resa di essere, probabilmente, l’unica a riuscirci, qui.
Oggi la casa era tutta per me, alla fine.
Mi sono seduta al pianoforte a coda che aspetta in salotto ed ho lasciato andare le tensioni.
Ho composto canzoni nuove, dopo tantissimo tempo, dopo un silenzio forzato e fortissimo che a volte mi brucia la gola.
Mi manca fare musica. Mi manca saperla mia, lanciarla forte contro chi guarda.
Ho registrato qualche appunto, per non dimenticare, per lavorarci su con calma, con gli strumenti giusti e la quiete della campagna che mi attende.

I MOMENTI FELICI: infornare una teglia di muffin cioccolato&mela solo per me./Cantare a voce piena.

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Day 93 – Green day (ma mica la band!).

In una città come Londra, è difficile risparmiare.
O meglio, è difficile non spendere.
Provo a mettere da parte qualcosa ogni settimana, ma il mio istinto di esploratrice mi spinge ogni giorno più lontana da casa e, di conseguenza, tendo a spendere tutto in mezzi pubblici, alla fin fine.
Questo mese appena iniziato (anzi, mi rendo conto solo ora, guardando il calendario, che siamo già a metà Luglio, in realtà! O_o ), mi ha lasciata in mutande e non per il caldo, fortunatamente.
Tra la fuga romantica con M. e le ferie imminenti, ho speso tutti i miei averi senza rendermene conto e, al momento, ho qualcosa come 8 pounds in contanti e 10 su Oyster.
Dico solo che mi sono ridotta a “riparare” una borsa con una cintura, annodandola in modo improbabile perché regga insieme i pezzi che si sono sfasciati senza motivo un paio di settimane fa.
Tutto ciò perché non posso comprarne un’altra, al momento, e quella di riserva è sul punto di disintegrarsi!
(Promemoria: portarne qualcuna intera dall’Italia, magari.)
Così ieri mi sono armata di acqua e cibo e sono uscita in cerca di avventure low cost, perché sprecare una giornata libera di sole non fastidioso è un gran peccato.
Mi sono imbattuta per puro caso nel Battersea Flower Station, un vivaio che si vanta di essere il più lungo di Londra (ma aggiungono un “probably”), dove ho incontrato fate intente ad intrecciare fiori in bellissime corone, musicisti sorridenti con strumenti mai visti prima, un banchetto di Pimms e cupcakes GRATUITI e tante, tantissime piante sistemate in questa specie di lungo sentiero magico, arredato con vecchie valigie, porte scrostate, bandierine colorate e vasi d’ogni tipo e forma.
Un giardino segreto in mezzo al caos della città, dove coltivano sorrisi.

Tutto quel verde ha dato una svolta all’umore, così ho pensato di proseguire su quell’onda, tornando ai Kensington Gardens, uno dei posti che mi sono più cari, qui.
Sono tornata a salutare Peter Pan, le fate, i bimbi perduti; mi sono lasciata andare all’angoscia del silenzio assoluto tra le stanze della Serpentine Gallery, all’installazione di Marina Abramovic, “512 hours – stillness”; sono rimasta per un bel po’ a farmi ipnotizzare dai saltelli velocissimi dei conigli ai piedi dell’Arco di Henry Moore; ho mangiato un boccone seduta in un prato immenso, col vento a piegare piano le foglie grandissime; ho girato attorno al Kensington Palace, incuriosita dalla folla in abito elegante che ascoltava qualcuno far discorsi importanti; ho desiderato cogliere un barlume di vita nelle figure di folletti arrampicati sull’albero antichissimo custodito accanto al chiosco in memoria di Diana; sono arrivata al confine con Hyde Park e sono tornata indietro, per evitare la folla in sdraio lungo il fiume.

C’è qualcosa di inafferrabile, in un grande parco come quello.
Il suono degli alberi altissimi, con le nuvole incastrate tra i rami; la luce giallognola che addolcisce i lineamenti di chi hai lasciato indietro, in posti distanti che non puoi più calpestare, perché sprofonderesti.

IL MOMENTO FELICE: il sapore forte e dolciastro del Pimms fresco in mezzo al sole.

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Days 91 – 92 – “Go ahead and smile.”

