Casi umani. – Episodio 1.

Tra un “pensiero da viaggio” e l’altro, oggi, tornando a casa dopo il lavoro, sono approdata ad un ricordo che, sinceramente, avrei volentieri rimosso.
Mi è tornata in mente una persona… no, mi correggo, UN PERSONAGGIO, che non fa più parte della mia vita da ormai molto tempo.
Grazie al cielo, aggiungerei.
Così, mi sono messa a fare un bilancio della gente improbabile con la quale ho avuto a che fare nel corso degli anni, selezionando solo per voi i migliori in una rubrica dal titolo “CASI UMANI”.
Ed ecco, di seguito, l’episodio pilota:

  • L’ORSACCHIOTTO DARK (come lui stesso amava definirsi).
    Era il lontano 2003 e una delle mie migliori amiche stava portando avanti, da mesi, una platonica relazione telematica con un tizio che, sulla carta, sembrava essere perfetto per lei.
    Giunto il giorno del fatidico incontro tra i due, lui le comunicò che sarebbe arrivato al nostro paese (viveva in un altro posto, n.d.r.) insieme ad un amico, così fui costretta ad entrare in scena io, come intrattenitrice di quest’ultimo.
    All’epoca ero una persona molto più tollerante, ingenua e socievole, rispetto ad oggi, per cui la mattinata passò senza apparenti intoppi, tra una chiacchiera e l’altra.
    Nonostante il tizio si fosse portato dietro una chitarra classica con la quale sapeva suonare solo “More Than Words” degli Extreme e continuasse a fissarmi insistentemente raccontandomi aneddoti banali e noiosi riguardo la sua fantomatica etica da metallaro duro e puro.
    Mi chiese il numero di telefono ed io, senza minimamente sospettare delle sue intenzioni, glielo concessi con tranquillità, pensando di aver trovato un nuovo amico. (Mi rimangio quanto detto poco sopra: non ero ingenua, ero proprio idiota.)
    Seguirono settimane di continui sms, chattate piene di emoticon e telefonate lunghissime.
    Un giorno, avendo lasciato il cellulare chissà dove, non risposi per un po’ ai suoi messaggi… così pensò bene di chiamare a casa dei miei, cercando il numero sull’elenco! O_o
    Fu allora che iniziai (finalmente!) a farmi qualche domanda e fargli qualche appunto sulla sua inappropriata insistenza.
    Saltò fuori che il suo amico (che alla fine non concluse nulla con la mia amica, ma sono ancora oggi molto uniti.), prima del famoso viaggio, gli aveva già parlato di me, mostrandogli delle foto (internet è IL MALE, l’ho scoperto allora e continuo a sostenerlo.) e passandogli le poche informazioni sul mio conto che aveva carpito dalle conversazioni con la mia amica.
    E che lui, ovviamente, “mi amava”.
    Vorrei ancora ripetere che, a quei tempi, avevo le capacità intuitive di un comodino e pensavo che il mondo fosse popolato da fate e folletti, quindi mi limitai a dirgli, gentilmente, che non potevo ricambiarlo, anche perché non ci conoscevamo per niente.
    Ma lui non si fermò di fronte a questo.
    “Ho capito tutto di te dal modo in cui ti siedi. Sei una persona molto sensibile, generosa e davvero matura.” (cit.)
    Aprì un blog appositamente per scrivere “poesie” sul mio conto, dedicandole “al colore verde” (chi conosce il mio nome, può comprendere la tristezza infinita di questa cosa.) e continuò a cercarmi sempre e comunque, progettando il nostro prossimo incontro, nonostante io cercassi di fargli capire che non mi interessava affatto.
    Provai perfino ad inventarmi un fidanzato, ma non bastò, così smisi di rispondere alle sue telefonate, lo cancellai da MSN e cercai di sparire.
    Fino alla sera in cui accadde il dramma.
    Stavo andando al cinema con le mie amiche e lui aveva già provato a chiamarmi duecentoquarantamila volte circa.
    Ad un certo punto, senza preavviso, una delle ragazze mi strappò il cellulare di mano e rispose, URLANDO qualcosa tipo: “Ma basta! Bastaaa! Non l’hai capito che non vuole parlarti?? Non l’hai capito che hai rotto?? Non ti vuole! Non-ti-vuo-le! Ma vaffanculo!”, mentre lui tentava di costruire una frase di senso compiuto, TRA LE LACRIME.
    Ero sconvolta e sollevata, non sapevo se ridere o sentirmi in colpa per il povero maniaco.
    Non mi chiamò più, naturalmente.
    Ma continuò a scrivermi.
    “Mi hai rovinato la vita! Sei un’insensibile, un’egoista, una bambina! Mi hai conficcato una lancia nel cuore!”
    A quel punto ero ormai esausta e volevo che morisse, infatti la mia unica risposta fu: “Intendi l’auto?”.
    Non si fece mai più vivo, inutile dirlo.
    Litigò a morte anche con il suo amico che, giustamente, lo accusò di essere uno psicolabile (come lo chiamavano tutte le mie amiche) e si scusò infinite volte con me per l’assurdo accaduto.
    Grazie al potere di facebook, ho recentemente scoperto che costui è diventato un bravo violinista, ha perso circa cinquemila chili (sì, perché era anche bellissimo, naturalmente.) ed ha una fidanzata molto carina.
    Spero si sia anche fatto curare.

Il primo episodio della mia nuova ed interessantissima rubrica è concluso, ma vi assicuro che ce ne saranno degli altri, anche più entusiasmanti di questo.
E tutti tristemente reali.
Alla prossima, stay insane!

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Categorie: Ordinary li(f)e, Somebody told me | 9 commenti

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9 pensieri su “Casi umani. – Episodio 1.

  1. Caspita, e io che pensavo che gli/le psicolabili/e li raccattassi solo io :O

  2. V.

    Aspetto con ansia le prossime puntate!mi sono scompisciata!

  3. firesidechats21

    Le poesie “al colore verde”. Però! E io che mi credevo originale a parlare di un nome “agreste”. Non ho capito nulla, ho ancora molto da imparare 😦

    La cosa della Lancia è geniale xD

    • Dai, cosa si potrebbe mai rispondere ad uno che ha capito tutto di te “DAL MODO IN CUI TI SIEDI”?
      Sono stata fin troppo gentile, con la storia della lancia! XD

      • firesidechats21

        Scherzi? Ad esempio se sporgi un po’ il culo vuol dire che sei una persona estroversa e disposta a fare nuovi incontri 😉

        (Groupiedoll: generiamo complessi dal 19** QUALITA’ E TRADIZIONE! :D)

  4. Una Lancia nel cuore.
    Dovresti lavorare per Marchionne !

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