Mornight.

Me ne sto qui, seduta sul nostro lettone, ad ascoltare il cielo che inciampa sul mondo, rendendo scivolosa la notte.
Sono quasi le 4.00 del mattino e non riesco a chiudere occhio, solo perché tu non ci sei. O almeno, è quello che mi racconto.
C’è una ragazza, a farmi virtualmente compagnia, e trovo talmente semplice e genuino parlare con lei che quasi mi viene spontaneo chiamarla amica.
A quest’ora non so mai se pensarmi in una tardissima notte o un prestissimo mattino, così decido di restare a galleggiare con entrambe le opzioni, coniando definizioni temporali.
Se non ci fosse la pioggia, così perfetta ed ipnotica, forse avrei già ceduto alla stanchezza. Ma lei è lì, proprio a due passi da Morgan che riposa arrotolato su se stesso, e spegnere i sensi mentre lei canta mi sembra davvero scortese, ingiusto, ingrato.
Vorrei mi cullassi tra bellissime incertezze, schiacciando deciso anche l’ultimo malumore.
Osservo il temporale e mi sento lontanissima, come una fotografia in balìa del mare.
Non credo che vedrò sorgere il sole, nascosto com’è dietro a questa coperta grigissima… e allora mi domando: potrò comunque chiamarlo alba, l’inizio di domani?

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Categorie: Beyond, Ordinary li(f)e | Lascia un commento

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