Gli ultimi due giorni sono stati piuttosto “sociali”, se così si può dire.
E sì, si può dire perché è il mio blog e l’ho deciso io. u_u
Venerdì pomeriggio, al playground con uno dei mostri, ho incontrato per caso una delle tedesche che non vedevo da tempo, così ne abbiamo approfittato per aggiornarci sulle rispettive vicende lavorative e non, scoprendo di condividere le stesse incertezze riguardo determinati argomenti.
Mal comune mezzo gaudio, giusto?

Ieri, invece, è stato un giorno storico.
Dopo circa tredici anni di amicizia telematica, ho incontrato finalmente di persona una delle donne più fighe dell’universo, colei che ha millemila sosia in giro per il mondo (tra cui Dita Von Teese, non so se mi spiego.).
Ci siamo trovate a Liverpool Street, nonostante la folla, ed è stato stranissimo e del tutto naturale allo stesso tempo.
(E sì, anche lei si è aggiunta a quelli che, incontrandomi per la prima volta, esclamano: “Come sei piccolina!“.)
Dopo aver aspettato un altro amico comune che, come al solito, si è presentato in ritardo, ci siamo persi un paio di volte a Shoreditch, prima di trovare una piccola galleria d’arte dove c’era una mostra di fotografie scattate in metropolitana.
Piccola davvero, infatti eravamo fuori nel giro di pochi minuti.
Increduli per il sole splendente, abbiamo optato per un giro a Southbank, dove il Festival of Love offre decine di iniziative interessanti per tutto il mese.
La cosa che ci interessava di più, però, era sicuramente… il gelato gratis!
Grazie all’iniziativa “80 scoops”, c’era la possibilità di scegliere tra una ventina di gusti più o meno particolari, associati ad un Paese e, volendo, di inventarsene uno nuovo per la propria Nazione, partecipando ad un concorso che… bla bla bla, datemi il mio gelato!
La fila era un po’ lunga, il gelato un po’ poco, ma ne è valsa la pena!
Foto sceme per immortalare la giornata, saluti in stazione alla bella e via, io e D. siamo rimasti a vagare ancora per un po’ tra mostre hipster di dubbio gusto e musicisti di strada, finché non abbiamo deciso di buttarci in un prato a riposare.
Ecco, un paio di metri più in là, c’era questo gruppo(ne) di ragazzini darkettoni-emo-alternativi intenti a ballare scompostamente su musica che conosco bene, facendosi scherzi a vicenda e sfoggiando un look che mi è stato caro in tempi andatissimi.
Li guardavamo e ci rendevamo conto ogni istante di più delle seguenti cose:

  • noi ci conciavamo così tipo 12 anni fa e quel look non è cambiato di una virgola, da allora;
  • eravamo ridicoli;
  • ora ci sembrano un po’ ridicoli anche loro, ma con tenerezza, ché a quell’età va bene (quasi) tutto, in fondo;
  • le ragazze sono SEMPRE decisamente più fighe dei ragazzi, anche conciate così;
  • i ragazzi carini sono veramente rari, nel mondo, ad ogni età. Il che è un’ingiustizia bella e buona;
  • siamo diventati vecchi.

Dopo un panino francese ed una birra schifosamente tiepida, abbiamo passeggiato lungo il Tamigi fino all’arrivo della pioggia improvvisa che ci ha costretti a rifugiarsi sotto dei portici, a parlare di tutto, di quanto siano cambiate le cose, di quante esperienze stupidissime abbiamo fatto fino ad oggi, di quanto potrebbe essere grandioso o terribile il futuro.
Di quanto non ce ne freghi proprio niente, finché faremo quello che ci rende liberi, sereni, felici.

I MOMENTI FELICI: scoprire di avere la serata libera e decidere di trascorrerla in solitudine./Le risate con gli amici di sempre.

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Day 90 – Over the hill.

Tra 9 giorni sarò in ferie.
Tra 9 giorni saluterò un’altra amica che, forse, non rivedrò.
Tra 9 giorni sarò al day 99, sull’orlo della fine di questa piccola impresa, ed avrò collezionato molto più di 99 momenti felici, e sarò pronta a raccoglierne altri, in ogni sfumatura di questo viaggio indefinito che è la mia vita, da sempre.
Oggi, però, voglio solo restare a letto, ascoltare la pioggia, galleggiare in quello che ho.

