New music for strange days.

Queste ferie non sanno di ferie, è questo il punto.

Mi riscopro, quotidianamente, a contare sulle dita i giorni che restano, col terrore costante di averne pochi, di dover fare le cose di fretta, di dover riempire gli istanti di fatti concreti, di colori netti, di fotografie.
Ne sto scattando pochissime, a dire il vero.
Ho riscoperto la semplicità di rispondere al telefono ignorando chi sia l’autore della chiamata, ché la SIM italiana è sul vecchissimo LG rosa su cui non ho mai salvato alcun numero.
L’altro cellulare, quello che dovrebbe essere intelligente, se ne resta in silenzio a custodire conversazioni in una lingua che qui intorno non parla nessuno, così a volte dimentico lui e la sua bella fotocamera, abbandonandolo nelle mie borse di tela recuperate dagli scatoloni dell’ultimo trasloco.
Non ho visto alcun posto nuovo, nelle ultime settimane trascorse qui.
Ho lasciato che le mura di Casa mi riparassero dai temporali e custodissero le note che, finalmente, mi sono decisa a registrare.
Ho 3 pezzi pronti, un altro a metà, l’ultimo ancora tutto da costruire, ma questo fantomatico EP che rimando da anni sta DAVVERO per vedere la luce, e stavolta non m’importa.
Non m’importa degli errori, della voce che si spezza, del pianoforte un po’ fuori tempo, dei limiti di produzione, della vergogna che, a volte, provo riascoltandomi.
Sono riuscita a spiegare ad M. come le avevo immaginate, certe chitarre soliste che io non saprei riprodurre, e senza la sua pazienza, il suo supporto, i suoi consigli, non avrei concluso un bel niente, questo è certo.
Ho scritto canzoni semplicissime, che mi fanno venir voglia di correre tra i fiori di campo che ho accarezzato qualche giorno fa, in una rara giornata di sole, ma voglio postare la più triste di tutte, qui.
Perché è l’unica che sia nuova, quella che è nata proprio lì, in campagna, appena quattro giorni fa, dopo una telefonata difficilissima che a fatica sono riuscita a gestire in modo adulto, strattonata com’ero dalla me quindicenne tornata a galla in tutte le sue insicurezze.
Non è una bella canzone, non è complessa né originale, ma è la risposta più sincera che io sia mai riuscita a dare alla persona che l’ha ispirata, senza saperlo.

Queste ferie non sanno di ferie, è questo il punto.
Sanno di Vita Vera. Quella che ho SCELTO.

 

 

Phone

(P.S.: Idee/suggerimenti/spunti per il titolo dell’EP??)

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Categorie: Beyond, Imagine, Ordinary li(f)e | 7 commenti

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7 pensieri su “New music for strange days.

  1. Mi piace molto la canzone!

  2. “Queste ferie non sanno di ferie, è questo il punto.
    Sanno di Vita Vera. Quella che ho SCELTO”.

    questa chiusura profuma di saggezza. ma quella saggezza buona, “figlia” dell’esperienza, delle ginocchia sbucciate, e delle lacrime asciugate. dovremmo nutrirci solo di questo genere di saggezza. credo sia il più efficace anti-età 🙂

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