Day 34 – Socially.

La cosa che mi dà parecchio fastidio è che non ho ancora conosciuto persone inglesi, se ci penso.
O meglio, non inglesi miei coetanei, ecco.
Continuo ad imbattermi in un sacco di gente proveniente dai più svariati Paesi del mondo intero, ma nella mia Londra non ci sono ancora inglesi.
Dopo le 6 del pomeriggio, ogni pub è pieno zeppo di autoctoni accompagnati da un boccale di birra, ma non è proprio nel mio stile intavolare conversazioni casuali con sconosciuti che magari cercano solo un po’ di relax dopo il lavoro.
Suppongo che dovrò affidarmi al caso, come sempre.
E’ che io sono proprio impedita nell’ambito delle relazioni sociali, in fondo.
Sono piuttosto brava a fingere di sentirmi a mio agio in mezzo a persone che non conosco, ma dopo qualche minuto tendo ad isolarmi, se proprio non trovo una testa simile alla mia nel mucchio.
Ieri, ad esempio, la scuola aveva organizzato una serata per studenti ed insegnanti prenotando addirittura l’intero piano superiore di un pub molto carino in zona Clapham Common.
Compiendo un enorme sforzo dopo una giornata molto faticosa, ho deciso di andarci, per poi pentirmene immediatamente appena arrivata sul posto.
Non c’era nessuno dei ragazzi della mia classe, solo facce nuove, a parte la prof.
Si erano già formati dei gruppetti e sinceramente non avrei saputo in quale provare ad inserirmi e, soprattutto, COME.
Proprio quando stavo per ordinare un litro di vodka in cui annegare la mia incapacità sociale, è spuntata la ragazza tedesca con cui ho socializzato qualche lezione fa, insieme ad un’altra conterranea con cui sono uscita un paio di volte.
La serata è stata divertente, ma alla fine dei conti non ho conosciuto nessuno, come temevo.
Voglio dire, non è così automatico avvicinarsi a qualcuno e cominciare a chiacchierare di nulla, ecco.
O forse sono proprio negata io?

IL MOMENTO FELICE: la foto della buonanotte.

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Categorie: Ordinary li(f)e, TheLondonAdventures | 4 commenti

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4 pensieri su “Day 34 – Socially.

  1. Non temere, non è una tua mancanza, è proprio uno dei difetti della grande città per eccellenza: milioni di persone, milioni di persone autoctone che camminano da sole: se non sei collega di, amica di e via dicendo, o non sei super estroversa (perchè solo estroversa a volte non basta) la fatica a socializzare con loro cresce esponenzialmente.
    (Io avevo più conoscenze autoctone che altro solo per via del mio tipo di lavoro)
    Coraggio! 🙂

    • Beh, ma il problema non sono gli inglesi, poverini, è proprio che io sono un pochino misantropa, in realtà.
      Voglio dire, se me ne sto per i fatti miei e si avvicina qualcuno per attaccare bottone (cosa che mi accade spessissimo, ovunque), il 90% delle volte il mio cervello reagisce con istinto omicida, mi sento terribilmente irritata ed invasa e non me ne frega niente di socializzare.
      Poi c’è quel 10% di volte in cui, invece, sono ben disposta e mi metto a chiacchierare neanche fossimo amici d’infanzia.
      Quindi, partendo da questo presupposto, sono la prima a tenermi alla larga dalla gente, di qualunque nazionalità. 😛
      E’ anche verissimo, come dici tu, che il contesto aiuta parecchio, infatti è proprio per il contesto in cui lavoro e studio che sto incontrando solo stranieri, uff.

  2. Io un tempo ero brava nelle conversazioni random al bar, ma a Londra non ho mai tentato, non so come potrebbero reagire e soprattutto sarei in imbarazzo :S

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