IL MOMENTO FELICE: le prime pagine di un nuovo libro.

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Days 84 – 85 – 86 – 87 – 88 – 89 – Happier.

Stamattina mi sembra un luogo lontanissimo.
Come se fossi tornata qui, a questa scrivania, da giorni e non solo da poche ore, tutto sommato.
Sento ancora il tepore delle mani strette, se chiudo gli occhi, ma devo riaprirli subito, per non lasciarmi andare alla stanchezza.

Venerdì è finito il Summer Term, così ci è voluto poco prima che la prof trascinasse me e le compagne di corso a prendere un drink al nuovo pub all’angolo, abbandonando l’aula e le scartoffie.
Ho avuto i risultati del primo esame, tra l’altro.
E insomma… un po’ mi si è gonfiato il petto d’orgoglio, quando la prof ha specificato “…il voto migliore di tutto il corso!”, lo confesso.
C’è ancora un bel margine su cui lavorare, ma è stato un buon inizio.
Dopo corse inutili dovute a malintesi lavorativi ed un pomeriggio di cui non si vedeva il fondo, ho preso lo zaino e mi sono trascinata fino ad Acton, di fretta, fregandomene del caldo e della pioggia.
M. era lì, col suo sorriso migliore e quegli abbracci rassicuranti che sanno di Casa, ovunque.
Avevamo prenotato una stanza al piano superiore di un pub e non è stato difficile trovare il posto giusto, così abbiamo lasciato lì le nostre cose e di nuovo fuori, in ritardo pazzesco per la festa d’addio della prima amica trovata qui.
Il luogo d’incontro era un locale cubano a Waterloo, pieno di gente come non mai, con brutta musica (secondo il mio gusto personale, ovviamente.), afa insopportabile e mojito fantastici.
L’atmosfera era allegra e rilassata, c’erano tutte le mie conoscenze degli ultimi mesi ed un sacco di altra gente inspiegabilmente socievole che ho potuto sopportare di buon grado solo perché l’umore era parecchio alto.
Salutare la festeggiata è stato strano, ancora non realizzo del tutto l’idea di non averla più come vicina di casa, nonostante ci siamo frequentate solo per poco tempo.
E’ che qualcosa mi dice che non la rivedrò mai più, alla fin fine, ed è triste.
Il notturno per tornare in albergo ha attraversato la città in lungo e in largo, costringendoci a starcene appollaiati sui sedili scomodi tra ubriachi e turisti per milioni di fermate, stanchi morti entrambi, ma felici.

IL MOMENTO FELICE: addormentarci insieme.

Per iniziare alla grande il lungo weekend da turisti, abbiamo dato fondo ad un gigantesco piatto di English breakfast e poi via verso Baker Street, per fare un saluto a Sherlock Holmes ed al vicino negozio dedicato ai Beatles (continuo a chiedermi dove io lo abbia portato, nel 2009, dato che non aveva visto una marea di cose classiche che si visitano come prima cosa quando si mette piede in questa città… mistero!), per poi dirigerci sotto la pioggia al Barbican Centre per la Digital Revolution che, ovviamente, era al completo e allora amen, abbiamo ripiegato sul Museum of London.
C’è stato anche un mezzo pensiero di andare a prendere un drink ad uno dei super posh locali all’interno dello Shard, ma abbiamo rinunciato quando ci siamo resi conto di avere l’aspetto di due barboni.Ci siamo “accontentati” della St Paul Cathedral, delle panchine a forma di rivista sparse per le strade, del Globe Theatre di Shakespeare, del tramonto affacciato sul Tamigi, passeggiando lentamente sul Tower Bridge e immaginando di essere a Gotham City.

IL MOMENTO FELICE: fermarci a metà del Millennium Bridge per raccogliere la Bellezza di entrambi i panorami.

Uno psicologo vuoi non portarlo a visitare l’ultima casa di Freud? (Nonostante M. sia un Analista Transazionale, quindi TUTT’ALTRA storia, ma non è questo il punto.)
L’abbiamo trovata in zona Finchley Road, in una bella strada residenziale, perfettamente tenuta come una volta, con il famoso divano e centinaia di interessanti oggetti appartenuti a lui ed alla figlia.
Avendo ancora ore di sonno arretrate, ho pensato di andare a ricaricare le batterie in un parco.
E pochi parchi possono raggiungere lo scopo come Hampstead Heath, con la vista spettacolare della città da Parliament Hill e gli aquiloni colorati a far da sfondo al paesaggio selvaggio.
Abbiamo rubato qualche raggio di sole indovinando i contorni dello skyline, fino a sera.
Poi dritti verso il Kopparberg Urban Forest a Dalston, un festival organizzato in un piccolo parcheggio, con cibo ed atmosfere svedesi ed un sacco di nomi interessanti in cartellone, fino a fine mese. (Per chi è da quelle parti: FATECI UN SALTO, ne vale davvero la pena. Atmosfera piacevole, buon sidro di ogni tipo, buon cibo a buon prezzo, bella struttura al coperto. Ci tornerei a sentire l’acustico di Billy dei Subways, ma quel giorno sarò fuori città, sigh.)
Giusto in tempo per evitare un temporale epico, tra l’altro.
Non avevo mai sentito i Cold Lake e me ne sono innamorata, mi hanno convinta dalle primissime note, la cantante-tastierista è UGUALE a Debra Morgan (un cesso immondo, per intenderci, certo. ❤ ) e il batterista-cantante è un gran personaggio, molto carismatico.
Si sono guadagnati una fan, senza dubbio.
Al secondo posto in scaletta, un duo acustico di ragazze dalle voci sognanti, ma che hanno un po’ abbassato il tono della serata, a mio avviso.
Ma un’altra occasione gliela darei lo stesso, magari in un contesto un po’ più adatto.
Infine, chi stavo davvero aspettando con ansia: LUCY ROSE!
Proprio lei, la biondina dalla voce magnifica che si è guadagnata un sacco di posti nella mia FALLing Playlist, era lì, di fronte a me, dopo tutti questi anni a guardare i suoi video Autunnosi su YouTube.
Bellissima e semplice, con un sorriso timido ed i movimenti nervosi, saltellava sul palco come un folletto ed io cantavo ogni canzone insieme a lei, ché le mie preferite me le ha regalate tutte.
Sono andata a parlarle, a fine concerto, ed un paio d’abbracci se li è meritati tutti, mentre M. provava a far funzionare il mio telefono per la foto-ricordo di rito.
Telefono che sto meditando di gettare all’inferno prossimamente, a proposito.

IL MOMENTO FELICE: Cantare “Night Bus” ad un metro da Lucy e sentire il magone che provo ogni volta che l’ascolto da sola per le vie della città.

Poiché non ci andava di ritentare la sorte al Barbican Centre, abbiamo optato per il Science Museum, dove M. ha potuto dar sfogo alla sua passione per lo spazio e le invenzioni, mentre io mi divertivo a premere pulsanti e girare manopole a caso, come il resto dei bambini presenti.
Una tappa a Covent Garden non poteva mancare, con spettacoli di artisti di strada e rituale treat alla Cupcake Bakehouse annessi, ovviamente.
Poi via tra i vicoli di Soho fino a Tottenham Court Road e la vicina Denmark Street, dove abbiamo esplorato ogni singolo negozio di strumenti musicali da cima a fondo.
Ecco, adesso lo dico così diventa reale: ho deciso di comprare un ukulele.
Sì, sono seria, voglio un ukulele.
Io che alla chitarra metto insieme due accordi in croce a stento e non prendo in mano un basso da due anni, se non per portarlo da una casa all’altra (maledizioneammè.), ho deciso di tentare la strada del più pratico e semplice ukulele.
Soprattutto perché ne ho visto uno rosa, sì, lo confesso, e allora??
Inutile che mi giudichiate, tirerò fuori pezzi talmente fighi che vi faranno rimpiangere queste risate che mi rivolgete adesso, maledetti!
Comunque no, non l’ho ancora comprato, anche se M. mi incitava in tutti i modi, assolutamente convinto che fosse una buona idea.
Mi sa che non è lui quello sano, tra i due.
Obbligatoria Guinness al 12 Bar con sottofondo di soundcheck di una ragazza che sembrava in gamba (e che abbiamo illuso, assicurandole che saremmo tornati per il concerto, quella sera. Mai più rivista, inutile dirlo.), poi cena insana da SubWay, non sia mai si perda qualche etto dopo le camminate, eh!

IL MOMENTO FELICE: rivederlo interessato a FARE musica, dopo tutto quello che è successo.

Svegliarsi ed avere all’improvviso 30 anni deve fare effetto.
Per cui, ho simpaticamente additato il povero birthday boy chiamandolo vecchio per tutto il giorno, giusto per dimostrare la mia solidarietà.
Un giro veloce al Natural History Museum (per me era la terza volta, eppure noto sempre qualcosa che mi era sfuggito in precedenza) e poi finalmente l’ho portato a Wandswarth, nella mia zona, dove gli ho mostrato casa mia ed ho tirato fuori i 30 regalini scelti apposta per lui negli ultimi due mesi.
Ci è rimasto secco, non finiva più di spacchettare e ridere per tutte le stupidaggini che ho trovato.
Gli ho anche presentato la capa ed i marmocchi che lo guardavano incuriositi, neanche fosse un alieno.
Siamo riusciti a far entrare il bottino in valigia ed abbiamo usato i pounds che il tizio dell’albergo ci ha scontato dal prezzo della stanza al momento del check out (così, gentilezze gratuite: God bless UK!) per una buona cena di compleanno da Ed’s Diner, un ristorante in stile anni ’50 che adoro.
L’ho costretto ad indossare una gigantesca spilla lampeggiante col numero 30 ed a farsi versare la sua bibita in un boccale che recita “30 is the new 21”, giusto perché fosse chiaro a tutti di avere davanti il festeggiato.
Avevamo anche la torta di compleanno e le candeline (anche quelle formavano la scritta “YOU’RE OLD”… quanto posso essere simpatica?!), ma non ci sembrava il caso di tirarli fuori in un ristorante, quindi ci siamo diretti in aeroporto.
Nel frattempo, sono riuscita a perdere il mio amato impermeabile, non so come, né quando, né dove, ma ho dei sospetti.
Stansted era affollato e vivo come al solito, noi un po’ di meno, considerando i giorni intensi che avevamo addosso.
Ci siamo guadagnati un pezzo di divano da Joes e le ore sono passate un po’ più veloci tra un massaggio alle spalle, un tè, discorsi serissimi (era palese che mi stesse usando come cavia per testare le sue capacità analitiche e nel giro di pochi minuti mi sono ritrovata ad incolpare mio padre per assurde del mio presente… non potevo trovarmi un idraulico?!), un flat white ed una chiacchierata con una sconosciuta.
Abbiamo scritto libri immaginari e conquistato il mondo con band magnifiche, mangiando una buonissima torta di compleanno fragola e cioccolato bianco.
Avevo anche delle finte bottigliette di champagne con dei festoni dentro, ben 30 ovviamente, ma quando abbiamo provato ad aprire la prima, ci siamo resi conto che il botto fortissimo e la conseguente puzza di polvere da sparo forse non erano proprio l’ideale in un aeroporto internazionale, quindi abbiamo lasciato perdere.
Alle 4, ho scoperto che la maledetta Terravision  non effettua collegamenti con la città prima delle 7.15 del mattino, per cui il mio biglietto del ritorno si è rivelato perfettamente inutile.
Dopo l’iniziale senso di panico e frustrazione, ho scovato un couch della National Express e mi ci sono fiondata sopra, lasciando M. ai controlli, a malincuore.
Il viaggio è stato lungo e confuso, pieno di musica e privo di sogni.
Sono arrivata a Victoria quando era ancora tutto chiuso ed ho preso il primissimo treno per casa, dove mi sono rifugiata tra le coperte alle 6.30, con il profumo di M. ancora tra i capelli.
Alle 11.30 è ricominciata la vita normale, il lavoro, Whatsapp.
Dopo 5 giorni che hanno lasciato l’impronta leggera eppure ben visibile che abbiamo imparato a riprodurre insieme, in questi 5 anni (e rotti) di distanze e convivenze.
Averlo qui, in quest’avventura che è solo mia, ha dato un colore diverso alle cose.
Gli ho mostrato quello che è il mio mondo quotidiano, dove lui è presente in modo impercettibile, dove si perderebbe se lasciasse la mia mano.
Londra non è mai stata tanto bella.
Mai.

IL MOMENTO FELICE: cantargli “tanti auguri” a letto, a mezzanotte.

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Day 83 – “…in the sun I feel as one…”

Gli stramaledetti due giorni più caldi dell’anno (almeno a quanto dice il meteo) sono giunti, infine.
Cioè, questo è stato il primo dei due, ecco.
Pare che domani possa essere anche peggio.
Domani che sarà una giornata INFINITA, senza un secondo di pausa, dalle 6.15 alle 19.45, se tutto va bene.
Domani che sarà l’ultimo giorno di scuola, almeno per questo term, e scoprirò che ho combinato al primo esame.
Domani che dovrò trascinarmi dietro un quintale di roba per mezza città, volente o nolente.

Ma non m’importa.

Perché domani è una parola bellissima.
Domani mi porterà M., qui, nella mia strana nuova vita in cui la sua assenza si nota di continuo.

IL MOMENTO FELICE: la chiacchierata serale con la piccola E., sul divano come vecchie amiche.

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Days 81 – 82 – Test the water.

Così il famoso esame è arrivato ed è passato.
Un pomeriggio lunghissimo a ripetere china sugli appunti, un paio d’ore di risposte fitte e via, tutto finito.
Come durante qualunque esame mai sostenuto nella mia vita, ho avuto momenti di “machediavoloèquesto??!”, alternati a leggere sensazioni passeggere di onnipotenza, quando la penna decideva di scorrere da sola, sicura del fatto suo.
Sono consapevole di aver scritto un paio di cavolate, ma il resto dovrebbe essere accettabile… fingers crossed!
In tutto ciò, negli ultimi giorni si parla di vacanze, spesso, e mi rendo conto di quanto tempo sia passato, di quanto siano scivolati questi mesi, più velocemente di quanto avrei mai potuto immaginare.
Ho idee contrastanti, riguardo le settimane di ferie che si avvicinano a grandi passi.
Resto in Inghilterra? A Londra o mi sposto? Vado in Francia? Torno in Italia? Ma in Italia DOVE?
And so on.
Ho tra le mani una serie di varianti impossibili da determinare con sicurezza, al momento, ma con cui mi piace giocare.
Ieri ho ricevuto messaggi interessanti dalla mia ex capa.
A quanto pare, la mia mancanza si avverte, in quel posto che ho tanto amato.
A quanto pare, certe porte potrebbero non essere del tutto chiuse.

I MOMENTI FELICI: la fine di un buon libro./Organizzare un itinerario mentale per l’arrivo di M.

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Day 80 – “Where is my mind?”

In teoria, sono bravissima.
In un sacco di cose.
Sono la prima della classe, sulla carta.
E’ la pratica che mi frega.
Quando si tratta di essere concreti, subentra l’incertezza, l’eco sbiadita in fondo ai pensieri che mi ricorda quanto sarebbe grave fallire.
I lunedì sono posti difficili da abitare, quasi sempre.
Hanno soffitti di nuvole spesse e pareti afose, senza indizi a cui aggrapparsi prima del lancio.
Ti saltano veloci sulla pancia e sono già oltre, già passato.
Ma quell’unico istante è così pesante da schiacciare le difese, lasciandoti stordito e vulnerabile fino a sera.
E’ la sera che porta i suoi contorni, le labbra che disegnano giornate lontanissime, quei capelli anarchici, gli occhi di miele.
La sera me lo poggia a portata di bacio e poi mi ricorda, crudele, quanti mondi ci siano da attraversare, prima di averlo sul serio.
Sono impaziente, distratta, affamata, mentre ricordo a me stessa che questo viaggio finirà nello stesso letto da cui è iniziato, dopotutto.

IL MOMENTO FELICE: salire all’ultimo piano della casa ad annusare la pioggia dalla finestra socchiusa.

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